In coda per sdraiarsi sul letto dei capi di Stato

nostro inviato a L’Aquila

«Ecco, mettiti qui sul letto. Tu fai Carla Bruni e io Sarkozy». Macchinette fotografiche, telefonini, gomiti nei fianchi, che ressa. Non scriviamo i nomi, per motivi di riservatezza, ma i finti Carla Bruni e Nicolas Sarkozy sono due aquilani partecipanti al tour delle suite, il turismo dei talami che si è aperto a Coppito, nella grande scuola della Finanza sede del G8.
Il luogo proibito ha spalancato le porte a tutti, e per questa gente che arriva dalle tendopoli la curiosità peccaminosa e perdonabile di sbirciare nelle vite dei famosi si è unita alla smania di trovarsi in una casa vera, come non ne vedono da mesi: «Ce le dessero a noi, delle casette così!», li si sente esclamare, questi terremotati turisti divisi a gruppi, accompagnati nel posto più privato dei potenti visti solo in tv: la stanza da letto, il cuscino stropicciato. Oggi a Coppito tutti sono liberi di scorrazzare nell’intimità di piccoli oggetti, macchioline, lasciati qua e là dai Grandi della terra. Ed è forse il più bel regalo per chi vive in una tenda e si aspettava che qualcuno degli Otto li venisse a trovare. Ma ci sono anche sfollati della costa, pompieri, suore che si fanno fotografare nel punto dello scatto ricordo del G8. Il circuito turistico prevede anche la visita alla sala della Main Conference, dove non sono ancora tolti i segnaposti, alla sala dei pranzi e delle cene, alla mostra. I ragazzi della Protezione Civile a metà mattina hanno già l’esaurimento nervoso: «Signora, ma l’ha già fatta la foto sul letto di Obamaa!». «Allora vado in bagno!». Oppure: «Signore scusi, ma che sta mangiando?». «Una meringa, stava sul comodino di Medvedev, il russo». Poi impallidisce: «Oddio sarà avvelenata?». Non si erano mai visti così allegri, simpaticamente maliziosi, questi aquilani, perché via, si può ridere adesso, dimentichiamoci del terremoto ed entriamo nel film.
E così voilà, ecco il letto sfatto, con un solo cuscino, di Silvio Berlusconi. Palazzina «Roma», piano primo, stanza 102. «Sembra che si sia appena alzato. Ma è partito stamattina?», si informano. Moquette blu turchese, tende bianche, due stanze da lavoro, due bagni. Corsa al quarto piano, l’appartamento di Obama, numero 402. Divani beige, vista dall’alto sui monti intorno a Coppito. Subito a destra una piccola palestra. Tutti sulla cyclette di Obama. Foto, altra ressa, spintoni. Se è occupata la cyclette si va nella stanza, se la stanza è piena via nei bagni: sorriso, foto sulla tazza presidenziale, «mò la metto su Feisbuk». Anche qui due stanze da lavoro e un’altra piccola camera per gli spuntini. C’è una macchia rosso lampone su frigorifero. «Ha bevuto succo di mirtillo!, osserva un’acutissima terremotata di San Sisto. I custodi all’ingresso ricordano com’era gentile, Obama, «ci salutava sempre».
«E la tenda di Gheddafi?». Vero, la tenda. «E stata smontata», rispondono i ragazzi di Bertolaso. Ma secondo indiscrezioni chi volesse vedere il cuscino del Colonello dovrebbe andare non a Coppito, ma a Pizzoli, in una misteriosa villa con cinque idromassaggi dove si troverebbe il suo vero giaciglio. Seconda tappa del tour dei letti, proprio accanto, la palazzina «Milano». Primo piano, la suite dei Sarkozy. Un mazzo di violette sul tavolino basso del salotto, sei bicchieri di cristallo, a sinistra un balcone con due sedie di vimini vicine, due bagni, uno con vasca, l’altro con doccia. «Tutte semplici ed eleganti», concordano i visitatori. La stanza: copriletto cammello, tende sempre bianchissime. Nell’armadio un appendiabiti caduto, «un profumo femminile», notano i turisti.
Si sale ancora al quarto piano: suite di Dmitri Medvedev. «Che freddo! Perché è russo!». Aria condizionata forte. I turisti s’informano: «Ma è sposato? Era solo?». Tutti questi mobili potrebbero essere messi all’asta e i fondi andare ai terremotati. Sul tavolo del salotto di Medvedev in effetti c’è una scatola per dolci vuota. Da qui deve essere stata rubata la presunta meringa avvelenata.

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