Un convertito su 5 diventa una recluta

Un convertito su 5 diventa una recluta

Le prigioni europee ospitano circa 500 terroristi islamici «spesso addestrati militarmente e con una forte preparazione per fronteggiare il sistema carcerario». L’allarme è contenuto nel rapporto «La radicalizzazione jihadista nelle istituzioni penitenziarie europee» voluto da Bruxelles.
Invece il numero totale di detenuti musulmani, che in gran parte non hanno nulla a che fare con l’estremismo jihadista, è di poco superiore a 50mila. In realtà sarebbero almeno 132mila tenendo conto di tutti i musulmani che entrano ed escono di cella in un anno, con permanenze brevi.

In Spagna i terroristi detenuti sono 180, più di ogni altro Paese. I servizi segreti hanno scoperto estremisti dietro le sbarre «che usano slang e parole chiave per trasmettere informazioni all’interno e all’esterno del carcere» si legge nel rapporto. Il caso più eclatante è quello di Mohamed Ghaleb Kalaje, in galera dal 2001. Dalla sua cella dava istruzioni sul finanziamento di attività terroristiche. I visitatori fungevano da corrieri.

L’Inghilterra ospita 130 detenuti per reati associati al terrorismo, che costano allo stato 3,5 milioni di euro. In dieci anni i carcerati di religione islamica sono quasi triplicati. Il pericolo maggiore deriva da una dozzina di rivolte e azioni terroristiche compiute in carcere dal 2005 al 2009. Uno dei detenuti più famosi, Abu Qatada, ispiratore di cellule anche in Italia, è riuscito a far filtrare documenti contro l’addio alle armi dei terroristi egiziani. Un altro fenomeno è la conversione in carcere. Richard Reid, il terrorista che voleva far saltare in aria un volo passeggeri con dell’esplosivo nascosto nelle scarpe, si è convertito all’islam in una prigione inglese.

Negli Stati Uniti la conversione, non solo dietro le sbarre, sta assumendo proporzioni preoccupanti. «Soprattutto grazie a sette pseudo musulmane, come la Nation of Islam e la Moorish science temple, che ogni anno attraggono centinaia di convertiti» si legge nel rapporto. I casi più noti sono quelli di Michael Finton, che cercava di far saltare per aria il tribunale di Springfield, James Cromitie, David Williams, Onta Williams e Laguerre Payen, che volevano comperare missili per attentati a New York.

In Francia la maggioranza della popolazione carceraria è di fede musulmana. La media è di poco più del 50%. Nelle carceri vicine ai grandi centri urbani, come la prigione di Lille-Sequedi, i penitenziari nella zona di Parigi e Marsiglia si registrano impennate fino al 60-80%. Si tratta in gran parte giovani delle banlieue fra i 18 e 35 anni.

Secondo un rapporto confidenziale, del settembre 2008, 442 islamisti detenuti farebbero attivo proselitismo nelle carceri. Non solo: su 1.610 convertiti all’islam, il 4% ha abbracciato il Corano in carcere (il 10% ha precedenti penali). «Una volta liberati, quasi il 17% dei convertiti in prigione», si legge nel rapporto per la Commissione europea, vengono arruolati «in gruppi islamici radicali o strutture di sostegno logistico a loro collegati».

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