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Cronaca internazionale

Ceuta, la rabbia della Guardia Civil: “Esistevano avvisi precedenti ma non si è fatto nulla”

La principale associazione della Guardia Civil ha vergato un comunicato piuttosto duro rimarcando come, nonostante le avvisaglie, non siano stati trasferiti mezzi e uomini a Ceuta

La crisi migratoria che si è consumata a Ceuta ha riportato alla luce, in tutta la sua gravità, la fragilità della frontiera meridionale della Spagna e dell’intera Unione Europea. Una fragilità che ha spinto l’Italia a sospendere i trattati di Schengen e tutti i Paesi europei a convocare un consiglio dei ministri degli Interni straordinario che è in programma per domani, proprio per discutere del caso e della risoluzione dei problemi che sono emersi a Ceuta. Nel frattempo, a contrastare l’onda umana di migranti, c’erano i poliziotti della Guardia Civil, troppo pochi per poter affrontare un’ondata migratoria simile, che sono stati implementati solamente dopo il caos.

In questo scenario, la posizione espressa dall’Augc, principale associazione della Guardia Civil, traccia un quadro lucido e severo sulle carenze strutturali della macchina statale e comunitaria. L’organizzazione denuncia con fermezza la cronica mancanza di mezzi opportuni, una sostanziale assenza di pianificazione strategica e il reiterato disinteresse sulla situazione di Ceuta. Ciò che emerge con maggiore evidenza dalle denunce dell’associazione è che la vulnerabilità della frontiera non rappresenta un evento imprevisto, bensì l’esito di dodici anni di segnalazioni e richieste rimaste inascoltate dai governi che si sono succeduti.

Accanto all’adeguamento delle infrastrutture di sbarramento, l’associazione professionale ha costantemente richiesto misure concrete per rafforzare la presenza dello Stato sul territorio, a partire dall’incremento organico di almeno 200 agenti destinati al Comando di Ceuta e dal potenziamento delle risorse in dotazione al Servicio Marítimo e ai nuclei di sommozzatori dei GEAS. “Dopo la tragedia del Tarajal (2014, ndr), in cui morirono 15 persone schiacciate mentre cercavano di aggirare il frangiflutti, Augc ha richiesto formalmente l’ampliamento dei frangiflutti di Tarajal e Benzú”, si legge nella nota. La stessa domanda è stata inoltrata nel 2021, quando “dopo la crisi in cui intere famiglie hanno aggirato il frangiflutti camminando, senza neppure bisogno di nuotare”. Quindi, nel 2024, “di fronte all’aumento del fenomeno dei nuotatori, il segretario generale provinciale di Augc a Ceuta, Rachid Sbihi, ha trasferito personalmente alla Delegazione del Governo l’esigenza di ampliare entrambi i frangiflutti, incrementare gli organici e rafforzare i mezzi”. Inoltre, solo un mese fa, a giugno, “Augc ha denunciato che la nuova imbarcazione S-42 del Servizio Marittimo, presentata con onori istituzionali e al costo di 500.000 euro, rimaneva inoperativa a causa di gravi danni che non consentono l’ingresso di acqua. Rimane ormeggiata nel cantiere navale mentre i colleghi affrontavano la più grande pressione migratoria della storia della città”. A queste richieste si è affiancata anche quella formale di dichiarare Ceuta quale Zona de Especial Singularidad, un riconoscimento indispensabile per garantire tutele adeguate e incentivare la permanenza del personale operativo in un contesto altamente complesso. L’associazione ricorda con amarezza il peso di queste inadempienze, rimarcando come siano stati “dodici anni di avvertimenti” e che “il conto lo hanno pagato, ancora una volta, gli agenti”

Infine, Augc richiama tutti alle responsabilità: “La mancanza di pianificazione è apparsa evidente: esistevano avvisi precedenti, si conosceva la portata della sentenza del Tribunale Supremo e ciò nonostante il confine ha affrontato la crisi con i soliti mezzi di sempre. Non cerchiamo colpevoli: cerchiamo soluzioni”. L’associazione ha quindi formulato un appello alla responsabilità di tutte le forze politiche affinché si giunga a un grande accordo di Stato. La difesa della frontiera meridionale della Spagna rappresenta la difesa dei confini dell’intera Europa: la protezione del territorio nazionale e la salvaguardia degli operatori di sicurezza esigono una visione strategica di lungo periodo, fondata sul rispetto della legalità, sul rigore istituzionale e sulla concretezza delle misure adottate.

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