Il coltello di Rambo "made in Friuli"

Un coltello capace di tagliare la lamiera di un'automobile come un apriscatole. Era il coltello che voleva il Nucleo Antisabotaggio della Polizia di Stato  

Il coltello di Rambo "made in Friuli"

Un coltello da Rambo, capace di tagliare la lamiera di un’automobile come un apriscatole, squarciare un pneumatico con la facilità con cui un bambino aprirebbe un sacchetto di patatine e far saltare con un colpetto della sua piccola punta posteriore, a piramide, il lunotto di un’auto. E poi un arnese incorporato, quello che in gergo si chiama grimpatore, per unire una miccia al detonatore senza dover ricorrere a una pinza. Era il coltello che il Nucleo Antisabotaggio della Polizia di Stato voleva. Lo strumento giusto –funzionale, compatto, high tech- di cui gli artificieri avevano bisogno per affrontare situazioni estreme, quando si ha a che fare per esempio con automobili “sospette”, imbottite di esplosivo. Ora il coltello c’è.

Due anni per realizzare il coltello di Rambo A realizzarlo, dopo due anni dalla sua progettazione fino alle prove tecniche sul campo sono stati i “geni del coltello” di Maniago, i Maserin: Gianfranco, Maurizio e Claudia, titolari della celebre e affermata coltelleria maniaghese che l’anno prossimo festeggerà i suoi primi cinquant’anni di vita. Il coltello si chiama “Raptor E.O.D.”, dove la sigla sta per Explosive Ordinance Disposal. L’ha disegnato Salvatore Puddu e ha tutte le caratteristiche per diventare un indispensabile “strumento di lavoro” di tutte le forze speciali impiegate in aree di combattimento o in azioni antiterrorismo. Difficile pensare che i marines e le special forces americane possano privarsene. Nero, veloce e “cattivo” come il “velociraptor” (rapidi e intelligenti dinosauri del Cretaceo) il coltello ha una lama di 100 mm. Ed è realizzato in un acciaio speciale, l’N690, mentre il manico è in alluminio anodizzato 6061-T1 con una impugnatura antiscivolo. Il “Raptor” è già in dotazione al reparto Artificieri della Polizia, ma anche gli specialisti del Battaglione “Ariete”, in questo momento di stanza in Libano, ne hanno fatto richiesta. Il prossimo passo? “Be’, sarebbe bello vederlo adottato dalle Forze speciali americane”, confessa Gianfranco Maserin, che dell’azienda cura l’aspetto commerciale. Un sogno, per la piccola azienda di Maniago, che potrebbe trasformarsi in realtà, come fu per la Beretta, che nel 1985 fu prescelta dall’Esercito americano per la fornitura di 500 mila pistole (il mitico modello 92 FS).

Una tradizione millenaria La lavorazione delle lame e dei coltelli, nel maniaghese, è vecchia di millenni. Che il “Raptor” sia nato qui dunque non stupisce. Erede di una tradizione che risale al tempo dei Romani (tradizione rafforzata dalla Serenissima, che ai battiferro di Maniago commissionava le armi per il suo esercito) Gianfranco Maserin appartiene a quella classe di artigiani affetti da una sorta di “strabismo imprenditoriale”, come spesso se ne vedono in quest’angolo del Paese: gente che costruisce il proprio successo con un occhio rivolto al passato –la tradizione, la conoscenza, il gusto del lavoro ben fatto- e uno rivolto al futuro: le macchine a controllo numerico, il taglio laser, il controllo di qualità e tutte le altre diavolerie di cui il padre dei Maserin non aveva bisogno, cinquant’anni fa, per trasformare i coltelli che uscivano dalla sua bottega in oggetti d’arte unici, raffinati e inimitabili. I cacciatori, i collezionisti, e un gentleman farmer che si rispetti (dunque con un coltellino in tasca) sa di che cosa stiamo parlando.

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