Il comune boccia le sculture in centro: "In tutte le zone"

I consiglieri di Palazzo Marino contrari: "Operazione Duomo-centrica, esponiamo in ogni zona". De Pasquale: "Le archistar non possono dettare condizioni al Comune. Milano non è un autobus"

Il comune boccia le 
sculture in centro: 
"In tutte le zone"

L’arte contemporanea nel cuore della città? Meglio che traslochi in periferia. Dopo il sì incassato da Maurizio Cattelan per l’esposizione del dito in piazza Affari durante la settimana della moda, ieri i consiglieri comunali hanno bocciato il progetto «Mac», arte contemporanea in città che prevede l’esposizione di dieci opere di arte contemporanea, tra cui il dito dell’artista padovano, «sponsorizzato» dal sindaco, in altrettanti spazi pubblici del centro storico. L’iniziativa dell’assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory è stata accusata di essere «Duomocentrica»: dai banchi della maggioranza e dell’opposizione infatti si è alzato un «no» corale alla scelta di privilegiare solo le piazze del centro. Non ha senso - il loro pensiero - esporre installazioni di un certo peso non solo per le dimensioni, ma anche per il significato e per lo spazio necessario a un adeguato allestimento in piazze già adorne di monumenti. La «Montagna di sale» di Mimmo Paladino, per esempio, dovrebbe essere esposta in piazza Duomo, ma dove? A lato o tutt’ attorno alla statua di Vittorio Emanuele? E il «Jardin memorable» di Chen Zen in piazza San Fedele sarà sistemato ai piedi del Manzoni? «Il tempo» di Armando Testa invece finirà sulla fontana dell’omonima piazza? Ne fa una questione di buon senso Michele Mardegan, presidente della Commissione Cultura: «Buona l’idea di valorizzare piazze e luoghi con opere di arte contemporanea, ma è assurdo collocare delle opere a fianco di altre, va bene usarle per abbellire la città, ma sia in centro che in periferia». Perché non sfruttare l’idea - si chiedono dal parlamentino - per valorizzare anche le periferie troppo spesso trascurate e disadorne?.
Da chiarire anche i termini dell’accordo, presentato alla stampa da Finazzer Flory e dal sindaco a fine maggio, grazie alla collaborazione con Acacia, l’Associazione Amici di arte contemporanea, che riunisce i cento nomi più prestigiosi del collezionismo italiano. Obiettivo dell’associazione: stimolare la costituzione di un museo pubblico di arte contemporanea in città, per il quale i collezionisti hanno già creato una collezione esclusivamente con l’intento di donarla al futuro museo. Ma il rischio, secondo i consiglieri è che il comune privilegi un’associazione a discapito delle alte: esporre le opere in luoghi pubblici, infatti, equivale ad aumentarne le quotazioni, a chiaro vantaggio dei proprietari. Perché allora l’amministrazione deve favorire solo alcuni? «Una collaborazione esclusiva rischia di creare una situazione di privilegio - dicono -. Dovranno essere chiarite le condizioni cui queste opere vengono concesse al Comune», che le esporrà nel futuro parco del museo di arte contemporanea nel 2013 a City Life.
Pollice recto invece per le dieci fontane d’autore da installare in altrettante piazza: l’idea, sulla falsa riga di Mac, prevede la collaborazione tra amministrazione e privati desiderosi di prestare le proprie opere d’acqua alla città. Un «progetto che sosteniamo - spiega il presidente della commissione Arredo urbano Fabrizio De Pasquale - perché l’acqua e le fontane devono essere un elemento importante della nostra città». Con una cautela: «Evitare che architetti e artisti dettino le condizioni al Comune. Milano non è un autobus per le archistar, su cui salire per farsi promozione e poi scendere al momento opportuno: quelle sulla collocazione di opere e monumenti sono valutazioni che deve fare il Comune».

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