Knut Hamsun si reca per la prima volta negli Stati Uniti nel 1882, dove rimane fino al 1884, e vi torna dal 1886 al 1888. Da questa esperienza nasce un resoconto critico, a metà tra cronaca e invettiva, La vita culturale dell'America moderna (pagg.278, euro 20), che oggi viene ripubblicato da Bietti.
Il Paese che descrive si presenta come l'opposto dell'immagine idealizzata veicolata dalle narrazioni entusiaste della stampa dell'epoca e molto distante dall'idea della "terra delle opportunità". Appare ostile verso i più deboli in particolare gli emigranti europei e ripiegato su se stesso, segnato da un patriottismo ostentato attraverso parate e rituali militari. Hamsun (premio Nobel per la letteratura nel 1920) vi riconosce una realtà provinciale, priva di una vera tradizione artistica e attraversata da un vuoto spirituale. Cresciuto nella natura del Nordland (una contea della Norvegia), vede in quel mondo avviato verso una completa industrializzazione l'emergere di una società solo in apparenza democratica, in cui a imporsi come unico criterio di valore è il denaro: "Gli Americani sono talmente presi dalla loro corsa al guadagno che su questa si concentra tutto il loro ingegno e ogni loro interesse orbita intorno al profitto".
Come molti emigranti, non trova sostegno nei connazionali approdati lì da qualche anno. Durante la permanenza è costretto a svolgere lavori umili: fa il mandriano, il calzolaio, il commesso, l'impiegato nel settore del legname e il controllore di tram esperienze che, però, gli consentono di osservare da vicino le dinamiche sociali, e che probabilmente contribuiscono a inasprire la sua visione critica. Secondo Tore Hamsun, autore della prefazione, la lettura della realtà fatta dal padre nasce anche da queste aspettative deluse e si rafforza nel confronto con le posizioni di Bjørnstjerne Bjørnson (anch'egli futuro premio Nobel), da cui aveva cercato sostegno e che aveva diffuso tra i contemporanei un'immagine fortemente positiva degli Stati Uniti. Le difficoltà lavorative si sommano a una salute fragile, fino all'insorgenza di una bronchite cronica che, scambiata per tubercolosi, lo costringe al primo rientro in Europa.
Nel tempo, alcune posizioni si attenueranno. Probabilmente ha ragione Tore quando afferma che molte asperità del testo andrebbero interpretate alla luce del contesto storico e degli ambienti frequentati da Hamsun, il quale in seguito avrebbe stemperato alcune posizioni, pur senza opporsi alla ripubblicazione dell'opera. Resta la diffidenza nei confronti di un modello di civiltà che assolutizza il pragmatismo. Al di là delle asperità lessicali e delle invettive, emerge infatti la percezione di un indebolimento dei legami sociali e di un ritmo produttivo sempre più convulso e travolgente: "la nevrotica celerità con cui le cose si muovono".
In parallelo, seppur in forma embrionale, affiora tuttavia quella sensibilità per il mondo contadino e per la natura aspra e selvaggia che troverà sviluppo nell'ideale dei "sentieri dove cresce l'erba", destinata a diventare uno dei tratti ricorrenti della sua produzione letteraria.