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Sanremo esplode con Alicia Keys e Ramazzotti. Ecco tutti i voti della terza serata

Sal Da Vinci si mangia l'Ariston e alla fine, dopo la standing ovation, si commuove. Arisa sublime, nonostante il pezzo non lo sia altrettanto. Luché in crescita. Risate con Lapo Elkann (Ubaldo Pantani)

Sanremo esplode con Alicia Keys e Ramazzotti. Ecco tutti i voti della terza serata
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Nostro inviato a Sanremo

“Ma qui siete tutti impazziti” scherza Laura Pausini a mezzanotte in punto. La terza serata del Festival finora è stata probabilmente la più vivace e godibile in calibrato equilibrio tra canzoni e musica. Certo, l’arrivo di Irina Shajk, co-conduttrice molto in pectore, ha ravvivato l’inizio anche grazie a un look che non lasciava nulla all’immaginazione. Ma, essendo il Festival della Canzone, è stato in effetti un trionfo di musica, che piaccia o no, e i cantanti si sono presi i riflettori più grandi. Merito anche di Conti e Pausini, obiettivamente molto agili nel dare le carte, nel gestire i tempi senza quelle lungaggini che uno spettacolo del genere comunque ti potrebbe consentire.

Insomma, dopo aver decretato la vittoria (meritata) di Nicolò Filippucci tra le Nuove Proposte, è iniziata la sfilata dei cantanti. Primi Maria Antonietta e Colombre, che migliorano sera dopo sera e stavolta si meritano un 6,5 anche grazie al delizioso smarrimento che lei mostra alle tastiere. E se Leo Gassmann ha il pregio di non cambiare sera dopo sera (voto 6), nella spettacolo questo generale “immobilismo” non aiuta a creare l’evento. Certo, Lapo Elkann (cioè uno strepitoso Ubaldo Pantani) è un protagonista da 9, sempre originale, sempre divertente anche quando presenta Malika Ayane, una che vincerebbe qualsiasi festival della canzone con un brano come “Animali notturni” così ben cantato e vestito di talento (voto 8).

Di certo il momento di Laura Pausini che intona “Heal the world” di Michael Jackson con il Piccolo Coro dell’Antoniano è un momento che va oltre il semplice appello alla pace nel mondo (voto 9, siamo sinceri una cosa del genere se passasse ai Grammy Awards sarebbe un evento mondiale). Poi arriva Sal Da Vinci e, beh, si mangia il Festival cantando “Per sempre sì” come la tradizione comanda: bel canto, gestualità, empatia e poi la commozione dopo la standing ovation dell’Ariston (voto 8). Tredici Pietro ha sempre i soliti problemi di interpretazione, a conferma che l’Ariston mette paura, però il brano è da urlo e quindi si merita comunque un 7.

Un po’ meno Raf (da 6 che diventa 8 pensando alla sua capacità di creare melodia). Certo, nulla al confronto dell’emozione che crea la voce di Pippo Baudo mentre presenta l’Eros Ramazzotti di “Adesso tu”, anno di grazia 1986. Quando arriva davvero Ramazzotti, l’Ariston esplode. Canta “Aurora” con Alicia Keys (voto 7) prima di lasciare uno strepitoso spazio solista con una sontuosa “Empire State of mind” con testo adattato per omaggiare Sanremo (voto 9).

E se Francesco Renga è proprio a suo agio nei 2 minuti e 46 secondi de Il meglio di me (voto 7), Ubaldo-Lapo è sempre più stellare, uno dei protagonisti della serata, a dimostrazione che, se sei davvero bravo, lo sei su ogni palco (voto confermato: 9). Eddie Brock urla meno e la sua “Avvoltoi” vola più alta (6,5). L’atmosfera è così rilassata che Samurai Jay con Belén Rodriguez riesce persino a prendersi la sufficienza dopo 3 serate (la sua “Ossessione” vale 6). Discorso a parte per Arisa, che è sublime nonostante il pezzo non lo sia altrettanto (voto 8) ed è quasi consolatorio vederla poi alla fine nella cinquina “randomizzata” di Carlo Conti.

Per l’esattezza, la classifica è questa: Sal Da Vinci con “Per sempre sì”, Arisa con “Magica favola, Sayf con “Tu mi piaci tanto”, Luché con “Labirinto” e Serena Brancale con “Qui con me”.

Tempo di ascoltare Michele Bravi, sempre intorno al 6, Luché (in crescita esponenziale da 7), Mara Sattei (mai oltre un rotondo 6) e Sayf (sempre più protagonista anche dopo al Dopofestival con la mamma, voto 7) e la serata finisce.

Ah no, prima c’era stato Mogol, premio alla carriera, 90 anni da compiere ad agosto e una storia immensa in valigia. Lui, piccolino e sorridente, è il simbolo che quando si firma grande musica, non si invecchia mai. Gli anni passano ma certe parole nelle canzoni non hanno proprio tempo.

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