Ma il Comune paga l’affitto ai Disobbedienti

nostro inviato a Padova

Qual è il miglior sistema per avere una casa popolare, almeno in una città guidata dal centrosinistra? Semplice: ti metti con i centri sociali, occupi abusivamente un alloggio pubblico (meglio se una decina, che fa massa critica) sbraitando che la casa è un diritto, e resisti allo sgombero. Alla fine sarà il Comune stesso, e con l'appoggio del prefetto, ad assegnarti un bell’appartamento.
Succede a Padova, dove il sindaco-sceriffo democratico Flavio Zanonato ha liberato via Anelli, ha costruito i muri, ha multato prostitute e clienti, è andato a caccia di spacciatori, insomma ha mostrato i muscoli con tutti fuorché con gli okkupanti no global. Da tempo immemorabile i Disobbedienti del centro sociale Pedro, il nucleo storico, quello legato ad Autonomia, si erano insediati abusivamente in 12 alloggi dell'Ater (l'azienda di edilizia residenziale) nella zona del Portello, cuore della città del Santo, non lontano dall'ospedale e dalla Cappella degli Scrovegni, un quartiere di vecchie abitazioni pubbliche malridotte.
I tentativi di liberare gli appartamenti per assegnarli a chi ne aveva più bisogno o più diritto (magari perché iscritto a una graduatoria) erano andati tutti a vuoto. In passato erano scoppiati anche tafferugli tra la polizia e gli abusivi guidati da Pier Lorenzo Parrinello, ex consigliere di quartiere dei Verdi, arrestato durante gli scontri del gennaio 2007, poi processato e assolto dall'accusa di resistenza violenta. Alle elezioni comunali di giugno Parrinello si è candidato con la lista verde di Aurora D'Agostino: lei ha preso 945 voti (0,77 per cento), lui 15.
Qualche mese fa, durante il precedente mandato di Zanonato, si decide di riqualificare il Portello. Che va sgomberato per consentire la ristrutturazione. Gli inquilini in regola vengono smistati in alloggi pubblici o presi in locazione dal Comune. E gli okkupanti? Anche gli ultimi tentativi di ripristinare la legalità falliscono. Così il prefetto di allora, Michele Lepri Gallerano (trasferito in agosto a Venezia), e l'assessore alla Casa Daniela Ruffini, di Rifondazione, propongono di trattare gli abusivi esattamente come i regolari. A loro vengono assegnati una decina di appartamenti.
Non sono case popolari: quelle sono tutte assegnate ai clandestini sgomberati da via Anelli. Così il Comune ha dovuto affittare altri alloggi a prezzi di mercato per poi subaffittarli a canone calmierato. Dopo le elezioni di giugno è cambiata la giunta: fuori Rifondazione e i Verdi. La Ruffini è diventata presidente del consiglio comunale. Ma il nuovo assessore, Antonino Pipitone (segretario dell'Idv di Padova), ha ratificato l'operazione. E i disobbedienti sono rimasti nelle case del comune.
«È stata una buona scelta - dice il prefetto Lepri Gallerano -. Questa è e rimane l'unica soluzione possibile per fare rientrare nella legalità i giovani del Portello, fuori della legge da circa 12 anni. Speriamo solo che i nuovi assegnatari sappiano ricambiare la fiducia riconosciuta loro dalle istituzioni».
Del tutto contrario è invece Roberto Pavan, presidente dell'Ater, che però nulla ha potuto quando è stato il comune a offrire ospitalità ai disobbedienti nelle case a canone calmierato. «La mia politica è sempre stata la tolleranza zero verso gli abusivi. Il Portello andava liberato perché altrimenti avremmo perso il finanziamento statale di 10 milioni, ma gli ufficiali giudiziari non sono mai riusciti a liberare le case dei no-global. Il comune invece ha valutato che ci fosse un'emergenza abitativa e gli ha dato un tetto. È un’operazione con la quale non c'entro».
Le 128 case del Portello risalgono agli Anni ’20. Ora verranno trasformate in 120 dimore modernissime, con parcheggi interrati, giardini pensili, piste ciclabili e tecnologie per il recupero di energia. A chi verranno date quando saranno pronte? A chi ne ha diritto? O i Disobbedienti torneranno a occupare case che non spettano loro? «Con gli occupanti abusivi io non tratto - risponde Pavan -, questo dev'essere chiaro».

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