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Il tiramisù di Sant Ambroeus sa di primavera

La storica pasticceria milanese celebra il dolce italiano più popolare nel mondo in occasione della sua giornata mondiale che non a caso coincide con l’ingresso della stagione più bella. Una versione fedele alla grammatica più ortodossa dalla ricetta, con savoiardi intinti nel caffè intenso, soffice crema al mascarpone, una spolverata di cacao e scaglie di cioccolato fondente

Il tiramisù di Sant Ambroeus sa di primavera
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Il calendario gastronomico ormai è pieno di ricorrenze, ma poche risultano così spontanee come il Tiramisù Day, che ogni anno cade il 21 marzo. La data non è casuale: coincide con il primo giorno di primavera e celebra uno dei dolci italiani più riconoscibili al mondo, nato – almeno secondo la versione più diffusa – tra Veneto e Friuli e costruito su una combinazione elementare ma efficace di savoiardi, mascarpone, uova, caffè e cacao.

In giro per il mondo la giornata viene festeggiata con degustazioni, reinterpretazioni e perfino competizioni dedicate al dessert al cucchiaio più esportato della pasticceria italiana. Ma al di là delle varianti creative – pistacchio, nocciola, frutta o altre declinazioni più fantasiose – la versione classica resta quella più amata, un equilibrio semplice che continua a convincere generazioni di appassionati.

A Milano, uno degli indirizzi che ha scelto di celebrare la ricorrenza senza inseguire effetti speciali è Sant Ambroeus, storica pasticceria e ristorante di Corso Matteotti. Qui il tiramisù resta fedele alla grammatica originaria: savoiardi preparati artigianalmente, imbevuti in un caffè intenso, crema al mascarpone soffice e una spolverata di cacao a chiudere il tutto. A completare il dessert arrivano sottili scaglie di cioccolato fondente, dettaglio discreto che aggiunge profondità aromatica senza alterare la struttura del dolce.

Servito nelle sale eleganti del locale, il tiramisù diventa quasi un gesto quotidiano: un dessert che conserva il carattere domestico della ricetta tradizionale ma lo inserisce in un contesto più formale. L’idea è quella di un classico riconoscibile, calibrato sulla leggerezza più che sulla spettacolarità, in linea con lo stile di una casa che ha sempre lavorato sulla continuità più che sulla rottura.

La storia di Sant Ambroeus parte nel 1936, quando due pasticceri aprono un caffè a pochi passi dal Teatro alla Scala, scegliendo come nome quello del patrono di Milano nella sua versione dialettale. In breve tempo il locale diventa uno dei punti di ritrovo della città: cappuccino e cornetto al mattino, panini e piatti semplici a pranzo, una cucina milanese elegante la sera.

Nel corso dei decenni il marchio attraversa varie fasi proprietarie, ma mantiene il proprio ruolo nel tessuto cittadino. Negli anni Ottanta arriva anche l’espansione internazionale, con l’apertura del primo ristorante a New York, su Madison Avenue, che segna l’inizio di una presenza stabile oltre oceano. Più recentemente, dopo il passaggio al gruppo SA Hospitality e una ristrutturazione importante, lo storico indirizzo milanese ha riaperto nel 2022 riportando il marchio alle sue radici.

Nel frattempo il tiramisù continua a fare quello che fa da mezzo secolo: mettere d’accordo tutti.

Ed è forse questo il motivo per cui il 21 marzo, tra iniziative social e ricette reinterpretate, basta ancora un cucchiaio di crema al mascarpone e caffè per ricordare che certi classici funzionano meglio quando restano semplici.

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