Chiesa, società e porto: la città vista da suoi cinque Arcivescovi

«Chiesa e Impresa a Genova dal dopoguerra ai giorni nostri», di Stefano Termanini, pubblicato da Ausind per conto di Confindustria, non è solo attenta ricostruzione della storia economica e sociale della Città e del Porto. È di più: una catechesi per adulti all'impegno cristiano nel lavoro e in politica. L'autore, editore e giornalista, ripercorre tutte le opere dei cardinali, dall'Onarmo dei Cappellani del lavoro ai rapporti diplomatici in un orizzonte europeo (Siri con la Russia), dalla missione nel mondo (Canestri con Santo Domingo) al Fondo Antiusura (Tettamanzi). Sono atti e parole dei cardinali dal dopoguerra, da Siri a Bagnasco, uomini diversi per carattere e per il mutare dei tempi, eppur legati dalla medesima continuità di servizio alla Chiesa, al Vangelo da inverare in opere. Le convinzioni personali o politiche (che i genovesi hanno ben percepito) si configurano nei tempi che mutano come «rocciosa» tradizione di fede.
Nel libro cinque capitoli, uno per cardinale e un centinaio di pagine di testimonianze laiche. Testimonianza di come ci parla il testo due frasi di Siri, una ricordata da Viziano quando il '68 era alle porte: «Abbiamo fatto mancare ai giovani l'aiuto dell'autorità, (cioè) la forza che si mette nella guida»; l'altra dall'omelia per la morte di Paolo VI: «Dietro il suo imperio intellettuale c'era una capacità emotiva che lo rendeva fremente». Autorità ed emozione che Siri stesso palesò nell'indimenticabile bagno di folla al Teatro Margherita nel 1983 per i suoi trent'anni di porpora quando disse: «non so perché ma oggi, di fronte a voi, mi sento così piccolo...». Fu carisma. Seguì un applauso, più di cinque minuti, come mai più i genovesi ne tributarono. Degli uomini che avevano reso fiorente la città Siri ricordava Erasmo Piaggio, aggiungendo: «Se suo figlio Rocco fosse vissuto più a lungo, Genova avrebbe pianto meno».
C'è forse differenza d'intenti con la supplica di Bertone al Corpus Domini del 2005? «Signore, fa' che questa città non senta più parlare di declino ma di rinascita». Con le sue parole per «il cristiano in politica»: «Non accontentarsi di una società libera né solo giusta, ma cercare una società fraterna». Con l'ironia di Canestri sulla politica: «Il miglior servizio che un cattolico dà ai fratelli se ha mani pulite da bustarelle». Con Tettamanzi, diverso perché mentre Siri rifiutava le interviste, al primo incontro con i giornalisti, disse: «Ho accordato un'intervista a Flores d'Arcais per Micromega. Perché no?» E per i comunisti in giunta suggeriva: «Lasciamoli lavorare in pace...». Ma anch'egli attento e innovativo nella solidarietà con il Fondo Antiusura, il Centro Emergenza Famiglie. È qui che le parole del libro vanno centellinate per capire. Ora c'è Bagnasco. La risposta nell'affrontare la crisi è nel Discorso di fine anno del 2008 quando parla dell'incontro, nelle visite pastorali, con «gente umile, seria, dignitosa, capace di sacrificio» già impegnata nel riscatto alla città lenta, pigra. La risposta è nell'omelia «Genova ringiovanisci», riportata alla nota 5: le note, una vera ricchezza del libro!
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