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Cronaca giudiziaria

Ricina, nuova perquisizione in casa Di Vita

L’abitazione è stata poi dissequestrata. Lo sfogo: “Nulla da nascondere”

Gli agenti della Questura di Campobasso durante la perquisizione nella casa della famiglia Di Vita a Pietracatella, dove vivevano anche Sara Di Vita, 15 anni, e sua mamma Antonella, 50, avvelenate con la ricina a dicembre dello scorso anno, 6 novembre 2026. ANSA/ ENZO LUONGO

Dieci mesi dopo la morte di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara, avvelenate con la ricina a Pietracatella lo scorso Natale, gli investigatori sono tornati a perquisire la casa dove è avvenuto il delitto. In cerca di chissà quali tracce, in un’abitazione che finora è stata sotto sequestro e che ieri, dopo l’ennesimo sopralluogo degli agenti della Squadra Mobile è stata restituita a Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime.

Era presente anche lui mentre gli agenti cercavano tra le sue cose qualche traccia utile all’inchiesta, felice di aver riavuto le chiavi e pronto a tornarci a vivere. Sempre nell’attesa che dalla Germania arrivino le conclusioni degli accertamenti tecnici svolti dagli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino sui reperti sequestrati proprio in quella casa, cibi e utensili dove non sarebbero state trovate tracce del potente veleno.

Mesi di indagini svolte nel riserbo e decine di testimoni sentiti, voci, sospetti, ma nessuna pista che abbia portato a qualche risultato concreto. Di Vita, nonostante le ripetute ipotesi formulate sul suo conto, è sempre restato parte offesa. «Non ho paura di nulla perché non ho nulla da nascondere. Voglio solo che questa storia finisca il prima possibile», ha detto qualche giorno fa ai microfoni della La Vita in Diretta di Rai 1 e dell’emittente molisana Teleregione, augurandosi che non si sia trattato di un delitto: «Per me sarebbe una seconda tragedia». Per Di Vita sono stati mesi sotto perenne pressione: «Ho dovuto cambiare quattro case e scappare da Pietracatella perché Alice aveva l’esame di maturità e mi implorava di trovare un alloggio a Campobasso. Ma è possibile vivere così, tra l’altro da non imputato? Ogni giorno ne esce una nuova sulla stampa: dal segreto custodito da Sara al politico coinvolto». Il riferimento è all’indiscrezione che circola sul fatto che, dopo aver scoperto una chat del padre, la ragazza avesse saputo dell’esistenza di una relazione con un’altra donna. Di quella chat la figlia piccola avrebbe parlato con la madre che - si dice - prima di morire avvelenata avrebbe parlato con il marito della presunta amante. Quanto al politico coinvolto, si tratterebbe dell’audizione di una persona, vicina a Di Vita, che ricopre un incarico politico di rilievo in Molise, ascoltata nei giorni scorsi dagli investigatori. Interrogati anche alcuni ex insegnanti di Sara e Alice, forse per capire se negli ultimi giorni prima della tragedia la più piccola fosse turbata.

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