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"Ho vissuto un calvario". Parla la donna a cui la pm disse: "È normale che l'uomo debba vincere resistenza"

La donna, vittima di violenze sessuali da parte dell'ex marito, racconta la sua battaglia dopo la sentenza di Strasburgo: "Mi sento come una fenice che rinasce dalle proprie ceneri. Questa vittoria è per tutte le donne"

"Ho vissuto un calvario". Parla la donna a cui la pm disse: "È normale che l'uomo debba vincere resistenza"
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"Finalmente giustizia è fatta, non mi sembra vero dopo così tanto tempo. Ho vissuto un calvario". Sono le parole di Audrey Ubeda, 42 anni, dopo la sentenza con cui la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia a risarcire lei e i suoi figli per la gestione del procedimento giudiziario relativo alle violenze sessuali denunciate nei confronti dell'ex marito.

In un'intervista rilasciata a la Repubblica, Ubeda ha ricordato uno degli aspetti più dolorosi della vicenda: l'archiviazione iniziale del caso da parte di una pm della Procura di Benevento, che aveva motivato la propria decisione sostenendo che fosse "normale per un uomo dover superare un minimo di resistenza della donna". Un'affermazione che la donna definisce "odiosa" e alla quale decise di opporsi. "Quella pm non mi aveva né vista né sentita. Come poteva giustificare in quel modo maltrattamenti, abusi, violenza. Depositai sms, foto, estratti conti, tanta roba. Per fortuna ho incontrato un'altra magistrata che ha visto la storia in modo diverso", ha spiegato.

La quarantaduenne ha poi ripercorso anche la lunga battaglia per ottenere l'affidamento dei figli, durata oltre tre anni. "Per tre anni e mezzo ho vissuto con i bambini in una casa protetta", ha raccontato, denunciando come l'ex marito sia ancora in libertà. "L'assurdità è che è a piede libero. Senza una misura cautelare, di allontanamento. Me lo posso ritrovare domani davanti alla porta di casa e non posso dire nulla", ha aggiunto.

Una paura che convive con una vita ormai ripresa in mano. Oggi lavora come "energy specialist in un'azienda salernitana. Penso a ricostruire una vita serena per i miei bambini. E soprattutto a vivere liberi", ha detto. Sottolineando che il risarcimento che le è stato riconosciuto dalla Corte sarà destinato a un centro antiviolenza per "aiutare altre donne". Donne alle quali consiglia di "denunciare, non arrendersi mai, perché prima o poi la giustizia arriva".

Per Ubeda, infatti, la pronuncia della Corte di Strasburgo rappresenta molto più di una vittoria personale. Intervistata anche dal Quotidiano Nazionale, la donna ha definito la decisione "una svolta, un nuovo inizio, una rivincita".

"Mi sento come una fenice che rinasce dalle proprie ceneri. Ma la soddisfazione più grande non è personale: è aver vinto una battaglia in nome di tutte le donne, affinché un caso assurdo come il mio non si ripeta mai più", ha concluso.

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