Champions, grazie a Robinho il Milan scaccia gli incubi

Arsenal travolto 4-0, eurogol di Boateng, doppietta del brasiliano. Finalmente battuti gli inglesi e i quarti si avvicinano. Ibra trascinatore, si rivede Pato

Champions, grazie a Robinho il Milan scaccia gli incubi

Milano - Spezzato l'incantesimo, seppellito il tabù. Quelli del Milan sono capaci anche di questo. Di rimettere in sesto la contabilità amara delle ultime edizioni di Champions con una serata da incorniciare. Dev'essere persino piacevole attendere quattro lunghissimi anni, andare incontro a qualche schiaffo sonoro e magari anche a una mezza umiliazione, se poi è possibile guadagnarsi una rivincita così sontuosa. In soli 90 minuti, quelli di ieri sera a San Siro, il Milan ha preso a martellate l'Arsenal e si è guadagnato la qualificazione con un rotondissimo 4 a 0. Il famoso tabù rappresentato dal calcio inglese è stato incenerito da una prova superba dei campioni d'Italia che hanno addentato un tenerissimo rivale e lo hanno ridotto in polpette. Due gol per tempo, più altri gol sfiorati, hanno rappresentato il fatturato di una serata in cui il Milan è stato nettamente superiore all'Arsenal e della squadra di Wenger si è salvato solo uno, il capitano, il suo attaccante principe, van Persie, fuoriclasse conclamato.

L'architetto di questo successo è stato ancora una volta Ibrahimovic, cui il presidente Silvio Berlusconi ha rivolto una striscia di raccomandazioni fin davanti al tunnel, prima della sfida. Lo svedesone in versione decisivo suggeritore di ogni trama d'attacco si è dedicato ai suoi compagni di ventura in difficoltà. Così ha propiziato i due squilli di tromba di Robinho prima di raccogliere, dal dischetto, il premio a una perfomance di grandissimo livello. Ha ragione Wenger: solo in Italia siamo capace di fare le pulci a questo autentico numero uno. Adesso che si è messo a fare gol anche in Champions, forse sarà il caso di rivedere qualche ingeneroso giudizio. Al Milan è andato tutto per il verso giusto, l'Arsenal è stata da cima a fondo una vera delusione. La sua difesa ha imbarcato acqua e gol con una facilità imbarazzante. E nemmeno l'arrivo, in avvio di ripresa, di Henry è servito a ridare smalto e coraggio a una squadra incapace di mettere alla frusta il Milan. Il gruppo rossonero ha funzionato come un orologio di marca e di gran precisione: anche i cambi hanno dato il loro contributo alla memorabile serata, da Emanuelson arrivato ben presto, fino a Pato che ha preso a scaldarsi per segnalare il suo ritorno effettivo.

Difficile dire se si è trattato di una genialata maturata durante la notte oppure solo di antica pretattica. Di certo la scelta di partire subito con Boateng è stata premiata al primo vero assalto del Milan capace di scoprire la difesa dell'Arsenal con la testa tra le nuvole e l'attenzione sotto i piedi. Boateng s'è infilato come uno spadone tra le due linee ricevendo palla pulita e giusta da Nocerino e ha potuto, in tutta comodità, esplodere il suo destro che ha incenerito il portiere. Persino l'insulto muscolare toccato poco prima a Seedorf (sul primo tiro gli ha ceduto un muscolo), sostituito da Emanuelson, è sembrata una spinta del destino per mettere la sfida sul binario giusto e attribuire al centrocampo rossonero il necessario dinamismo. Da quel momento, con l'Arsenal tutto dedito alla rincorsa, il Milan è riuscito a scavare alle spalle degli inglesi di giallo vestiti autentiche voragini dove infilare palloni golosi.

Nocerino e Boateng hanno fallito un paio di volèe mentre Robinho, udite udite, è riuscito a raccogliere un assist di Ibra (di testa mentre stava scivolando) e a trasformarlo nel comodo 2 a 0 prima dell'intervallo.

Per niente soddisfatto si è ripetuto in apertura di ripresa trasformando un banale passaggio di Ibra, sul limitar dell'area, in una stilettata che ha messo a nudo il deficit del portiere polacco Szczesny. Il 4 a 0 di Ibra, dal dischetto, ha messo in banca la qualificazione. Aggiunto allo 0 a 0 della Juve a Parma ha dato alla serata milanista un sapore unico.

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