È ancora possibile censurare un libro nel 2026? Purtroppo sì. E l’ultimo caso è destinato a fare discutere. Amazon ha ritirato dalla propria piattaforma “Islam senza veli”, il libro autopubblicato da Silvana De Mari insieme ad altri due autori, Ralf Arwin e Libero Croce, entrambi pseudonimi. Un presunto problema amministrativo secondo il colosso dell’e-commerce, ma il tema dello scritto lascia più di un dubbio su un possibile caso di censura.
Il libro era disponibile dal 16 giugno attraverso Kindle Direct Publishing, servizio che consente agli autori di pubblicare autonomamente le proprie opere su Amazon. Il volume era stato caricato dall’account intestato a Libero Croce, nome di fantasia utilizzato da uno dei tre coautori. Ma il 21 luglio Amazon ha comunicato la chiusura dell’account KDP per una presunta impossibilità di verificare l’identità del titolare. Il provvedimento ha comportato la rimozione dei libri collegati al profilo e il blocco delle royalty ancora sospese. Ma c’è qualcosa che non torna. E Libero Croce - o meglio Riccardo Perrone - ci spiega perché.
“L’idea di questo libro è maturata da un questionario scritto da Ralf Arwin che ha inviato a De Mari dalla Germania dove risiede, che secondo noi si doveva proporre alla stragrande maggioranza dei musulmani pacifici che risiedono in Italia”, ci racconta Perrone sulla genesi del libro: “È un questionario – con tanto di disegno di legge di introduzione scritto a mie mani – dove ai musulmani in Italia si chiede formalmente, con dichiarazione giurata all’americana, di dissociarsi dalle parti violente del Corano, che sono quelle contro gli infedeli, gli apostati e le donne. Insomma, ciò che noi leggiamo sul Corano e che da occidentali ci lasciano un po’ esterrefatti, soprattutto su queste parti incompatibili con i nostri ordinamenti democratici e che, nei Paesi dove vige la Sharia, vengono altresì applicate integralmente”. Riassumendo, una lettura critica dell’islam e del Corano, ma ovviamente senza posizioni islamofobe.
“È un libro che innanzitutto non è contro le persone, ci mancherebbe, perché non ci permetteremo mai di criticare le persone per la loro religione”, la precisazione del coautore, scontata ma necessaria considerando il possibile caso di censura: “Diciamo che è un libro che dovrebbe rendere edotti noi occidentali e noi italiani dei pericoli di una ideologia ad alto contenuto politico che si cela dietro una religione. Anche perché poi purtroppo i risvolti negativi di questa ideologia noi li vediamo nella cronaca. Vediamo l’attentato di Modena, tutti gli attentati dell’integralismo islamico a partire dalle Torri Gemelle del 2001 in avanti: Londra, Madrid, Barcellona, Bruxelles, Nizza”. Basti pensare a quanto accaduto negli ultimi giorni, con l’attentato al Pride di Berlino, senza dimenticare l’incredibile linea tenuta dalla sinistra. Perrone sul punto condivide il giudizio del nostro direttore Tommaso Cerno: “Lui ha assolutamente ragione: la saldatura fra la nostra sinistra radicale e l’integralismo islamico è oggettivamente un problema che deve essere affrontato, se non si vuole fare la fine di UK e della Francia”.
Ma entriamo nel dettaglio della vicenda legata al libro “Islam senza veli”. “A fine maggio entro nella piattaforma Amazon KDP - come Riccardo Perrone ovviamente - con le stesse credenziali che utilizzo per acquistare beni e servizi da loro”, la ricostruzione del coautore: “Mi viene chiesto di compilare la sezione della verifica dell’identità, propedeutica anche al solo caricamento della bozza del manoscritto. Lo faccio e carico un documento, la carta d’identità elettronica. Dopo un’ora mi dà la verifica dell’identità superata. Allora a quel punto carico la bozza del libro, inserendo anche i due coautori – con la schermata che mi indicava esplicitamente che era concesso l’utilizzo di pseudonimi”. E ancora: “Il 14 giugno rivediamo la bozza e decidiamo di pubblicare. A quel punto inizia la revisione del contenuto, che dura massimo 72 ore. Il 16 giugno ricevo la mail da Amazon che il libro è stato pubblicato. Perfetto. E iniziamo a vendere parecchio, al di là delle nostre aspettative. Abbiamo venduto anche negli Stati Uniti, in Germania, nel Regno Unito e in Australia”.
Insomma, nessun problema. Fino al 21 luglio: “Quel giorno, alle 23.12, mi arriva una mail surreale in cui mi comunicano la chiusura del mio account KDP perché non sono riusciti a verificare la mia identità. Contestualmente, mi comunicano che non posso più accedere all’account, la rimozione dei libri pubblicati, lo stop al pagamento delle royalties in sospeso e l’impossibilità di aprire nuovi account KDP". “Mando una risposta articolata alle 13.09 del 22 luglio, il giorno dopo”, prosegue Perrone: “Spiego che la mia identità era già stata verificata dal sistema e contesto la chiusura, fornendo elementi documentali a supporto della mia identità e della legittimità della documentazione. Allego dunque tutti i documenti, compreso il mio passaporto, e i dati di tutti gli autori, con tanto di scrittura privata”. La replica? Fin troppo immediata: “Loro mi rispondono dopo tre minuti, alle 13.12: ‘Abbiamo esaminato la tua richiesta e non siamo in grado di concedere un altro tentativo di verifica della tua identità. Di conseguenza, confermiamo la nostra decisione di chiudere il tuo account e rimuovere tutti i tuoi libri dalla vendita su Amazon’. Rispondono così dopo tre minuti, neanche il tempo di leggere, avrà risposto l’AI. Poi io il giorno dopo, il 23 di luglio, ho contattato sempre il team di Amazon KDP tramite il loro sito web, chiedendo una revisione manuale della decisione nonché il ripristino dell’account Amazon KDP. Dopo pochissimo tempo ricevo risposta, sempre un prestampato uguale a quello di prima”.
La rabbia è palpabile: “È mai possibile che una multinazionale americana venga in Italia a fare il bello e il cattivo tempo? È mai possibile che nel 2026 si censurino i libri in Italia? E rincaro ancora la dose. Nei termini e le condizioni di Amazon KDP viene spiegato che per contestare la loro decisione io dovrei fare un arbitrato negli Stati Uniti d’America, quando loro operano in Italia e stampano i loro libri in provincia di Torino. E ancora, è mai possibile che l’Unione Europea permetta a questi soggetti di scrivere nei loro contratti che il foro competente è a casa loro nel Washington State? Tutto ciò sarebbe anche materiale per il nostro Garante della Privacy in quanto Amazon detiene i miei dati, mi dichiara che la mia identità non è verificata e mi impedisce alcuna rettifica. E per ultimo, si tengono pure migliaia di euro di royalties in sospeso, a fronte di copie effettivamente vendute su cui loro hanno già incassato. La cosa che mi fa sorridere è che io non ce l’ho contro Amazon, anzi! Acquisto da loro dal lontano 1999 quando operavano solo dagli USA e, come cliente, sinora mi avevano sempre trattato con i guanti di velluto”. Risposte definitive, quelle di Amazon, ma senza fornire una spiegazione puntuale.
Cosa c’è dietro? Una censura surrettizia? Un modo per evitare problemi con il mondo islamico? Una via per rendere innocua una posizione potenzialmente scomoda? “Rimango molto perplesso”, ammette Perrone: “Non mi contestano il libro, non lo citano neanche. Si possono fare ipotesi, ma sono congetture. Forse qualcuno dall’esterno ha fatto pressioni su Amazon, o qualcuno al loro interno ha avuto da ridire su qualche passata posizione di De Mari su altri temi estranei al libro, ma nonostante i buoni dati di vendita non stiamo parlando di un bestseller da 500mila copie. E, visto che il libro è inattaccabile, hanno utilizzato la questione falsa della verifica dell’identità come un pretesto“.
