«Così lo smartwatch ora vi salva la vita»

Stefano Carugo, luminare di cardiologia: «Con l'Apple Watch, l'ECG arriva al polso. E la fibrillazione non è più un nemico mortale»

Marco Lombardo

Sì, vabbè: è molto fashion avere al polso uno smartwatch. Di quelli che ti bippano in continuazione, sia mai che vuoi far vedere di essere impegnato. Però, finalmente, c'è di più. Ovvero la funzione per cui gli orologi digitali, così come le smartband, sono nati: migliorare la nostra salute. Addirittura salvarci la vita. È possibile? D'ora in poi sì.

Apple la scorsa settimana ha annunciato l'arrivo anche in Italia dell'aggiornamento che permette di fare l'elettrocardiogramma con il suo Watch serie 4. E non solo, perché anche chi possiede una serie precedente può scoprire il nemico numero uno del cuore: la fibrillazione atriale. Anche quella impossibile da rilevare in proprio e che colpisce milioni di persone del mondo portando alla morte ma anche a malattie come l'ictus. E dunque: oggi abbiamo uno strumento facile di prevenzione e la conferma viene anche dal Professor Stefano Carugo, numero uno della Società Italiana di Cardiologia e specialista in telecardiologia.

Professore, dunque, Apple Watch funziona.

«Sicuramente. E l'ho provato in prima persona una settimana per averne la certezza. Ciò che in Usa c'è da mesi, adesso è arrivato qui da noi».

Farsi l'elettrocardiogramma da soli non può essere antitetico al lavoro dei medici?

«Tutt'altro. Partiamo dai vantaggi: lo smartwatch è uno strumento facile da usare e alla portata di tutti. Utilizzarlo nel modo giusto vuol dire andare dal medico davvero quando serve e non intasare ambulatori o pronto soccorso per falsi allarmi. E glielo dice un primario».

Ma è affidabile?

«Assolutamente, garantito, certificato. È vero che in ospedale gli strumenti di ECG hanno 12 derivazioni e l'Apple Watch solo una. Eppure paragonando i tracciati nei test, non abbiamo rilevato differenze».

Quindi?

«Apple punta molto sulla prevenzione della fibrillazione atriale, ma io posso aggiungere che per noi è uno strumento utile anche per rilevare extra sistole. Per sapere se le palpitazioni si possono tramutare in qualcosa di serio».

Riassumendo...

«C'è l'attendibilità del tracciato, funziona bene è semplice: si attiva l'applicazione, si poggia il dito sulla corona digitale, si attende 30 secondi. A quel punto ecco il tracciato sull'iPhone che si può spedire via mail al medico in pdf».

E ci sono gli avvisi se qualcosa non va.

«Infatti: appena l'orologio rileva un'anomalia, manda un messaggio. La fibrillazione è una malattia subdola, carogna. Ignorarla può portare anche a ictus gravemente invalidanti».

Ci sarà qualche controindicazione.

«Beh, diciamo che l'ECG va usata con moderazione. Se uno si fa prendere la mano sale lo stress, l'ansia, e allora sì che partono le palpitazioni. Farlo 30 volte al giorno non ha senso, basta una. O neanche, se non c'è motivo».

È questo l'inizio del futuro?

«Sicuro. Si sta già lavorando alla rilevazione di pressione, glicemia. E con l'iPhone è già possibile fare la mappatura di nei e delle malattie della pelle. Pensi che ci sono già programmi di telemedicina cardiologica che prevedono la cura a domicilio da Singapore...».

L'Italia è pronta per questo?

«Tecnologicamente sì. Il problema ora è dare un valore al servizio. Il costo sociale, quindi a carico di tutti, dell'ictus nel nostro Paese è di circa 30-40 mila euro a paziente l'anno. Se chiedessimo, per dire, 5-6 euro a paziente per l'utilizzo della telemedicina, ci sarebbe un risparmio. La tariffazione dei nuovi servizi è la chiave. E c'è un altro grande vantaggio...».

Ovvero?

«L'Apple Watch è facilissimo anche per chi è nella terza età. Ci sono circa 80mila anziani fragili, la tecnologia può aiutarli. E ci sono migliaia e migliaia di persone che non si ammalerebbero grazie a un gesto. Insomma: siamo entrati nella cardiologia moderna, ed è a portata di polso».