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"Logoramento dello schieramento avversario". Il leader no Tav rischia il carcere: cosa è successo

Le parole pronunciate da Rossetto nel giorno del sequestro di Askatasuna hanno spinto la procura a chiedere la revoca dei domiciliari per il fallimento della finalità rieducativa

"Logoramento dello schieramento avversario". Il leader no Tav rischia il carcere: cosa è successo
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"Ritengo anche utile, nella possibilità di qui in futuro, di riuscire ad avere lo sgombero dell’Askasatuna come elemento detonatore di possibili altri protagonismi, anche a livello nazionale, di realtà giovanili. Ma oggi l’importante sono i livelli di mobilitazione che si potranno dare nei prossimi giorni, settimane e anche mesi". Con queste parole Giorgio Rossetto, storico esponente della frangia no Tav della Val di Susa, commentava lo scorso 18 dicembre il sequestro dell'immobile occupato da Askatasuna. La particolarità è che Rossetto si trovava già ai domiciliari quando rilasciò questa intervista a Radio Onda Urto e che nonostante questo dichiarò di sperare che la risposta sarebbe stata "adeguata". La Procura di Torino, proprio per quelle parole, ha deciso di chiedere la revoca degli arresti domiciliari per il carcere.

Nell'ipotesi della procura, infatti, proprio quell'intervista rappresenterebbe il fallimento rieducativo della misura, anche perché in un altro passaggio Rossetto ipotizzava la possibilità di "tenere il fiato sul collo, in modo che sia lo stesso fiato sul collo che si tiene sulle montagne della Val Susa, ai cantieri, e penso che ci siano i margini anche nella zona di Vanchiglia, la zona dell’Askasatuna, per poter lavorare ad un logoramento dello schieramento avversario". Si tratta di dichiarazioni da guerriglia che provengono da uno degli storici leader riconosciuti dei No Tav e che per questo motivo potrebbero alzare il livello dello scontro. Il magistrato di sorveglianza al momento non ha rilevato nuove ipotesi di reato per Rossetto ma ha ritenuto di dover effettuare approfondimenti per individuare eventuali collegamenti con gli scontri che si sono tenuti successivamente al sequestro.

Il giudice di sorveglianza ha deciso di discutere della procura il prossimo 21 gennaio, quando si ipotizza avrà acquisito gli ulteriori elementi necessari per avere un quadro della vicenda.

"Aspetteremo a vedere come andrà questa vicenda ma terremo alta l’attenzione su questo atto di repressione meschino e sproporzionato, auspicando che non si avalli l’ennesima forzatura della procura torinese", avvisano dalle frange antagoniste piemontesi, schierate al fianco di Rossetto in quello che definiscono come un tentativo di "costruire un laboratorio di repressione nella città e nella valle".

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