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In corso Buenos Aires vanno in scena i giovani

La conferenza stampa sulla stagione 2011-12 dell'Elfo Puccini è appena iniziata quando, a sorpresa, sale sul palco Stefano Boeri. Nella sua prima uscita ufficiale da Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Boeri spende poche, ben calibrate parole sulla necessità di «mettersi in ascolto delle diverse associazioni e istituzioni culturali che operano in città, per imparare sul campo». Probabilmente sa di aver pronunciato questa frase nel contesto giusto: è consapevole insomma che dal modello organizzativo dell'Elfo c'è molto da apprendere, come dimostrano gli sbalorditivi risultati di pubblico ottenuti nell'ultimo anno e mezzo, ma anche il programma della prossima stagione, così vasto e articolato da far concorrenza a quello pur sempre mastodontico del Piccolo.
Umberto Orsini interprete di un Brecht d'annata, Mariangela Melato in un corpo a corpo a con la scrittura di Marguerite Duras, Carlo Cecchi alle prese con la nuova drammaturgia inglese, Paolo Poli impegnato in una rivisitazione delle atmosfere sofferte di Anna Maria Ortese, sono solo alcuni dei celebri attori che calcheranno il palcoscenico di Corso Buenos Aires a partire da ottobre 2011. Nel cartellone dell'Elfo, accanto ai volti noti della scena italiana degli ultimi decenni, figurano infatti due giovani protagonisti del cinema di qualità che hanno sentito l'attrazione fatale del teatro. Il primo è Elio Germano che, con la collaborazione del musicista e compositore di colonne sonore Teho Teardo, nel febbraio 2012 si cimenterà col Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline. Dal capolavoro rabbioso e visionario di uno dei più grandi romanzieri del Novecento, Germano ha tratto una pièce sperimentale in cui le parole si fondono con l'acustica degli strumenti ad arco, della chitarra e del computer, alla ricerca di un timbro che dia corpo alla vicenda assurda e crudele della guerra. A marzo invece Stefano Accorsi, grazie al supporto drammaturgico di Marco Baliani, si confronterà temerariamente con L'Orlando furioso, nel tentativo di dar voce alla peculiare - e in fondo attuale - «follia d'amore» che caratterizza i versi dell'Ariosto.
Gli spettacoli di Germano e Accorsi - entrambi attori con un grande richiamo di pubblico giovane - arricchiscono un'offerta nel complesso molto attenta alle nuove generazioni. La particolarità della prossima stagione dell'Elfo Puccini consiste infatti nella rassegna intitolata «Nuove storie», al cui interno trovano spazio autori e compagnie emergenti con opere di stretta attualità. In questo ciclo rientra per esempio una lunga carrellata di spettacoli che occuperà tutto il mese di maggio e che sarà dedicata a tematiche inerenti la precarietà del lavoro. A Milano ormai i ventenni e i trentenni rappresentano la nuova frontiera del pubblico: basti pensare che, nella scorsa stagione, gli spettatori del Piccolo Teatro con meno di 26 anni sono stati il 50 %. Anche lo staff dell'Elfo Puccini, come già il Parenti, sembra aver preso atto di questa situazione, ripensando non solo le ospitalità, ma anche le sue produzioni.
Nel 2011-12, oltre a testi shakespeariani come «Il racconto d'inverno» e «Sogno di una notte di mezza estate», non a caso riallestiti in modo da risultare accessibili a un pubblico ampio, la compagnia dell'Elfo riprenderà due suoi spettacoli di successo.

La chiusura di stagione sarà affidata alla versione integrale di un classico contemporaneo come «Angels in America», l'apertura a una bella pièce di Alan Bennet che racconta le vicende di un gruppo di frizzanti adolescenti inglesi, «The History Boys»: un titolo eloquente, nella sua basilarità, in cui l'accento cade sulla parola «Boys».

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