È salito ad almeno 160 morti il bilancio dell’alluvione che ha colpito la zona di confine tra Nepal e Tibet: 157 vittime sono state accertate in Nepal, mentre la Cina ha confermato tre morti sul versante tibetano. Centinaia sono ancora le persone disperse, mentre i soccorritori continuano a lavorare nelle aree devastate dalla piena del fiume Bhote Koshi e dalle frane. Tra le persone coinvolte ci sono anche due italiani, che risultano in buone condizioni. La Farnesina sta seguendo la situazione e, secondo le registrazioni di “Dove siamo nel mondo”, sono circa 90 i cittadini italiani presenti complessivamente tra Nepal e Tibet.
Tajani: “I due italiani coinvolti stanno bene”
A confermare le condizioni dei due connazionali è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. I due italiani, insieme alla loro guida, sono rimasti bloccati a monte della frana che ha interrotto la strada, ma non risultano in pericolo. “I due italiani che risultano coinvolti sono in buone condizioni, vengono assistiti dalla nostra diplomazia e li aiuteremo a rientrare quando riterranno opportuno, non abbiamo notizie di altri italiani coinvolti”, ha dichiarato Tajani. La Farnesina ha spiegato che l’Unità di Crisi è al lavoro fin dalle prime notizie dell’emergenza ed è in contatto con il Consolato generale d’Italia a Calcutta, il Consolato onorario a Kathmandu e l’Ambasciata italiana a Pechino, per monitorare la situazione e fornire assistenza ai connazionali. Tra gli italiani rimasti bloccati ci sono anche Giovanni Fassini, 42 anni, e Marco Lombardi, 23 anni, entrambi bresciani. I due erano partiti da Pokhara diretti a Kathmandu, dove avrebbero dovuto prendere l’aereo per rientrare in Italia.
I due bresciani bloccati sulla strada per Kathmandu
Tra i connazionali coinvolti nell’emergenza ci sono Giovanni Fassini e Marco Lombardi, rimasti bloccati per ore su un autobus mentre da Pokhara cercavano di raggiungere Kathmandu. La piena aveva reso impraticabile la strada e costretto il gruppo a interrompere il viaggio. I due stanno bene e, dopo la riapertura del passaggio, hanno scelto di tornare verso Pokhara per cercare di raggiungere Kathmandu con un volo interno e proseguire da lì il rientro in Italia. Fassini ha raccontato che l’autobus è rimasto fermo per circa dieci ore a causa del fango e dei detriti che avevano invaso la strada.
403 persone irreperibili, 341 sono stranieri
Mentre i due italiani cercano una via per rientrare, il quadro dell’emergenza resta drammatico. Secondo il Nepal Tourism Board, sono 403 le persone che risultano irreperibili in Nepal, di cui 341 stranieri e 62 nepalesi. Tra gli stranieri il gruppo più numeroso è quello degli indiani, con 133 persone. Seguono 47 statunitensi, 34 australiani, 33 britannici e 24 canadesi. Nell’elenco figurano anche cittadini di Malaysia, Ucraina, Singapore, Sudafrica, Giappone, Nuova Zelanda, Germania, Francia, Irlanda, Paesi Bassi, Russia e Spagna. Il dato è ancora soggetto a verifiche, perché in molte zone le comunicazioni sono state interrotte e i soccorritori devono raggiungere località rimaste isolate.
Villaggi sommersi e infrastrutture distrutte
La zona più colpita è quella di Rasuwa, nel nord del Nepal. La piena del Bhote Koshi ha travolto abitazioni, ponti, strade e infrastrutture, lasciando alcune comunità isolate. L’acqua e il fango hanno raggiunto anche aree attraversate da importanti vie di comunicazione con il Tibet. La devastazione ha colpito in particolare i collegamenti nella zona di Syapru Besi, Timure e Rasuwagadhi, rendendo difficili sia gli spostamenti sia le operazioni di soccorso. Tra le persone ancora irreperibili figurano anche 28 agenti della polizia nepalese, secondo gli ultimi dati disponibili.
Quarantadue chilometri di strada danneggiati
L’alluvione ha provocato danni ingenti anche alla rete stradale. Secondo il Dipartimento delle Strade del Nepal, sono stati colpiti 42 chilometri di strada tra Betrawati, nel distretto di Nuwakot, e il valico di Rasuwagadhi, al confine con la Cina. Diversi ponti in cemento sono stati spazzati via dalla piena, rendendo ancora più difficile raggiungere le aree colpite e trasportare gli aiuti.
Sessanta lavoratori di un impianto idroelettrico risultano irreperibili
Tra le persone di cui non si hanno notizie ci sono anche lavoratori impegnati in un importante progetto energetico della regione. Sono 60 i lavoratori del progetto idroelettrico Langtang Khola, un impianto da 20 megawatt, che risultano irreperibili. Secondo le informazioni diffuse dal Kathmandu Post, 25 di loro erano ingegneri, autisti e addetti alla cucina, mentre altri 35 si trovavano all’interno di un tunnel. Risultano inoltre dispersi 15 dipendenti dell’ufficio doganale di Rasuwa, a Timure.
I soccorritori hanno già tratto in salvo 88 persone
L’esercito nepalese ha mobilitato uomini, mezzi ed elicotteri per raggiungere le zone più isolate. Le condizioni del territorio e il maltempo rendono però difficili le operazioni, soprattutto nei punti in cui l’acqua e i detriti impediscono agli elicotteri di atterrare. Finora sono state 88 le persone tratte in salvo, mentre 13 sono state trasferite in ospedale per ricevere cure. Le operazioni coinvolgono elicotteri militari e privati e squadre di soccorso impegnate nella ricerca dei dispersi. Le autorità hanno inoltre invitato gli abitanti delle aree vicine ai fiumi Bhote Koshi, Trishuli e Narayani a spostarsi verso zone sicure.
भोटेकोसी नदी रसुवामा तिब्बत तर्फबाट ठुलो बाढी प्रवेश गरेकोले अर्को सूचना नआउँदासम्म त्रीशुली नदीको तटिय क्षेत्रका जिल्लाहरु नुवाकोट, धादिङ, चितवन, गोरखा लगायतका स्थानहरूमा उच्च सतर्कता सहित सुरक्षित स्थानमा रहन अनुरोध छ। pic.twitter.com/Zun6icZZCM
— Nepal Police (@NepalPoliceHQ) August 26, 2026
Danni anche al sistema idroelettrico
L’alluvione ha colpito anche il settore energetico, particolarmente importante per l’economia nepalese. La Nepal Electricity Authority ha riferito che sono state danneggiate strutture che rappresentano oltre il 12% della capacità idroelettrica complessiva del Paese. I danni riguardano impianti di produzione, trasmissione e distribuzione dell’energia, con conseguenze anche sui collegamenti e sui servizi nelle aree interessate.
La situazione sul versante tibetano
L’emergenza ha colpito anche il lato cinese del confine. Nella contea di Gyirong, nella regione autonoma del Tibet, una frana e una colata di fango hanno investito l’area del Gyirong Port, importante punto di collegamento con il Nepal. La Cina ha confermato almeno tre morti e 265 dispersi. Anche in questo caso le operazioni di ricerca e soccorso proseguono, mentre l’area è stata interessata da danni alle strade e alle infrastrutture.
Xi Jinping ordina il massimo sforzo nei soccorsi
Il presidente cinese Xi Jinping ha ordinato di mettere in campo tutte le risorse disponibili per cercare e soccorrere le persone disperse, trasferire gli abitanti delle zone a rischio e garantire le cure ai feriti. Xi ha chiesto di rafforzare anche il monitoraggio e i sistemi di allerta per ridurre il rischio di ulteriori disastri. Il premier Li Qiang ha a sua volta disposto la mobilitazione delle forze disponibili e il trasferimento delle persone che si trovano in pericolo. Il vicepremier Zhang Guoqing è stato inviato sul posto per coordinare le operazioni di emergenza, mentre le autorità tibetane hanno mobilitato squadre per la ricerca e il soccorso.
La possibile causa
Sono emersi intanto nuovi elementi sulla possibile origine della piena. Secondo una prima valutazione di scienziati nepalesi e cinesi, una valanga di ghiaccio potrebbe aver bloccato il fiume Lhende, creando uno sbarramento temporaneo. L’acqua si sarebbe accumulata a monte per poi riversarsi improvvisamente verso valle, provocando la piena del Bhote Koshi. “L’ipotesi iniziale è che una valanga di ghiaccio e, forse, la rottura di un lago glaciale abbiano provocato l’esondazione”, ha spiegato Rijan Bhakta Kayastha, professore della Kathmandu University e ricercatore sul clima. Lo studioso ha precisato che saranno necessari ulteriori accertamenti per stabilire se vi sia stato anche il cedimento di un lago glaciale. Nella stessa area si trovano infatti diversi laghi glaciali e un episodio simile si era verificato nel luglio 2025. Un altro elemento preso in considerazione dagli esperti è il terremoto di magnitudo 4,4 registrato in territorio tibetano alle 8.37, poco prima dell’alluvione.
Resta l’allarme per una nuova piena
L’emergenza non è ancora terminata. Gli esperti stanno monitorando la situazione a monte del Bhote Koshi, dove un’eventuale nuova rottura dello sbarramento potrebbe provocare un’altra improvvisa ondata di piena. Per questo le autorità hanno chiesto alla popolazione delle zone più esposte di mantenersi lontana dai corsi d’acqua e di seguire gli eventuali ordini di evacuazione. Il rischio riguarda anche le aree a valle, dove la distruzione di ponti e strade rende più difficile sia l’evacuazione sia l’arrivo dei soccorsi.
Una regione già colpita da un’alluvione nel 2025
La zona non è nuova a eventi di questo tipo. Nel luglio 2025 un’altra piena aveva colpito il fiume Lhende, vicino al confine tra Nepal e Cina, provocando vittime e distruggendo infrastrutture. All’epoca l’evento era stato collegato alla rottura di un lago glaciale. Per l’alluvione di oggi gli esperti stanno invece valutando soprattutto l’ipotesi della valanga di ghiaccio che avrebbe creato uno sbarramento temporaneo.
