È l'udienza più attesa sul caso Garlasco. Quella in cui si definiscono alcuni punti chiave sulle indagini su Andrea Sempio. In aula la perita Denise Albani ha già illustrato i risultati, entrando nel dettaglio, degli esami genetici eseguiti e già in parte emersi, nella nuova indagine sull'omicidio di Chiara Poggi. Da quanto trapela, in aula la discussione è stata molto tranquilla e serena. La perita ha illustrato ad avvocati, pm e investigatori il risultato della sua analisi, spiegano con quale metodo e con quale esito ha condotto la sua indagine. In sostanza ha risposto al quesito del Gip, illustrando i suoi risultati alle parti. Come già anticipato, ha osservato che il profilo genetico, il dna, ritrovato sulle unghie, è "comparabile", e che il risultato è che appartiene alla linea genetica maschile di Sempio. In sostanza, ai membri maschi della sua famiglia, che però non sono mai stati a casa dei Poggi. Un dato che per la procura e gli investigatori del nucleo investigativo dei carabinieri è schiacciante. Anche perché si aggiunge al fatto che la impronta 33, ritrovata sul muro delle scale che conducono alla cantina in cui è stata ritrovata Chiara Poggi, pur non essendo sporca di sangue (secondo le analisi già effettuate nel 2007), appartiene per la procura a Sempio. Indizi, che insieme alle telefonate effettuate da Sempio verso casa dei Poggi, e ad altri elementi non ancora nota, per l'accusa portano a una sola direzione: la colpevolezza dell'amico di Marco Poggi.
La perizia di Albani è stata contestata dalla difesa di Sempio, con gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti. Secondo gli esperti Marina Baldi e Armando Palmegiani, la perizia sul dna ha una scarsa validità scientifica per un processo, perché si basa su dati "non consolidati", e non è in grado di indicare né quando, né come sia avvenuto il trasferimento del materiale genetico. Gli esperti sottolineano in particolare come la perita Denise Albani non abbia potuto indicare se le tracce di dna misto e parziale su due dita della vittima che sarebbe compatibile con la linea paterna di Sempio si siano depositate attraverso un trasferimento diretto da contatto, o mediato attraverso un oggetto. Proprio per questo motivo hanno indicato una serie di luoghi o oggetti in cui l'amico di Marco Poggi avrebbe avuto interazioni prolungate nel tempo nella villetta di via Pascoli. Fra cui il telecomando della tv, il computer, un asciugamano del bagno, alcune zone della cucina.
A sorpresa stamattina in procura a Pavia è arrivato Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l'omicidio. "Voleva esserci perché lo riguarda. Il Tribunale della Sorveglianza glielo ha concesso ma non potrà parlare", le parole dell'avvocato Antonio De Rensis. Anche Francesco Compagna, avvocato dei Poggi, ha parlato ai giornalisti: “Credo che di processuale ormai ci sia poco in questa vicenda. È un enorme spettacolo mediatico in cui si gioca una partita in termini di comunicazione". Ancora: “L'impressione è che qui non si vogliano accertare degli elementi magari in maniera più puntuale. Si vuole riscrivere una storia alternativa in un grandissimo dibattito mediatico - ha proseguito il legale - Questo, finché c'è la fase delle indagini, è possibile. Poi a un certo punto, se qualcuno riterrà di chiedere il rinvio a giudizio di Sempio, non sarà più possibile perché sarà compito del tribunale occuparsene”.
La conclusione dei pm, a loro avviso confermata dalla relazione genetica super partes, è che
vi siano indizi schiaccianti sul 37enne Andrea Sempio, amico del fratello della 26enne. Stessa conclusione, come è naturale, a cui sono arrivati gli avvocati di Stasi, ovvero i legali Giada Bocellari e Antonio De Rensis.