Crisi in Inghilterra: in dieci pronti a vendersi un rene

Il «Sunday Times» ne contatta alcuni: hanno debiti da pagare e mutui da estinguere e non trovano altre strade praticabili. Ma vendere organi è illegale

Sono almeno una decina i britannici che, per pagare i loro debiti, hanno pubblicato su internet un annuncio dicendosi disposti a farsi prelevare un rene e a venderlo ad un prezzo che va dalle 25.000 sterline in su. A rivelarlo è un'inchiesta del «Sunday Times» i cui giornalisti sono riusciti, sotto copertura, ad entrare in contatto con cinque di questi venditori.
Uno è un infermiere 26enne che sostiene di dover pagare i debiti derivati da un'attività commerciale da lui avviata e poi fallita. Un altro è un tassista 43enne del Lancashire, che ha bisogno di soldi in parte per estinguere un mutuo e in parte per rinnovare la cucina. Entrambi sostengono di voler aiutare i malati bisognosi di trapianto, superando allo stesso tempo le loro difficoltà economiche.
«Pensavo di dare ad un'altra persona la possibilità di sopravvivere e volevo nello stesso tempo aiutare me stesso. Siamo in mezzo a una crisi economica gigantesca», ha detto al domenicale il tassista, aggiungendo: «Un uomo pachistano lo voleva, ma gli ho detto di no. Credo che lo volesse per rivenderlo. Preferirei che andasse a finire bene».
Secondo i medici, il fenomeno prova che va rimessa in discussione la legge sulla vendita di organi. «L'Occidente l'ha messa fuorilegge per una serie di ottime ragioni, ma il risultato è che le transazioni avvengono lo stesso, in segreto. È importante che ci sia un dibattito», ha detto Peter Friend, ex presidente della British Transplant Society.
Secondo la legge britannica che regola i trapianti, vendere un organo è un reato anche se il donatore è disposto a recarsi in un altro Paese per il trapianto. Sono quasi settemila le persone che in Gran Bretagna hanno bisogno di un trapianto di reni e in 300 lo scorso anno sono morte perchè non hanno ricevuto in tempo un organo sano.
La scarsità di organi disponibili per i trapianti ha riacceso nei giorni scorsi il dibattito su una possibile modifica delle norme sull'espianto dopo la morte. Attualmente la legge prevede che chi è disposto a donare organi dopo il proprio decesso si iscriva nell'apposito registro della Sanità pubblica. Secondo alcuni critici però, sarebbe opportuno considerare chiunque possibile donatore, a meno che abbia espresso ufficialmente la propria volontà di non farsi espiantare alcun organo.
Sebbene il 65% dei britannici si dica disposto a donare i propri organi dopo la morte, soltanto il 27% è iscritto nel registro dei donatori.