In questo mondo in cui basta una carezza per vedere calciatori che rotolano per terra come fossero stati investiti da un bufalo, il più sfortunato di tutti si chiama Scott Pendlebury, il giocatore più corretto del mondo che ha sporcato il suo curriculum candido solo per aver cercato di catturare un pallone. Si tratta di un campione arrivato a 38 anni senza una squalifica, e se non lo conoscete sappiate che da disputato 427 partite ufficiali senza macchia, fino appunto al momento fattaccio. Ovvero fino a quando appunto si è avventato su una palla vagante finendo per dare una spallata al mento del suo avversario, Josh Worrell. E senza neppure farlo apposta.
Risultato: Scott – che in tanti anni aveva ricevuto finora solo una multa di 2500 dollari per un colpo maldestro sul petto di un rivale - è stato squalificato per un turno per “condotta negligente e impatto medio”, e chissà cosa sarebbe successo se l’impatto fosse stato pesante. Ma questo è il calcio, anzi no, è il football australiano, uno sport che si gioca in 18 contro 18 su un campo doppio rispetto a quello dei nostri eroi, nel quale lo scopo è catturare l’ovale a tutti i costi – e non in senso astratto - per spedirlo in mezzo a dei pali custoditi da un arbitro con uno strano cappello. Tutto, per noi, un po’ bizzarro.
Soprattutto di bizzarro c’è che Pendlebury, in attesa dell’appello, l’abbia presa con ironia (“Alla mia età farò una nuova esperienza: non sono mai stato al tribunale, non so nemmeno come funzioni”) e che i fan del Collingwood (la sua squadra) l’abbiano presa con filosofia. Ma soprattutto che Worrell, dopo un momento di stordimento, si sia rialzato e abbia ricominciato a giocare.
Insomma: giocatori che non fanno scene, tifosi che non gridano al complotto e poi quel cappellino agli arbitri fa pure simpatia.E’ per cose come queste che a noi piace tanto il football. Australiano.