Caro Enrico, rappresenti un popolo. Non buttarti via

L’altro giorno ero a letto, semidistrutto dal virus intestinale che sta decimando la città, quando ho ascoltato la dichiarazione di voto del senatore del Pdl Enrico Musso sul processo breve. Anzi, per la precisione, la dichiarazione di non voto.
A quel punto, il dolore è aumentato ancor di più. Perché credo che quella dichiarazione di voto sia stata un grandissimo errore politico. E non perché non in linea con le indicazioni del Pdl.
È già capitato in passato che il senatore Musso - ad esempio, sul caso di Eluana Englaro o sulla moschea - avesse pareri diversi da quello maggioritario nel suo partito. Ma mai mi sono sognato di dire che quei pareri erano grandissimi errori politici. Anzi, anche se quelle idee non coincidevano con le mie, le ho accolte con soddisfazione. Perché un partito dove si discuta e che non sia una caserma è un partito più ricco, più vivo, più interessante. E arrivo a dire che di Musso ce ne vorrebbero di più.
Fin dalla sua candidatura a sindaco, Enrico ha saputo dimostrare di essere uno spirito libero. E - pur con il peccato (...)
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