Leggi il settimanale

Da Conti alle canzoni. Un Festival di sconfitti a metà

Dargen polemizza per una foto fatta con l'Ia. Vince il "Normal man"

Da Conti alle canzoni. Un Festival di sconfitti a metà
00:00 00:00

nostro inviato a Sanremo

"Né vincitori né vinti, si esce sconfitti a metà", cantava Arisa nel 2012 qui al Festival di Sanremo. C'è chi ha perso in corso d'opera come Dargen D'Amico che ieri in sala stampa ha attaccato l'Ansa che, in merito agli scontri con i picchiatori di Askatasuna, "ha pubblicato una foto della polizia modificata con l'intelligenza artificiale", ma gli inviati dell'agenzia hanno replicato ammettendo l'errore ma "la foto l'aveva pubblicata la polizia sul suo sito. La polizia non è una fonte attendibile?". Risposta: "Evidentemente no".

Chiamiamolo epic fail.

Comunque, in questa edizione uno è già partito sconfitto a metà, Carlo Conti. In calo negli ascolti, ha comunque limitato il (prevedibile) crollo di ascolti e, da vero uomo Rai, ha abbracciato la croce per il bene aziendale. Comunque vada, che ci sia lui oppure un altro al suo posto, il prossimo Festival non potrà che andare meglio e pensate quante preoccupazioni in meno per Stefano De Martino che, prima del Festival, era quello che perdeva con Gerry Scotti e adesso si è trasformato in quello che salverà Sanremo.

Chi perde a questo giro è la scenografia dell'Ariston, forse una delle meno sorprendenti degli ultimi anni, con l'orchestra (peraltro superba) disposta su più piani, uno dei quali addirittura quasi di spalle e di sopra al maestro che la dirige. Perde anche il numero di canzoni in gara, trenta, davvero troppe, perché trenta canzoni sono troppe persino a un concerto dei Pink Floyd figurarsi qui. Anche Sanremo città non si piazza bene in classifica, con navette caotiche, braccialetti distribuiti male e, comunque, un rialzo dei prezzi che manco nel quadrilatero della moda. In ogni caso tra i perdenti finiscono di diritto tutti gli artisti, ospiti, conduttori che non hanno avuto il coraggio di prendere posizione manco rischiassero la pena capitale. Chi l'ha fatto, come Le Bambole di Pezza o Ermal Meta o Malika o anche Fausto Leali qui sul Giornale, è stato davvero libero e vincente. Gli altri, quelli che nicchiano e abbozzano cioè quasi tutti, perdono sempre perché, ad esempio, negli Stati Uniti tutti gli artisti parlano e sparlano senza perdere neppure un ascoltatore. E tra i coconduttori? Premio "simpatia" al turco Can Yaman che parla italiano meglio di tanti telecronisti italiani e ha fatto pure la battuta spiritosa annunciando uno degli autori del brano di Chiello, che di cognome fa Ottomano ("Siamo conterranei"). E premio "empatia piaciona" a Sal Da Vinci, uno che oggi lo conoscono tutti, dai 9 ai 90 anni.

Esce bene anche il nuovo ircocervo Lauro Pausini, formata da un Achille sempre più eclettico e da una Laura sempre meno Pausini, più vicina di casa e meno megastar. Insomma, complessivamente un Sanremo da "Normal man", il personaggio di Lillo che qui a Sanremo è stato anche lui come quasi tutti, né vincitore né vinto ma sconfitto a metà.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica