Omicidi alla ricina: notificati gli atti ai cinque medici indagati per la morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni e della figlia Sara, 15 anni, avvelenate durante una cena a tre alla vigilia di Natale. Maria Balbo, 66 anni, Ramon Aldo Olivieri, 64 anni, Pietro Vuotto, 58 anni, Angela Maria Castelluzzo, 29 anni, Michele Formichella, 27 anni, sanitari dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, dovranno difendersi dai reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose causate nell’esercizio della professione sanitaria. Lesioni provocate all’unico sopravvissuto alla strage di Natale, il commercialista ed ex sindaco di Pietracatella Gianni Di Vita, ricoverato allo Spallanzani di Roma nonostante fosse l’unico a non aver ingerito il potente veleno.
Per la morte di madre e figlia, però, i principali sospetti cadono su tre persone vicine ai Di Vita. La prima è Laura, cugina di Gianni, interrogata più volte e più volte caduta in contraddizione sui rapporti tutt’altro che pacifici fra suo cugino e la moglie. Nonostante la donna abbia giurato che non c’erano tensioni in famiglia, le chat trovate sui cellulari delle vittime dimostrano il contrario esatto. La seconda persona a finire fra i sospetti, vicina a Gianni Di Vita, è l’insegnante di matematica del liceo delle Scienze Umane dell’Istituto Silvio Di Lalla di Casacalenda, Monia. Infine suo marito Michele, tecnico di laboratorio, che aveva invece rapporti con la moglie di Gianni, Antonella di Ielsi. Nella scuola si concentreranno le perquisizioni e le ricerche sui loro computer e su quelli usati da oltre 150 studenti prima del 19 dicembre. L’ispezione informatica, prevista per domani, si concentrerà su parole chiave congelate nella memoria dei pc. In particolare verranno setacciate le cronologie di navigazione, le query effettuate sui motori di ricerca, url e titoli delle ricerche consultate, cache, cookie e dati di sessione, bookmark preferiti, file creati o modificati, file temporanei, database applicativi e relativi file, log di sistema, artefatti e dati cancellati, browser e strumenti di navigazione anonima, installazione, configurazione o utilizzo di Tor Browser, indirizzi e risorse onion.
Tutto finalizzato a ricerche di parole chiave come ricina, veleno, solfato di ammonio eccetera. La pista è che il veleno sia stato acquistato utilizzando proprio un pc di quell’istituto. Un duplice omicidio che si consuma la vigilia di Natale. Antonella accusa forti dolori subito dopo il cenone del 24 dicembre. La figlia maggiore, Alice, è fuori con degli amici. A tavola ci sono lei, il marito Gianni e l’altra figlia 15enne, Sara. I tre mangiano cozze, insalata e salumi. Da chi e dove sono stati acquistati? L’uomo non ricorda. La moglie vomita e ha forti dolori all’addome. Poi anche gli altri cominciano a stare male. Il 25 i tre si presentano al pronto soccorso ma vengono dimessi poco dopo. La diagnosi è quella di una «banale» intossicazione alimentare. Ma le loro condizioni peggiorano e il 26 dicembre tornano in ospedale. E anche questa volta vengono dimessi tutti poco dopo. Il 27 dicembre la situazione precipita. Sara viene portata per la terza volta al Cardarelli. Muore il giorno dopo in sala rianimazione. La madre muore dopo nemmeno 24 ore. Gianni Di Vita viene elitrasportato allo Spallanzani e si salva. Secondo le analisi lui non ha assunto la ricina.
