A cena con Napolitano Stretta di mano storica tra Barack e Gheddafi

Il Cavaliere stravolge il cerimoniale e cambia i posti per la cena. Poi la doppia stretta di mano fra il presidente Usa e il leader libico

A cena con Napolitano 
Stretta di mano storica 
tra Barack e Gheddafi

L'Aquila - Metti una sera a cena, allo stesso tavolo, tutti i grandi del mondo. Il presidente degli Stati Uniti Obama a fianco del premier Silvio Berlusconi e ad un tiro di schioppo dal leader libico Gheddafi, anche lui accanto al Cavaliere, il presidente russo Medvedev e quello francese Sarkozy separati solo dal capo dello Stato italiano, Giorgio Napolitano; la cancelliera Angela Merkel. E poi ministri, alti funzionari di organismi internazionali: i 44 selezionatissimi commensali ospiti della cena d’onore nella caserma della Guardia di finanza di Coppito organizzata dal Quirinale.

È anche questo il G8 dei miracoli in corso all’Aquila, pure l’avvicinamento «fisico» tra due leader, Obama e Gheddafi, i cui Paesi sino a non troppo tempo fa erano su fronti diametralmente opposti. E invece ora i leader di Usa e Libia sono lì, Obama in giacca e cravatta alla destra del premier Berlusconi e Gheddafi in tunica rossa damascata in oro, alla sua sinistra, pronti a stringersi la mano. Obama aveva fatto sapere di non aver alcun problema a sedersi a tavola con qualsiasi leader, quello libico incluso. Ma la vicinanza a tavola tra il presidente degli Stati Uniti e il Colonnello è stata in qualche modo una sorpresa, visto che la disposizione a tavola è stata cambiata in extremis. È stato Berlusconi a stravolgere il cerimoniale facendo sedere il colonnello alla sua sinistra (dov’era previsto il presidente egiziano Mubarak) mentre alla sua destra è rimasto, come previsto, Obama. E le sorprese non sono finite, perché il presidente Usa ha stretto per due volte la mano al leader libico: prima di sedersi a tavola, per la consueta foto-ricordo e poi durante la cena quando Barack si è alzato per salutare Gheddafi.
Sono stati il capo dello Stato e il premier ad accogliere personalmente uno ad uno gli ospiti per un evento, così come tutto questo G8, all’insegna della sobrietà e della celebrazione della terra d’Abruzzo. Anche nei sapori. Agli ospiti gli chef abruzzesi dell’istituto alberghiero di Villa Santa Maria hanno proposto un menu semplice ma all’insegna della tradizione locale: pomodori tiepidi con giuncata di Rivisondoli, maccheroncini alla chitarra con ragù abruzzese - bandite, nel rispetto delle tradizioni religiose degli ospiti, le carni di maiale e di agnello - vitello in crosta di tartufo delle colline del Sangro con contorno di melanzane farcite, fagiolini al burro e patate al forno. E poi formaggi tipici e una carrellata di dessert regionali, tra cui la pizza dolce puntellata dai «sassi d’Abruzzo», mandorle glassate. Il tutto innaffiato da vini italiani, tra cui un passito doc delle Cinque Terre messo a disposizione dal senatore Pdl Luigi Grillo.

Al presidente Napolitano l’onere di fare gli onori di casa: «Grazie di essere venuti all’Aquila – ha detto il capo dello Stato nel discorso di saluto – porgo a voi tutti il più cordiale saluto della nazione che rappresento nella sua unità, come vuole la nostra Costituzione». Il capo dello Stato ha posto l’accento sull’importanza della cooperazione internazionale per superare la crisi: «Nessun direttorio di sette o di otto potenze economiche e Stati può assicurare lo sviluppo mondiale, la salvezza e il futuro del mondo».

Commenti