Qui Genova. Per lennesima volta passerella privilegiata sulla quale sfila laltra Italia, quella che lavora, che investe, che rischia e che reagisce alla crisi dura. UnItalia diversa da quella descritta da molti giornali o raccontata dai tiggì. UnItalia che si rimbocca le maniche, lasciando tutto il resto ai professionisti del lamento e della protesta, spesso incivile.
Questo non significa che gli imprenditori del settore subiscano in silenzio la pesante situazione economica. Al contrario, alzano la voce, e a ragion veduta. Consapevoli, però, che soltanto le imprese possono generare ricchezza. Non certo lo Stato, più incline a saccheggiare e sperperare quella ricchezza in cambio di nulla. Consapevoli, soprattutto, che leconomia globale è entrata in una nuova fase, forse ancora più pericolosa.
Essere presenti qui al Salone è atto di fede e di coraggio. Significa aver fatto scelte di vita che implicano sacrifici; significa mettersi in gioco con investimenti individuali e aziendali nella speranza di ripartire e di perpetuare quelle che sono sempre state le peculiarità del settore: capacità di reinventarsi, di stare al passo con i tempi, di raccogliere il guanto della sfida, di lanciare il cuore oltre lorizzonte. Né più né meno di ciò che hanno fatto le generazioni passate, i loro padri. Senza troppi piagnistei. Tutto il resto, compresi gli schiaffi che arrivano da uno Stato sempre più invasivo e vorace, sono chiacchiere e distintivi. Certo, non cè da stare allegri se un imprenditore come Norberto Ferretti trova il tempo di sfogare tutta la sua delusione: «È difficile lavorare in un Paese che non ci ama». Per aggiungere: «Ma sono fiducioso. Perché il futuro dipende soltanto da noi...».
Completa il concetto il presidente di Ucina, Anton Francesco Albertoni: «Mai come oggi le aziende stanno facendo da sole».
In fondo la nautica non ha mai chiesto la Luna. Più semplicemente pretende trasparenza, semplificazione e norme serie per competere ad armi pari con i concorrenti del Mediterraneo: Francia, Croazia, Spagna, Tunisia e Turchia.
Poi cè da sciogliere il più odioso dei nodi, una volta per tutte: la questione fiscale. Ci tentano, da tempo, sia Ucina sia chi opera nel turismo da diporto per dire basta allossessiva caccia alle streghe! Basta con il disco rotto «diportista-evasore». È intollerabile. Ci sarà pure qualche furbetto a piede libero, ma il 99% delle barche è acquistato in leasing. Significa che tutte le transazioni possono essere verificate dallAgenzia delle Entrate. Che ieri, alla vigilia del Salone, ha emanato finalmente la circolare che regola lIva sulle attività di noleggio e locazione.