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Cronaca internazionale

Accoglienza, allarmi ignorati e carri armati: il cortocircuito di Sanchez a Ceuta

Prima la frontiera lasciata senza mezzi, poi la linea dura. Intanto governo e intelligence si accusano a vicenda: le contraddizioni che smascherano i socialisti

TOPSHOT - Migrants cross back to Morocco after they crossed the border to enter Spain's north Africa's Ceuta enclave on July 31, 2026. Thousands of migrants crossed overnight from Morocco into Ceuta enclave, a police source said, as Spanish Prime Minister was set to arrive to manage the latest migrant crisis on the border. In recent days, a total of around 40,000 migrants have crossed into the territory, population 80,000, the source added. (Photo by JORGE GUERRERO / AFP)

C’è qualcosa che non torna su quanto accaduto negli ultimi giorni a Ceuta. Per settimane il governo spagnolo sarebbe stato avvertito del rischio di un’invasione di massa. Eppure la frontiera sarebbe rimasta senza uomini e mezzi sufficienti, fino a quando l’ondata proveniente dal Marocco ha travolto la città autonoma, provocando almeno 94 morti e oltre 50 mila attraversamenti. Mentre il vacanziero Pedro Sanchez prova a presentarsi come il comandante di una crisi imprevedibile, da Madrid emerge una ricostruzione decisamente meno indulgente.

Il Centro nazionale di intelligence avrebbe infatti trasmesso al ministero dell’Interno “molte avvertenze” nelle settimane precedenti all’assalto del 30 luglio. Il Cni non sarebbe riuscito a indicare la data esatta dell’operazione, ma avrebbe segnalato più volte che la minaccia era concreta e che qualcosa si stava preparando lungo il confine marocchino. Questa la versione confermata da Cadena Ser sulla base di fonti vicine agli apparati di sicurezza dello Stato.

Il punto di svolta sarebbe arrivato dopo la sentenza del Tribunale supremo dell’8 luglio, che ha escluso i respingimenti immediati per chi raggiunge Ceuta e Melilla a nuoto. Una decisione che - secondo le fonti citate - sarebbe stata rapidamente sfruttata dalle reti di trafficanti per diffondere l’idea che l’ingresso via mare garantisse la permanenza in territorio spagnolo. Il ministero dell’Interno, però, non avrebbe predisposto un dispositivo adeguato: la frontiera sarebbe rimasta “sottodimensionata” proprio mentre aumentavano gli arrivi.

Da qui lo scontro interno e l’esplosione di contraddizioni. Il ministro Fernando Grande-Marlaska ha negato categoricamente di avere ricevuto rapporti capaci di anticipare quanto accaduto il 30 luglio. Dal Cni, invece, filtra irritazione per quello che viene interpretato come il tentativo del ministro di scaricare le responsabilità sui servizi segreti. Il governo socialista continua a sostenere che non ci furono avvisi specifici, ma ammette di avere registrato fin dalla metà di luglio un aumento degli ingressi a nuoto e di averne informato lo stesso Marlaska.

Ed è proprio questa ammissione a rendere fragile la difesa dell’esecutivo. Anche accettando la versione dell’Interno, l’aumento degli arrivi era noto. Il pericolo di saturazione delle strutture di accoglienza era stato previsto. Sui social marocchini circolavano inoltre mappe, indicazioni sui percorsi e consigli per raggiungere Ceuta a nuoto. Tutti vedevano crescere la pressione, tranne il governo che oggi sostiene di essere stato colto di sorpresa.

Sanchez ha costruito la propria immagine internazionale sulla retorica dell’accoglienza e sul dialogo privilegiato con Rabat. Il risultato, però, è una frontiera sguarnita, una città messa in ginocchio e un governo impegnato più a stabilire chi non lo abbia avvertito che a spiegare perché non abbia reagito. Prima ha sottovalutato i segnali, poi ha mandato l’esercito e infine ha chiesto solidarietà all’Europa, senza lesinare attacchi all’Italia. Insomma, il solito metodo Sanchez: negare il problema finché non esplode e, quando esplode, cercare il colpevole altrove.

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