Caso Penati, i Pisapia-boys processano il Pd

Ne ha abbastanza anche la base, che si inserisce nella diatriba virtuale tra Pd e «popolo arancione» per dire basta, rimboccatevi le maniche. «Questo continuo parlare di partiti, chi è più bravo e chi no, ci ha portato a una mancanza di opposizione per anni, voglio vedere i fatti, ok?». Messaggio firmato sotto un post di Stefano Boeri, l’archistar assessore alla Cultura della giunta comunale che sceglie sempre più spesso il suo profilo facebook per sfogarsi o lanciare educate invettive contro sindaco e colleghi (ad agosto hanno tenuto banco le polemiche sulle deleghe Expo). Ieri a tre mesi dalle comunali è tornato di attualità il derby tra Pd e arancioni sulla vittoria: ad aprirlo è l’assessore al Commercio Franco D’Alfonso, uno dei paladini del movimento civico per Pisapia.
L’inchiesta Penati ha mandato in cortocircuito il Pd milanese e ha travolto come uno tsunami la maggioranza in Comune: prima lo scontro tra i Democratici e l’Idv, «colpevole» di aver sollevato il caso Maran avendo chiesto dei chiarimenti sulle deleghe ai Trasporti assegnate al giovane pupillo dell’ex sindaco di Sesto. D’Alfonso in un’intervista ad Affaritaliani.it non usa mezzi termini per marcare la distanza da Penati e sminuire il ruolo del partito nella conquista di Milano: sostiene che «Penati usava la logica del ceto politico e del gruppettino, la campagna che abbiamo condotto per Pisapia è stata diversa perchè il movimento arancione è un movimento “di scopo”, ci siamo ritrovati sull’obiettivo di governare Milano e non esistono gruppettini». Rimarca che Penati «fino alla fine delle primarie sosteneva Boeri» e poi «i suoi candidati, uno dei quali era Maran, si è dedicato molto alla lista del Pd, si preparava alla sconfitta e gli interessava la composizione del gruppo consiliare» quindi ha contribuito solo «indirettamente alla candidatura di Pisapia, non pensava che avremmo vinto». Affittopoli al Pat e le 4mila persone radunate al Dal Verme lo scorso febbraio, «operazione di Piero Bassetti» «e apertura ad un certo tipo di borghesia» hanno «fatto capire anche a qualcuno del Pd che si poteva vincere». Pd che con lo scandalo Penati è «un progetto ad alto rischio, deve avere la capacità di rispondere ma quella del mariuolo, quella dell’io non c’ero e se c’ero dormivo non è certo quella giusta». E la portavoce di Milano Civica Cristina Jucker sottolinea che il movimento arancione «segue strade alternative rispetto al passato, cercando di porre al centro gli interesse collettivi, anziché quelli pur legittimi di parte». Boeri ribatte su Facebook: D’Alfonso «è un ottimo assessore, un collega di giunta intelligente e affabile» ma «non condivido quanto dice sul rapporto tra "movimento" arancione e Pd. Prima di dire che al Dal Verme il Pd era "freddo" dovrebbe risentire il mio intervento. E sbaglia anche a non capire che il Pd, come movimento di cittadini e idee, non solo come partito o come somma di Leader, è stato il cuore e il motore della vittoria di Giuliano Pisapia; come dimostrano i risultati elettorali..O no?». Anche se «il Pd che vogliamo è più forte del Pd che viviamo ora».
Nel clima da tutti contro tutti, oggi alle 18 il sindaco approda alla festa del Pd, prima sul palco con il coordinatore cittadino Roberto Cornelli, la capogruppo comunale Carmela Rozza e Concita De Gregorio, poi a cena con il popolo democratico. Dopo l’abbraccio riparatore tra Pisapia e il commissario cittadino dell’Italia dei valori Stefano Zamponi due sere fa alla festa di Sel, ieri il leader Antonio Di Pietro ha puntualizzato che «nella lotta alla corruzione l’Idv non fa sconti a nessuno». Neanche la Lega, che sul ruolo di Maran in giunta insiste: «Non chiediamo le dimissioni a priori di nessuno ma Pisapia venga in consiglio a dare spiegazioni - ribadisce il capogruppo Matteo Salvini -. Per ora assistiamo al fatto che si stanno massacrando fra loro». Affonda anche il Pdl Riccardo De Corato: «Maggioranza in stato confusionale, è già alla frutta».

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