Il Comune ha il conto pignorato

Andrea Cuomo

Un pensionato contro il Campidoglio. Assomiglia un po’ alla lotta di don Chisciotte contro i mulini a vento quella combattuta da quindici anni da G.P., che è giunto a chiedere il pignoramento del conto corrente del Comuneper vedersi risarcire i danni per lo straripamento di una fogna malmessa. Ma se sulla storia del signor G.P. nessun Cervantes scriverà mai un poema, se on altro c’è la speranza che lui, contrariamente all’eroe della Mancha, la sua lotta la vinca. Anche se, come ci insegnano altri grandi della letteratura, da Kafka a Gogol’, a combattere con la burocrazia c’è da rompersi la testa senza ottenere nulla.
Questa storia di liquami e liquidi (i primi fin troppo esuberanti, i secondi ancora assenti) ha inizio quindici anni fa, il 14 maggio del 1990. L’Italia si preparava alle notti magiche del mondiale ma fu ben poco magico quello che accadde a G.P. quel giorno. La sua abitazione alla Borghesiana, quartiere della periferia Est della Capitale, si allagò come quella di tanti abitanti della zona: colpa di un collettore comunale che non era stato oggetto della dovuta opera di manutenzione e bonifica. Una «dimenticanza» che costò caro a G.P. e a tanti suoi vicini: casa danneggiata e un danno davvero ingente.
L’uomo, desideroso di presentare il conto ai responsabili dell’increscioso incidente, «fece causa al Comune - come racconta l’avvocato Giacinto Canzona, che difende l’uomo - asserendo la grave responsabilità degli amministratori capitolini nell’aver causato per negligenza il grave evento».
Le carte bollate vanno avanti lentamente ma inesorabilmente. Perizie, consulenze, testimonianze. Finché un bel giorno del gennaio 2004, quasi 14 anni dopo l’allagamento, G.P. pare trionfare. Un giudice del Tribunale civile di Roma sancisce che il Comune è unico responsabile del sinistro e lo condanna a pagare 25mila euro come risarcimento danni. Ma è un vittoria di Pirro: la sentenza va in giudicato, il Comune non si appella ma fa finta di nulla. E, come un debitore incallito, non paga. Niente, nisba. Così a G.P. non resta che chiedere il pignoramento del conto del Comune presso la Banca di Roma sperando che la Corte dei Conti si adoperi per scoprire i motivi del mancato pagamento. Forza, G.P: chi la dura la vince. Anche contro i mulini a vento in cima al Colle.

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