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Cinema

Molta Italia, poca America. Moretti e Oasis a Venezia

Hollywood e serie tv poco presenti nel programma del 2026. Una sola regista, molto Oriente

Nanni Moretti attacca: "In Italia sta scomparendo la solidarietà"

Pochi titoli hollywoodiani? «Molti non erano pronti». Un solo titolo in concorso di una regista? «Sì lo so, è il minimo storico ma noi siamo l’ultimo anello della catena». Una sola serie tv? «Ne abbiamo ricevuto poche e così abbiamo preferito lasciare spazio a tantissimi doc davvero molto belli». La Commissione Europea ha tagliato due milioni di euro di fondi alla Biennale in polemica con l’apertura del padiglione russo, voi come farete? «Verremo toccati su Biennale College ma la Biennale ha risorse per coprire».

Alberto Barbera ha la risposta pronta per tutte le varie criticità della 83a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica che si svolgerà al Lido di Venezia dal 2 al 12 settembre 2026. D’altro canto è il direttore più longevo della storia del più antico festival del mondo che tra sei anni spegnerà cento candeline. Su di lui inoltre c’è l’ombrello protettivo del presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco che, ieri, alla conferenza stampa di presentazione del programma, ha voluto esprimere «la gratitudine ad Alberto Barbera per aver accettato di rimanere ancora con noi in Biennale». Dunque la fila fuori la porta di aspiranti direttori (o direttrici) deve prendere il numeretto per il dopo 2028, quando scadrà sia il direttore sia il presidente. Ma veniamo allora a quello che effettivamente c’è in questa nuova edizione di una Mostra che si presenta con i piedi ben piantati nella terra dei conflitti contemporanei (ma anche del passato come il nuovo doc Imperium di Sergei Loznitsa grazie agli archivi di AAMOD, Archivio Luce Cinecittà e Cineteca Nazionale su un viaggio di cineasti italiani in Unione Sovietica nei primi anni ’70 che trovano una realtà molto diversa da quella propagandata dal regime. Innanzitutto ci sono i film italiani, e tanti. Ben cinque in concorso ma con una novità di non poco conto. A parte Nanni Moretti con Succederà questa notte che non tornava al Lido dal 1989, quando il direttore Gugliemo Biraghi non lo volle in concorso con Palombella rossa, non ci sono altri venerati maestri che invece hanno accettato di stare fuori concorso come Gianni Amelio (Nessun Dolore) e Mario Martone (Scherzetto). Spazio dunque ai giovani, categoria molto ampia nel nostro Paese. Ecco Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis (classe ’78), The Echo Chamber di Andrea Pallaoro (classe ’82) dall’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci a cui Luca Guadagnino dedica il doc espanso Joie de Vivre di sette ore, L’estranea di Paolo Strippoli (classe ’93). Le scelte del concorso non sono solo anagrafiche perché con Marco Bechis, e il suo Ritorno a Buenos Aires, parliamo di un autore veterano ma defilato nella nostra industria. Riusciranno dunque i nostri eroi a riportare il Leone d’Oro che manca all’Italia dal 2013 e cioè da Sacro GRA di Gianfranco Rosi? A giudicare dalla giuria, presieduta dall’attrice e regista statunitense Maggie Gyllenhaal, non sarà così facile.

E se i registi statunitensi saranno solo due, Casey Affleck con Company e Lance Oppenheim con Primetime, ecco la pattuglia orientale con il giapponese Hirokazu Kore’eda con Look Back, il connazionale Shinya Tsukamoto con Mr. Nelson, Did You Kill People? E il coreano Lee Chang-dong con Possible Love. Folta pure la squadra francese con Stéphane Brizé con Un bon petit soldat con Alba Rohrwacher, Cédric Kahn con 15/18 (A Place to Heal, Florian Zeller con Bunker e Nicolas Parisier con Un peu avant minuit. Ci spostiamo poi in Iran con Ali Asgari il suo A Bit of Light, in Ucraina con il russo Ilya Khrzhanovskiy e il monumentale progetto Dau sul fisico sovietico Lev Landau. L’unica regista in concorso (lo scorso anno erano sei) è la danese di origini egiziane May el-Toukhy con Woman Unknown. C’è poi il tedesco Werner Herzog con Bucking Fastard, i britannici Martin McDonagh con Wild Horse Nine e Danny Boyle che inaugurerà la Mostra con Ink il 2 settembre con le serate di apertura e di chiusura condotte dall’attrice e regista Greta Scarano e dall’attore Nicolas Maupas. In mezzo la solita parata di star come John Malkovich , Robert Pattinson, Rooney Mara, Orlando Bloom, Penélope Cruz, Javier Bardem, Russel Crowe, i Leoni d’Oro George Clooney e Ellen Burstyn, fino ai fratelli Gallagher che hanno promesso di esserci per il doc sugli Oasis.

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