Torino I miracoli del calcio. Meglio: il miracolato del calcio. Al secolo, Fabio Grosso (nella foto). Uno degli eroi di Berlino, campione del mondo 2006, uomo immagine dell'Inter in quell'estate. Poi Lione e, dall'estate 2009, Juventus: un paio di milioni versati alla società francese, triennale da 1,5 a lui. Non è andata come si sarebbe voluto, in realtà: perché già l'anno scorso Marotta e Agnelli avrebbero voluto che l'esterno sinistro levasse le tende. «No grazie, io di qui non mi muovo», ha risposto lui. Rimasto ai margini per qualche mese - fuori rosa non si può dire -, poi reintegrato e utilizzato da Delneri con una certa continuità (19 presenze in campionato) visto il ko di De Ceglie. Stesso film durante l'ultima estate, quella che ha portato la Juve a chiudere il bilancio al 30 giugno con un rosso di 95,4 milioni: pareva lo volessero in Dubai e a Philadelphia, ma lui se nè rimasto a Vinovo a lavorare più o meno da solo. Non lo hanno portato nemmeno nei ritiri di Bardonecchia e Chiusa Pesio: del resto, oltre a De Ceglie, c'era anche Ziegler (arrivato a parametro zero dalla Samp) e quindi tanti saluti all'ex eroe nazionale. Siccome però certe strade sono infinite, ecco il colpo di scena: Ziegler, sgradito a Conte, finisce in Turchia e Grosso (zero minuti in precampionato, nemmeno la sera dell'inaugurazione dello stadio) viene riportato agli onori del mondo bianconero. Basta così? Ma figuriamoci: De Ceglie, espulso nel finale della partita contro il Parma, viene ovviamente squalificato e Grosso - 34 anni il 28 novembre - è pronto a riemergere. Oggi, nella Siena dove Conte ha festeggiato pochi mesi fa la sua seconda promozione nella massima serie. «È rimasto un giocatore della Juve per mio volere - ha spiegato ieri il tecnico -, può darci ancora tanto. Non ho voluto fargli un piacere, ho semplicemente pensato al bene della squadra: sta capendo cosa voglio e nella fase difensiva è più facile integrarsi. Magari metto centrale lui e Chiellini a sinistra ». È una battuta, ovvio: fatto sta che oggi la Juve rivedrà il numero 6 in campo e cercherà di dimenticare quelli che lo stesso Conte ha definito i «troppi elogi sentiti in settimana.
Siamo ancora all'inizio e non dobbiamo mai dimenticare che arriviamo da due settimi posti. In settimana ho visto Milan e Napoli in Champions ed è stato davvero un bel guardare: se pensiamo ci manchi poco per raggiungere quel livello, sbagliamo».Conte costretto a ripescare Grosso, il miracolato del calcio
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