Così gli antitaliani usano l’Ue per affondare il nostro Paese

Roma Uno Stato in cui la criminalità organizzata la fa da padrona. In cui si lasciano affogare i profughi piuttosto che rifocillarli. Nel quale si dà l’assalto agli zingari. E in cui le ruberie sono all’ordine del giorno, senza contare la crescita esponenziale dell’oppio televisivo e, da ultimo, del serpeggiare di rischi concreti per la libertà di stampa.
Non pensate al Mozambico o alla Guinea equatoriale. È l’Italia, da quel che risalta dai dibattiti che si susseguono da anni nell’emiciclo dell’Europarlamento. Gente d’Europa ricca di pregiudizi nei nostri confronti? In qualche caso. La verità è che è proprio dal Belpaese che nascono gli input che danno vita alle condanne.
Corrispondenti stranieri residenti a Roma che scopiazzano Unità o Espresso nelle loro tiritere anti Cavaliere. Enfasi allarmistiche dei giornali d’oltralpe per i fatti di ’ndrangheta o per il velinaio di modelle e calciatori che monta d’agosto in Sardegna. Ma poi ci sono i nostri politici che attizzano i focherelli facendone roghi orribili. Esempi? «La permanenza di Totò Cuffaro al vertice della Regione siciliana potrebbe rappresentare un segnale inequivocabile alle organizzazioni criminali e acuire i rischi di infiltrazione mafiosa nella gestione dei fondi europei per il periodo 2007-2013» strillava allarmatissimo Giusto Catania, di Rifondazione davanti alla commissione Barroso a gennaio del 2008, citando i giudici siciliani. Immaginatevi voi cosa potevano pensare le decine e decine di europarlamentari di altri Paesi delle condizioni di agibilità della democrazia nell’isola. E dall’altra parte non si è rimasti certo con le mani in mano. Voi ve la prendete con la Sicilia? E noi si carica a testa bassa la Campania del duo-monnezza Bassolino-Iervolino. Ed ecco allora alla fine dello scorso anno Mario Borghezio (Lega-Nord/Uen) levarsi in piedi nell’aula di Strasburgo e agitare un indice accusatore verso chi avesse mai solo potuto pensare di aprire i cordoni della borsa europea alle richieste avanzate da Napoli e dintorni. Quale la motivazione per il blocco dei finanziamenti? Semplicissimo: «Per la pessima gestione dei rifiuti e per lo strapotere della connection politico-camorristica, la Campania è fuori dallo spazio giuridico europeo». Il che dev’essere apparso assai allarmante a svedesi e nordici in genere che magari avevano già avuto occasione di sentir parlare di Gomorra e che hanno potuto a quel punto avere un’ulteriore conferma di come il Belpaese vada evitato, sia negli affari che per semplice turismo. È un fatto che a guidare le campagne anti italiane su zingari e immigrati siano stati i verdi di casa nostra, a suo tempo. E che a presentare denunce contro governi, aziende, magistratura, polizia e persino la Chiesa, siano stati nostri compatrioti insoddisfatti dall’andamento delle cose. Poi c’è - naturalmente - la strumentalizzazione. E allora si commenta con contrizione e vergogna uno degli ultimi posti in classifica dell’Italia nella speciale classifica della libertà di stampa. Dimenticando però di far cenno che quella brutta pagella non si deve al governo, ma al fatto - come esplicitamente citato nel rapporto - che nella penisola la tv di Stato è in mano ai partiti e che di editori puri non c’è quasi traccia, essendo quotidiani e settimanali nelle mani di imprenditori a tutt’altro interessati.
Insomma, se solo qualcuno storce il naso nei confronti del nostro Paese tra i 27 dell’Unione, la realtà è che spesso ci facciamo del male da soli. Come nel caso delle multe che piovono sul mancato adeguamento delle norme al diritto comunitario. Si è scoperto che quasi l’85% delle pratiche che ci portano alla condanna, provengono proprio dal Belpaese. Un tempo ci si scontrava, a Roma; oggi si preferisce un parterre internazionale.
AMC