La famiglia nel bosco non è più nel bosco e non è più nemmeno una famiglia. I bambini vivono ancora separati dai genitori, e questi ultimi saranno sottoposti a perizia psichiatrica.
È evidente che sullo stile di vita neorurale e radicalmente ambientalista si può dissentire. Ovviamente, poi, ci sono leggi e regole da rispettare e laddove siano violate è dovere dello Stato intervenire, innanzi tutto a tutela dei minori. Ma quello che è al fondo del dibattito che coinvolge l'Italia non sono tanto gli standard di igiene o apprendimento dei Trevallion, piuttosto quale idea abbiamo oggi di famiglia.
Se è certamente giusto mettere su un piatto della bilancia elementi importanti come la salute, la socialità e la scolarizzazione, lo è, perlomeno nella stessa misura, considerare il trauma che l'allontanamento dai genitori inevitabilmente comporta per ogni bambino. E la frequenza con la quale la sottovalutazione di questo danno si verifica, ci porta al cuore della questione. Gli ultimi dati attendibili raccontano infatti di una media di 23 minori collocati ogni giorno fuori dall'ambito familiare: sono però cifre che risalgono al 2019, e proprio per aggiornare in maniera efficace tempi e metodi della raccolta dei dati su questo tema c'è al Senato un disegno di legge del governo, già approvato alla Camera.
Più di 20 allontanamenti al giorno segnalano che la scelta oggi più facile, e spesso la più adottata, è la separazione dei bambini dai genitori. Bisognerebbe invece, di fronte alle fragilità, aiutare in ogni modo i nuclei familiari, sostenerli, accompagnarli, non separarli con una pervicacia che a volte, non so se per convinzioni ideologiche, per corporativismo o per entrambe queste ragioni, sembra rasentare l'accanimento.
La verità è che sulla famiglia si gioca oggi la riproposizione del mito fallimentare del paradiso in terra. Il fatto, però, è che le famiglie perfette non esistono. La famiglia è invece la più perfetta manifestazione dell'imperfetta umanità.
Quel perfettismo utopico e pianificatorio che nel Novecento ha prodotto in tante parti del mondo spaventose sofferenze, col nuovo millennio ha cambiato volto e obiettivi, esercitandosi su un nuovo terreno, quello antropologico, camuffato spesso da conquista di diritti, e puntando a intervenire sulle relazioni umane essenziali. E ciò che sfugge all'ordinarietà, se si manifesta sotto forme non classificabili secondo i canoni ideologici prevalenti, diventa materia da perizia psichiatrica.
Come ha ricordato in un bellissimo intervento Susanna Tamaro, "il mito della perfezione è un'affiliazione del mito della tecnica: non c'è niente di misterioso nella vita, non esiste nessuna luce diversa da quella delle cose che funzionano secondo il programma del manuale".
Nelle stesse settimane in cui sono stata incaricata di guidare il ministero per la Famiglia, è uscito il libro in cui racconto la mia famiglia radicale e assai eccentrica, che ho profondamente amato. Alcuni si sono chiesti come potessi io sostenere la famiglia dopo aver vissuto in un ambiente così poco comune e per alcuni tratti disfunzionale. Ma quella era la mia famiglia, il legno storto sul quale ogni persona cresce come un ramo a sua volta un po' storto e un po' rigoglioso, ma sempre e comunque unico.
Il male da cui dobbiamo guarire la nostra società è forse questo strisciante rifiuto dell'imperfezione umana. La sostituzione dell'aiuto con la "rieducazione", e delle relazioni familiari con l'invadenza statale. Perché altrimenti, quando l'imperfezione chiede il conto, la risposta di fronte alla malattia inguaribile diventa eliminare il malato, il rimedio di fronte alla disabilità è impedire che nascano disabili, la soluzione per chi è fuori dagli schemi è trascorrere il Natale con una famiglia smembrata.
Tutto questo significa evitare di assumersi le responsabilità che spettano a chi amministra una comunità? No: significa semplicemente mettere davvero la persona al centro, senza pretendere di imporre criteri di vita, modelli uniformi e indiscutibili.
Un Uomo, circa duemila anni fa, ha detto "il sabato per l'uomo e non l'uomo per il sabato". È quello che umilmente vogliamo cercare di realizzare, per quello che possiamo.* Ministro per la Famiglia e le Pari Opportunità