Il giallo, va detto, non è che sia tanto più appassionante della media dei romanzi italiani, inclusi quelli che concorrono al premio letterario più importante di tutti. Lo Strega, appunto, quello che, negli ultimi giorni, ci ha offerto una certa quantità di gossip e di carta da riempire con il caso, un po' misterioso e un po' penoso, della lite sul pulmino che trasportava i candidati. Come ormai noto, Michele Mari, favoritissimo (fino a venerdì scorso) per la vittoria, avrebbe collegato in maniera, diciamo così, primitiva, l'aspetto estetico e il carattere di Michela Murgia, chiacchierando con una delle scrittrici finaliste, Elena Rui. La quale, indignata, avrebbe riferito il tutto a un'altra finalista, Teresa Ciabatti, grande amica della scrittrice morta nell'estate del 2023. E la lite è poi volata nelle orecchie dei giornalisti, è finita sulla stampa, è riecheggiata nei giudizi di tutti (pro Mari, contro Mari, pro Ciabatti, pro scrittrici, contro il sessismo, contro i giornalisti che origliano e poi spifferano, come se le notizie arrivassero solo dai megafoni delle conferenze stampa, contro - questo è ovvio - una associazione meschina quanto trita) e, soprattutto, è rimbalzata nelle stanze della Fondazione Bellonci, che è intervenuta sostenendo prima l'incompatibilità delle parole di Mari con lo spirito del Premio, poi decretando che il regolamento vieta l'esclusione di uno scrittore, poiché è un riconoscimento alle opere e non agli autori. Nel frattempo Mari, per non saper né leggere né scrivere (è un modo di dire, ovviamente, il suo libro è unanimemente considerato il migliore dell'anno) si era scusato, senza ammettere alcunché. Così è deciso, l'udienza è tolta.
E invece no, macché, orfani di Santi Licheri e anche di qualcosa di meglio di cui occuparci, piuttosto che sparlare del caldo (come si fa? a chi si può dare la colpa? si può costruire un complotto o insultare qualcuno sui social perché si suda da fermi?) abbiamo ottenuto nuovi spizzichi e bocconcini di questa detective story de noantri. Infatti colei che aveva scatenato la bufera, Teresa Ciabatti, fino a ieri aveva taciuto. Insomma, va detto: la "fonte" della notizia, giornalisticamente parlando, era considerata lei; in termini giallistici, la "spia", ma non è che si possa tirare in ballo Le Carrè, sarebbe proprio sproporzionato e anche deprimente, e poi parlare di caccia alla spia è politicamente troppo scorretto e, benché sia quello che è esattamente avvenuto, immaginiamo che non sia assolutamente nello spirito della competizione, esattamente come i commenti sessisti. Infine, dopo giorni di silenzio e di speculazioni, Teresa Ciabatti, molto elogiata in vari articoli e commenti da sue colleghe per il coraggio mostrato nel tenere testa a Mari, ieri ha deciso di dire la sua.
Le prime parole sono per spegnere l'incendio: "Nelle scorse ore ho letto ricostruzioni congetturali, e dichiarazioni. Cosa è lecito e cosa no, dove inizia e finisce la privacy. Attenendomi ai fatti: alcuni giorni fa ho assistito e poi preso parte a una conversazione. L'oggetto della conversazione era Michela Murgia, il suo corpo. Non c'è stato alcun litigio furioso tra me e Michele Mari, ma un confronto diretto di idee profondamente diverse. In seguito, Mari si è scusato dicendo che non era sua intenzione ferirmi". Se il litigio furioso non c'è stato, la "fonte" che cosa avrà visto? Avrà esagerato? Si sarà confusa sul momento? Chissà. Poi Ciabatti affronta anche la questione più spinosa, e taciuta, dell'intera faccenda. "Io ho dato la risposta che volevo in quel preciso contesto, alle persone con cui ho parlato. Tutti i presenti possono avere raccontato ad altri l'accaduto, com'è normale nella vita di ciascuno di noi". E ammette: "Anch'io l'ho raccontato" però poi aggiunge: "Ma non ho alcuna responsabilità circa la diffusione della notizia alla stampa né circa la correttezza di quanto è stato riportato".
Tante elucubrazioni, tanti sospetti, chi prende i voti del favorito Mari, chi vincerà al posto suo (sempre che perda, lo Strega premia opere, non autori, ricordiamocelo), chi ha parlato con chi e perché, tante macchinazioni immaginate e whatsappate fra editori, uffici stampa, redazioni, editor, critici, Amici della domenica, figli d'anima, figli di una società perennemente giudicante che predica bene (magari non dal punto di vista sintattico e grammaticale, ma nello spirito, dai) e razzola peggio di qualsiasi
ipocrita, figli di un'estate già troppo annoiata e accaldata, ecco: il giallo è risolto. La colpa è di quella categoria pessima, pessimissima, terribile che siamo noi giornalisti, sempre a caccia di qualcosa da raccontare.