"Volevo ucciderlo, non doveva permettersi di mettere sui social la foto con la mia ragazza". Sono queste le parole di Zouhair Atif, il 19enne marocchino che ieri mattina ha accoltellato a morte il 18enne egiziano Abanoub Youssef in classe. Una dichiarazione di intenti a cui ha fatto seguire l'azione, forse premeditata come ipotizzano ora gli inquirenti, visto che ieri mattina è uscito da casa con un lungo coltello da cucina. La comunità scolastica è sotto choc per quanto accaduto ieri davanti agli occhi di tutti, un omicidio che, come emerge ora dalle chat scolastiche, era stato "promesso" a lungo dall'assassino. "Ora ti sistemo io", avrebbe detto Atif al suo "rivale" in amore.
"Mio nipote non è uno che se la va a cercare, se non gli dici niente lui non ti dice niente. È un bravo ragazzo, uno che lavora. Invece lui, quello lì, non è la prima volta che portava il coltello a scuola. Dovevano fermarlo prima. Ora la giustizia deve fare il suo corso, perché sennò ci saranno altri accoltellati", ha dichiarato uno zio della vittima. Parole sulle quali ora è necessario soffermarsi e ragionare, perché troppo spesso giovanissimi, anche minori, vanno in giro armati e non esitano a utilizzare l'arma. "Purtroppo c'è una cultura nell'uso di questi coltelli che è veramente inaccettabile. È un problema che cerchiamo di affrontare ogni giorno in modo molto complicato. Siamo una città con 20mila stranieri su quasi 100mila abitanti. Tutti lavorano, anche se vengono da mondi diversi. Ma è chiaro che l'uso dei coltelli arriva solo in certe etnie. Dobbiamo fare molto di più", ha dichiarato il sindaco di La Spezia Pierluigi Peracchini a Otto e mezzo su La7.
Il parente della vittima ha proseguito sottolineando che "non è stata mica una litigata, una scazzottata, quella ci poteva stare. Ma il coltello non lo doveva portare, e non era la prima volta. Mio nipote stava cercando di scappare e lui l’ha inseguito". Atif ora si trova agli arresti con accuse pesantissime in attesa di valutare le aggravanti: nato in Marocco, si trova in Italia con la famiglia con un permesso di soggiorno di lungo periodo. E tra gli studenti c'è anche chi lo difende: "Non è vero che è uno che non c’è con la testa, e non è vero che rideva dopo aver accoltellato Abanoub".
È stato disarmato dal professore che in quel momento si trovava in classe e poi circondato dai compagni in attesa dell'arrivo della polizia, immediato, che ha permesso di procedere con l'arresto in flagranza di reato.