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Cinema

Cruz e Bardem nel “Bunker” delle ipocrisie

Il regista Zeller sfata i falsi miti della Silicon Valley

Spanish actors Penelope Cruz (L) and Javier Bardem arrive for the premiere of 'Bunker' during the 83rd Venice Film Festival in Venice, Italy, 08 September 2026. The movie is presented in the official competition 'Venezia 83' at the festival running from 02 to 12 September 2026. ANSA/FABIO FRUSTACI

da Venezia

Al Lido di Venezia sbarca una delle coppie più longeve e unite di Hollywood anche se loro rivendicano giustamente il loro essere spagnoli. Sedici anni di matrimonio ma una conoscenza di lunga data galeotto fu nel 1992 il set di Prosciutto, prosciutto e chi lo diresse (Bigas Luna) due figli, Leonardo e Luna, due Oscar, lui per Non è un paese per vecchi dei Coen e lei per Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen. Ecco gli splendenti Javier Bardem e Penélope Cruz, belli e politicamente impegnati (lui allo scorso festival di Cannes ha ribadito le sue posizioni pro-Palestina) che, mano nella mano, vanno verso il red carpet dopo l’arrivo in motoscafo con lui, 57 anni, che aspetta teneramente lei, 52, per aiutarla nella discesa.

Hanno scaldato la Mostra del Cinema con un film drammatico in concorso, Bunker di Florian Zeller, in cui interpretano un archistar e una direttrice di narrativa di una casa editrice con due figlie, una piccola e una preadolescente perennemente attaccata al cellulare, che si sono trasferiti da qualche anno da Madrid a Londra in una villetta superstilosa d’un quartiere gentifricato. Il personaggio interpretato da Bardem riceve, da un misterioso miliardario (l’attore Paul Dano) della Silicon Valley (ogni riferimento al documentario su Musk passato ieri alla Mostra è puramente casuale...), la proposta milionaria di costruirgli un bunker di lusso alle Hawaii. Ma la moglie (Penélope Cruz) mette in discussione il progetto, e, con esso, pure i loro 17 anni di matrimonio. La sua idea è che non sia etico accontentare questi miliardari colpevoli della situazione in cui ci troviamo maledetto capitalismo! ma che si vogliono pure salvare: «Avevo letto un articolo su un miliardario del tech che si costruisce un bunker racconta il regista francese e ricordo di essermi chiesto: Sa forse qualcosa che noi non sappiamo?. Mi è parso un paradosso folgorante: l’uomo che aveva edificato la propria fortuna sull’idea di connettere le persone si stava preparando all’isolamento. Non stiamo forse tutti, in qualche modo, andando alla deriva come isole costruendoci il nostro bunker metaforico che si trasforma poi in prigione?».

La domanda è retorica ma Penélope Cruz vuole comunque sottolineare che il suo personaggio è quello di una «donna che dice proprio le cose che io penso e che volevo dire in pubblico. Queste persone che hanno il mondo nelle loro mani dicono che con le tecnologie molti non lavoreranno più ma avranno tanto tempo libero. Ma a che ci serve se ci porta alla depressione?».

Il film, dice il regista, è stato scritto pensando proprio alla loro coppia come protagonisti perché «li adoro e penso che siano tra gli attori migliori e poi mi piaceva mischiare la realtà con la finzione». Su questo aspetto però Bardem assicura che «nulla del nostro matrimonio sta sullo schermo perché altrimenti non sopravviveremmo». «Non lavoriamo tanto insieme, in media ogni cinque anni perché spesso non ci piacciono i ruoli offerti. Ma qui il regista spingeva proprio sul fatto di non mettere niente di noi nel film», conclude l’attrice.

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