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Caso Cospito, confermata in appello la condanna a Delmastro

8 mesi per rivelazione di segreto d’ufficio. L’esponente di FdI annuncia il ricorso: "Sicuramente andremo a Cassazione"

Caso Cospito, confermata in appello la condanna a Delmastro
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La Corte d’appello di Roma ha confermato la condanna a 8 mesi per Andrea Delmastro Delle Vedove, imputato per rivelazione di segreto d’ufficio nel procedimento legato alla vicenda dell’anarchico Alfredo Cospito. La decisione è stata presa dai giudici della terza sezione penale dopo circa due ore di camera di consiglio. Presente in aula, Delmastro ha brevemente commentato ai microfoni dei cronisti presenti: "Sicuramente andremo a Cassazione".

Nel corso della precedente udienza - datata 22 aprile - la Procura generale aveva chiesto l’assoluzione dell’imputato - ex sottosegretario alla Giustizia - con la formula "perchè il fatto non costituisce reato". La sentenza di appello conferma quindi quanto stabilito in primo grado, quando - nel febbraio dello scorso anno - Delmastro era stato condannato alla stessa pena.

In quella occasione, il Tribunale di Roma aveva riconosciuto all’esponente di Fratelli d'Italia le circostanze attenuanti generiche e disposto la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per un anno. Erano state invece respinte le richieste di risarcimento presentate dalle parti civili, quattro parlamentari del Partito democratico. All’imputato erano stati inoltre concessi la sospensione condizionale della pena e il beneficio della non menzione nel casellario.

La vicenda processuale ha preso avvio da un esposto presentato da Angelo Bonelli. Al centro, le dichiarazioni rese nel febbraio 2023 alla Camera da Giovanni Donzelli, deputato dello stesso partito di Delmastro. In aula, Donzelli aveva riportato il contenuto di alcune conversazioni tra Cospito e due esponenti della criminalità organizzata, captate dalla polizia penitenziaria nel carcere di Sassari. Il contesto era quello delle proteste anarchiche e del dibattito sul regime di 41 bis applicato a Cospito, che aveva avviato uno sciopero della fame per chiederne la revoca. Donzelli aveva utilizzato quei passaggi per criticare i parlamentari del Partito Democratico che avevano fatto visita al detenuto in carcere.

In seguito era emerso che le conversazioni erano contenute in una relazione del Dap. Delmastro, all’epoca titolare della delega all’amministrazione penitenziaria, vi aveva avuto accesso dopo averne fatto richiesta. Secondo quanto ricostruito, fu poi lui a comunicarne il contenuto a Donzelli.

Le informazioni erano state considerate "segrete per legge", anche alla luce del timbro "a limitata divulgazione" apposto sul documento. Gli stessi pm, tuttavia, avevano escluso la presenza del dolo, sostenendo che l’ex sottosegretario non fosse consapevole della natura segreta delle notizie al momento della divulgazione.

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