Casini esulta: «È finita la diaspora dei democristiani»

RomaIl passato, il presente ed il futuro degli italiani? La democrazia cristiana, il grande centro, la balena bianca. E se qualcuno all’idea lancia già un grido di terrore, come quando appare lo zombie nei film horror, c’è invece anche chi non vede l’ora di farla finita col bipolarismo e sta facendo di tutto per resuscitare Lazzaro, il partito. E in effetti con il governo Monti appena insediato sono molti gli ex dello scudocrociato che si sfregano le mani commentando soddisfatti, sottovoce, che per la prima volta dopo decenni c’è di nuovo un governo monocolore democristiano.
«Da domani nulla sarà come prima: abbiamo un governo di larga convergenza e l’effetto immediato è che si è verificata la fine della diaspora Dc», dice il leader Udc, Pier Ferdinando Casini. I nostalgici guardano con ottimismo al futuro celebrando il passato e si danno appuntamento in tanti al Tempio di Adriano per la mostra dedicata ai cinquant’anni della Dc organizzata da Pierluigi Castagnetti. Ci sono tutti. Il passato che taglia il nastro inaugurale con Arnaldo Forlani e Ciriaco De Mita. Non manca neppure Emilio Colombo. Ma anche il presente con Beppe Pisanu, Dario Franceschini, Giuseppe Fioroni, Rocco Buttiglione. Tocca al mitologico Massimiliano Cencelli (inventore della formula magica per spartire senza errori i posti di potere) osservare che «al governo di socialisti non c’è n’è neppure uno». Tra il busto di don Sturzo e il ritratto di Alcide De Gasperi si consuma un momento topico quando scocca il bacio tra Casini e Rosy Bindi. Il leader Udc attende a braccia aperte la presidente del Pd e la bacia come a suggellare un’intesa ritrovata. «È passato molto tempo da quando ci siamo separati con Pier Ferdinando - ricorda la Bindi - Oggi non è che ci siamo riunificati, questo governo non è sostenuto da una coalizione ma da forze politiche che lavorano ciascuna nella propria autonomia».
Sarà come dice la Bindi. Ma ecco che alla mostra si materializza pure Andrea Riccardi. È stato appena annunciato il suo arrivo al ministero per la Cooperazione internazionale e l’integrazione. Il fondatore della comunità di Sant’Egidio deve ancora giurare al Quirinale ma prima di recarsi al Colle sceglie per la sua prima uscita pubblica la mostra sulla storia della Dc. Quella del governo è una nuova avventura per lui? «Chissà - risponde Riccardi - forse è la vecchia che continua», riferendosi al suo impegno per la Comunità certo ma forse, chissà, anche all’unità dei cattolici in politica.
Seduti ad ascoltare gli interventi ci sono pure Pino Pisicchio e Franco Bruni dell’Api ma non Francesco Rutelli. Certo mentre Casini si faceva le ossa in politica accanto a Forlani, Rutelli correva con Marco Pannella ma ora i loro destini si sono incrociati nel Terzo Polo e da qui, da questa alleanza, Rutelli marca la sua distanza dal Pd rispetto al governo Monti, pienamente sostenuto dall’Api. Il partito di Pier Luigi Bersani, avverte Rutelli, ha un atteggiamento preoccupante perché «potrebbe trincerarsi dietro Di Pietro» e mettere i bastoni tra le ruote di Monti. Così facendo, insinua Rutelli, il Pd prenderebbe tre piccioni con una fava perché dopo aver allontanato dalla scena Berlusconi e messo in difficoltà Monti, arriverebbe alle elezioni anticipate senza passare dalle primarie.

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