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"Clean 3": chiusa l'indagine sui favori dei carabinieri agli imprenditori

Nel mirino il sistema con a capo l'ex colonnello Pappalardo. Lavorava con l'ex procuratore Venditti

"Clean 3": chiusa l'indagine sui favori dei carabinieri agli imprenditori
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Pranzi gratis, pagamenti in contanti, case con lo sconto: e in cambio soffiate, controlli addomesticati, sfratti di favore. Nella allegra vita dei carabinieri di Pavia, messi sotto tiro dalla Procura della Repubblica, c'era di tutto. L'avviso di conclusione indagini notificato ieri dai pm guidati da Fabio Napoleona (nella foto) all'ex brigadiere Daniele Ziri, all'ex colonnello Maurizio Pappalardo, all'ex appuntato Alessandro Calvi e all'ex maresciallo Antonio Scoppetta racconta una lunga serie di illeciti, risalenti all'epoca in cui Pappalardo e Scoppetta regnavano sulla sezione di polizia giudiziaria presso la Procura. Insieme a loro nelle carte compaiono due funzionari dell'Ispettorato del Lavoro, anche loro coinvolti nei confronti fasulli presso le aziende. Ed è in uno di questi controlli che entra in scena un altro carabiniere pavese, già noto alle cronache per il delitto di Garlasco: il maresciallo Silvio Sapone. Sapone riceve da Ziri il preavviso di una ispezione presso l'azienda di uno dei big del mattone pavese, il costruttore Roberto Sclavi, "legato a Sapone da un rapporto di amicizia". Ziri spiega a Sapone che dirigerà personalmente l'intervento e garantisce sul risultato innocuo: "È già tutto ok".

L'avviso è la conclusione dell'inchiesta denominata Clean 3, ultima puntata (per ora) della rilettura giudiziaria di anni di gestione della Procura di Pavia da parte del nuovo capo dell'ufficio, Fabio Napoleone. Una parte delle vicende sono state trasmesse per competenza alla Procura di Brescia, figurandovi indagato l'ex procuratore pavese Mario Venditti. In riva al Ticino è rimasta la competenza per gli episodi che riguardano solo la attività della "cellula" di carabinieri che ruotava intorno a Pappalardo. In questo filone compaiono soprattutto le imprese di Ziri, che era a capo della sezione carabinieri dell'Ispettorato del lavoro.

A beneficare dei controlli addomesticati anche il costruttore Alberto Righini e il politico di riferimento del gruppo, l'ex eurodeputato leghista Angelo Ciocca, come pure Raffaele D'Arena, titolare di una società di intercettazioni e di un ristorante, e il costruttore Giuseppe Criaco.

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