Proseguono le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, decedute nel dicembre 2025 a causa di un avvelenamento da ricina. Questa mattina, 27 ottobre, la Squadra Mobile di Campobasso ha ascoltato l’addetto alla raccolta dei rifiuti urbani di Pietracatella, il comune molisano in cui viveva la famiglia. Gli investigatori vogliono verificare quanto riferito da Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, sulla spazzatura eliminata nei giorni precedenti al Natale. L’attenzione si concentra in particolare sulle cozze avanzate da un pranzo di lavoro e successivamente portate nell’abitazione familiare.
Le cozze finite nella spazzatura il 24 dicembre
I mitili erano stati consumati il 22 dicembre 2025 durante un pranzo per gli auguri natalizi in un ristorante di Campobasso, al quale avevano partecipato alcuni colleghi di Gianni Di Vita e Antonella Di Ielsi. Sarebbe stata proprio la donna a chiedere al ristoratore di conservare gli avanzi in un contenitore di plastica, poi portato a casa. Non è stato possibile stabilire con certezza se le cozze siano state mangiate la sera stessa oppure durante la cena del giorno successivo, il 23 dicembre.
Un dettaglio rilevante nella ricostruzione degli ultimi pasti della famiglia, anche perché Alice, la figlia maggiore sopravvissuta insieme al padre, non aveva partecipato a quella cena. Interrogato il 13 gennaio, Gianni Di Vita aveva indicato nel 24 dicembre il giorno in cui gli eventuali residui sarebbero stati gettati. “Non posso dire con certezza quando le abbiamo mangiate in casa, posso però affermare con certezza che gli eventuali residui sono stati buttati con i rifiuti umidi mercoledì 24 dicembre e, lo stesso giorno, sono stati smaltiti i rifiuti in plastica, quindi anche la vaschetta che conteneva le cozze”, aveva dichiarato agli investigatori. L’audizione dell’addetto al servizio comunale serve a verificare le modalità di raccolta e smaltimento di quei rifiuti. Secondo quanto ricostruito, la spazzatura sarebbe stata portata via prima dei giorni festivi. Se così fosse, gli avanzi potrebbero non essere più disponibili per eventuali ulteriori accertamenti.
Da Berlino altri 30 giorni per le analisi sulla ricina
Mentre gli investigatori approfondiscono la vicenda degli alimenti, si allungano i tempi degli esami affidati agli specialisti del Robert Koch-Institut di Berlino. Gli esperti hanno ottenuto una proroga di trenta giorni per completare le analisi sui reperti e sui campioni acquisiti nell’ambito dell’inchiesta. Alla scadenza potrebbe essere concessa un’ulteriore estensione di un mese, facendo slittare le risposte anche alla fine di dicembre. Le proroghe, secondo quanto riferito da fonti della Procura di Larino, possono essere disposte per periodi di trenta giorni fino al limite complessivo di sei mesi dall’inizio della consulenza tecnica. Gli accertamenti riguardano materiali alimentari, campioni biologici e reperti raccolti nel corso delle indagini, compresi quelli acquisiti nell’abitazione della famiglia. I risultati dovranno contribuire a chiarire eventuali tracce riconducibili alla sostanza tossica e a fornire ulteriori elementi sulla dinamica dell’avvelenamento.
L’origine del veleno resta da chiarire
Gli accertamenti effettuati in Italia hanno individuato nella ricina la causa dell’intossicazione acuta che ha colpito Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. Rimangono tuttavia aperti interrogativi fondamentali, da dove provenisse la sostanza, in quale forma sia stata assunta e in che modo sia arrivata alle due vittime. Al momento, non è possibile affermare che le cozze siano state il veicolo del veleno. Inoltre, il fatto che nessuno dei partecipanti al pranzo del 22 dicembre abbia accusato malori non basta a chiarire che cosa possa essere accaduto agli alimenti dopo il loro arrivo in casa. Le analisi affidate agli specialisti tedeschi rappresentano quindi un passaggio importante per l’inchiesta, che la Procura di Larino porta avanti per duplice omicidio contro ignoti. Nel frattempo, gli investigatori continuano a ricostruire gli spostamenti degli alimenti e le ultime giornate di madre e figlia, alla ricerca di elementi utili a chiarire una vicenda ancora senza risposte definitive.
