Alla Corte una Mirandolina che non sa sedurre

Ritratto femminile di assoluto riferimento, arguto, intelligente, moderno, «La Locandiera» di Carlo Goldoni è la commedia esemplare di un congegno teatrale sulla vanità e i vizi di un settecento in caduta libera. Mirandolina è attraente, astuta, il prototipo della donna moderna, protagonista indiscussa della commedia che ruota tutta intorno al suo personaggio. Ed è su questo personaggio che lo spettacolo di Pietro Carriglio vuole focalizzare l'attenzione, proponendosi di liberarlo dagli stereotipi del «goldonismo». Il regista che definisce il capolavoro goldoniano un «meccanismo ad orologeria perfetto» cerca di entrare su alcuni aspetti tradizionalmente poco analizzati del testo cimentandosi in un esperimento certosino nella creazione di sfumature eterogenee rispetto alla tradizione. Viene fatto uno studio meticoloso sul significato di una rappresentazione che sospinge la sfida tra l'universo maschile e quello femminile, privo di motivazioni storico-politiche, riportando il testo allo stadio puro in una scatola scenica priva di orpelli in cui sono definite solo le figure attoriali. I protagonisti di una storia fin troppo conosciuta si mascherano e smascherano di continuo facendo i conti innanzi tutto con sé stessi. La scena che ha scelto di porre tra il pubblico e gli attori un velo di cui si fa fatica a cogliere il senso, fatta solo di tre panche, un tavolo e una poltrona, diviene un laboratorio in cui si realizza un esperimento di sezione della coscienza collettiva. L'intento registico è dei migliori, peccato che il risultato sia scarso, la compagnia del Teatro Biondo Stabile di Palermo non convince, la stessa Galatea Ranzi nelle vesti di Mirandolina veste un ruolo di femme d'autorité sicura di sé ed avvezza a manovrare gli slanci dell'eros maschile che le toglie quella sensualità pensata dall'autore lasciandola totalmente priva di seduzione. La sua recitazione affettata non è veritiera e la rende noiosa. Più adeguati nelle interpretazioni Luciano Roman, il cameriere Fabrizio e promesso sposo di Mirandolina, Luca Lazzareschi, il misogino cavaliere di Ripafratta, e Sergio Basile, il parvenu Conte d'Albafiorita. Lo spettacolo in scena da mercoledì 3 al Teatro della Corte vi resterà fino a domenica 14.

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