Le criptovalute del "criptocosmo" sono la salvezza

C'è chi lavora a una tecnologia che renda più sicure le transazioni. Se funziona, nascerà una nuova Rete

Le criptovalute del "criptocosmo" sono la salvezza

C'era una volta la moneta. Nata, ce lo ha spiegato Carl Menger, come soluzione ai costi strutturali del baratto, oggi la moneta non ha più nulla a che fare con le sue origini naturali (e non pianificate), ma è diventata una pallina impazzita in quella grande roulette globale che sono diventati i mercati finanziari. Sulle monete si scommette e si accumulano (o si dilapidano) enormi capitali, ma da quando si è abbandonato il gold standard non c'è più alcun nesso tra la moneta e l'economia reale, quella costruita faticosamente ogni giorno da inventori e innovatori, imprenditori e lavoratori.

Con il denaro che ha perso progressivamente la propria funzione, i settori emergenti dell'economia digitale hanno abbracciato il modello del «tutto è gratis». Ma proprio questa scelta potrebbe essere una delle cause della loro rovina. Con il suo stile profetico e un tono vagamente minaccioso George Gilder, il guru della futurologia (che, incidentalmente, era anche l'autore vivente più citato da Ronald Reagan), nel libro Life After Google lancia un pesantissimo j'accuse nei confronti dei titani della Silicon Valley. Partendo proprio con lo smontare le fondamenta stesse della filosofia su cui fanno leva quasi tutti i colossi del settore (con la parziale eccezione di Amazon e Microsoft). «L'idea che tutto sia gratuito scrive Gilder - non solo è una bugia, ma significa un ritorno al pantano di infiniti scambi che la razza umana ha abbandonato nell'età della pietra. Oggi, invece di pagare in denaro, si paga con la propria attenzione. E si paga in tempo. Il tempo è ciò che il denaro misura e rappresenta, ciò che nell'economia scarseggia quando tutto il resto abbonda. (...) È il Mondo a Costo Zero che vuole impadronirsi del tuo tempo. Che poi è la tua vita».

Se «tutto è gratis», Google & Co. possono sfuggire alle sfide che hanno a che fare con la sicurezza. Se la maggior parte dei propri prodotti è gratis, si evitano molte delle richieste da parte dei clienti per la prevenzione di hackeraggi e furti. Se pagassimo per utilizzare servizi come i motori di ricerca o i social network, pretenderemmo sicuramente livelli di sicurezza adeguati e, magari, potremmo avere voce in capitolo su come vengono utilizzati i nostri dati personali.

Come se non bastasse, siamo precipitati in un mondo dominato dai monopoli. Se Google, Amazon e Facebook si accordassero per rendere inaccessibile questo testo ai loro utenti, il lavoro che abbiamo prodotto semplicemente smetterebbe di esistere. Per informazioni, chiedere a Donald J. Trump.

Sicurezza ridicola, assenza totale di valore, monopoli galoppanti: è tutto da buttare, insomma, nella Rete di oggi? Prima di stracciarci le vesti e bruciare le dorsali in fibra ottica per tornare a un mondo pre-internet, proviamo a ragionare. Perché ci sono almeno due strade che possono ancora portarci fuori da questo labirinto distopico in cui siamo finiti.

La prima, nel breve periodo, è abbandonare il sogno che il cyberspazio possa restare quel Far West senza leggi che avevano immaginato i tecno-utopisti degli anni Novanta. Ci abbiamo creduto, fortemente, anche noi. Ma la dura realtà è che siamo finiti in un mondo in cui si è certificata l'equivalenza tra medicina e stregoneria, tra scienza e terrapiattismo. Abbiamo trasformato una delle più grandi intuizioni dell'uomo in un incubo in grado di minare dalle fondamenta la nostra convivenza civile e democratica.

Se stessimo parlando di radio, tv, giornali o semplici industrie, una totale mancanza di concorrenza non sarebbe tollerata. Sciamerebbero organismi di controllo e di garanzia che qui sono totalmente assenti e che hanno permesso a questi soggetti di diventare degli stati senza territorio, vere e proprie entità onnipotenti al cui buon cuore abbiamo rimesso larga parte del nostro sapere. Immaginare regole efficaci che possano occuparsi dei social network è molto complesso. Siamo in territorio totalmente ignoto: non comprendiamo a fondo quel che abbiamo davanti e non riusciamo a immaginare strumenti per affrontare i problemi. Abbiamo bisogno di più dati, di più trasparenza. Grazie alla tracciabilità sappiamo con certezza da dove arrivano le arance che mangiamo ma facciamo fatica a comprendere da dove provengono le informazioni che potrebbero cambiare per sempre la struttura della nostra democrazia.

C'è poi il tema dell'anonimato. Una buona metà (ad essere prudenti) del traffico online è generato da contenuti prodotti da soggetti non identificabili. Questo avviene per molte ragioni, alcune anche difendibili. Però è altrettanto vero che l'anonimato online è coinciso con un sostanziale senso di impunità rispetto alle azioni che in Rete si compiono. E questo lato oscuro ha ormai preso il sopravvento su tutto il resto. Nessuno di noi può, oggi, viaggiare in aereo in forma anonima. Non è impossibile fare lo stesso per i principali social network. Principali perché può avere senso lasciare che alcune attività minori continuino ad operare senza regole, ma è altrettanto logico chiedere a chi, superata una certa dimensione, ricopre ruoli di utilità pubblica di uniformarsi a norme di civile convivenza. Servono poche e semplici regole che consentano di difendere i diritti umani e le conquiste che proprio grazie alla Rete abbiamo ottenuto.

C'è poi la strada di lungo periodo. E torniamo a Gilder e alla moneta. «Proprio in questo momento si legge su Life After Google - alcune migliaia di aziende di cui non avete mai sentito parlare, stanno investendo miliardi di dollari per dare vita a una nuova Rete il cui imperativo architetturale più potente sarà proprio la sicurezza nelle transazioni, intesa come proprietà del sistema e non come aggiunta dell'ultimo minuto. Perciò la sicurezza assumerà un ruolo così fondamentale in questo nuovo sistema che il nome stesso ne deriverà: il criptocosmo».

Secondo Gilder, insomma, la Rete che conosciamo oggi è destinata a diventare irrilevante. Per essere sostituita da un'infrastruttura che farà della sicurezza, dell'assenza di monopoli e della decentralizzazione i propri tratti caratteristici. Il pilastro di questa rivoluzione sarà la tecnologia della blockchain, che molti hanno imparato a conoscere grazie al fenomeno Bitcoin. Ma la blockchain non è solo criptovalute. Oltre a salvarci dalla finanza impazzita, potrebbe essere la chiave di volta per restituire internet ai suoi legittimi proprietari. Cioè tutti noi.