Un massacro senza precedenti. Così Amnesty International ha definito la repressione delle manifestazioni da parte del governo dell'ayatollah Ali Khamenei che, si teme, abbia causato più di 12mila vittime. Ieri, le voci di un attacco imminente da parte degli Stati Uniti, ma il presiedente Trump ha frenato, affermando che le uccisioni dei manifestanti si erano fermate.
Intanto, si teme per la sorte di Efran Sultani, 26enne diventato simbolo della protesta, che secondo diversi media avrebbe dovuto essere giustiziato oggi. Secondo le autorità di Teheran, è stato solamente incarcerato e non condannato a morte. Della questione ha parlato anche il Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattaella, in un incontro coi giornalisti.Gli Usa spostano la portaerei Lincoln dal Mar Cinese al Medio Oriente
Il Pentagono ha annunciato lo spostamento della portaerei USS Abraham Lincoln dal Mar Cinese Meridionale verso il Medio Oriente. Lo riporta The Hill. La portaerei e il suo gruppo d'attacco sono stati avvistati mentre si dirigevano verso ovest, allontanandosi dalla regione indo-pacifica, secondo le immagini fornite da Copernicus, una società di dati satellitari che monitora il traffico marittimo. Lo spostamento richiede circa una settimana
Onu: "Non possiamo verificare il numero di vittime e arresti in Iran"
"Secondo i media e le organizzazioni per i diritti umani, le forze di sicurezza iraniane avrebbero ucciso centinaia, o forse migliaia, di manifestanti tra l'8 e il 10 gennaio. Le Nazioni Unite non sono in grado di verificare queste cifre. E non possono verificare neppure le stime degli osservatori per i diritti umani sugli arresti di massa che superano i 18.000 detenuti a metà gennaio". Lo ha detto Martha Ama Akyaa Pobee, sottosegretaria generale Onu per l'Africa, i dipartimenti per gli affari politici e per le operazioni di pace, durante la riunione del Consiglio di sicurezza. "Chiediamo alle autorità di rispettare il diritto a un processo equo per tutti i detenuti - ha aggiunto -Tutti devono essere trattati umanamente e avere la possibilità di ricevere visite dai familiari. In particolare, chiediamo all'Iran di interrompere qualsiasi esecuzione legata a casi di protesta". Inoltre, ha sottolineato che "tutti i decessi devono essere oggetto di indagini tempestive, indipendenti e trasparenti", e i "responsabili di eventuali violazioni devono essere chiamati a risponderne in conformità con le norme e gli standard internazionali".
Trump: "Ieri ho salvato molte vite in Iran"
"Ieri ho salvato molte vite", in Iran. Lo ha detto Donald Trump in un'intervista telefonica a Nbc news sostenendo che il presunto stop del regime alle uccisioni di manifestanti e delle esecuzioni sia stato determinato dalla sua minaccia di attaccare il regime di Teheran.
Casa Bianca: "Fermate 800 esecuzioni in Iran, monitoriamo"
"Donald Trump ha ricevuto la notizia che circa 800 esecuzioni in Iran sono state fermate ieri e sta monitorando la situazione": lo ha detto la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, precisando che "tutte le opzioni restano sul tavolo". Il presidente e il suo team, ha aggiunto, hanno detto a Teheran che se le uccisioni continueranno "ci saranno gravi conseguenze"
Wsj: "A Trump sconsigliato attacco, non garantisce caduta regime"
Donald Trump è stato informato che un attacco su larga scala contro l'Iran difficilmente porterebbe alla caduta del governo e potrebbe innescare un conflitto più ampio. Lo hanno riferito funzionari americani al Wall Street Journal. Pertanto il presidente e per ora si limiterà a monitorare come Teheran gestirà le proteste prima di decidere. Anche i partner mediorientali hanno comunicato alla Casa Bianca che un massiccio raid potrebbe invece innescare un conflitto più ampio. Attacchi di minore entità, d'altro canto, potrebbero rafforzare il morale dei manifestanti, ma non cambierebbero la repressione del dissenso da parte del regime.
Mattarella, in Iran efferato sterminio di manifestanti
"Pensiamo a quanto sta accadendo in questi giorni in Iran: insieme alla efferata crudeltà dello sterminio dei manifestanti, occultare quanto avviene - le manifestazioni di piazza, la repressione, le uccisioni - è stata la prima preoccupazione di un regime, che, fin dall'inizio, ha tentato di bloccare l'accesso alle fonti di informazione, la diffusione delle notizie". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontrando al Quirinale i partecipanti al Seminario di Venezia per la stampa britannica. "Si tratta soltanto - ha aggiunto il presidente Mattarella - dell'ultimo esempio dei tentativi di nascondere il dissenso, il malessere sociale, la verità, attraverso l'oscuramento dei fatti che i giornalisti sono invece chiamati a testimoniare in ogni circostanza, particolarmente in quelle più drammatiche, come i conflitti dai cui teatri si cerca di escluderli, censurandone il lavoro o addirittura proibendo loro l'accesso".
Un dipendente della Mezzaluna Rossa ucciso in Iran, altri 5 feriti
Un dipendente della Mezzaluna Rossa è stato ucciso in Iran, e altri cinque sono rimasti feriti. Lo fa sapere la Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. I sei erano in servizio nella provincia iraniana di Gilan il 10 gennaio. In una dichiarazione, la Ficr ha affermato di essere "profondamente addolorata per l'uccisione di Amir Ali Latifi" e per "le ferite inflitte" agli altri cinque dipendenti della Mezzaluna Rossa iraniana, senza fornire dettagli sulle circostanze.
Riad: Arabia, Qatar e Oman hanno convinto Trump a dare una chance all'Iran
Arabia Saudita, Qatar e Oman hanno convinto Trump a "dare una possibilità all'Iran". E' quanto riferisce un funzionario saudita, secondo il quale i Paesi del Golfo hanno avvertito gli Stati Uniti che attaccare l'Iran avrebbe comportato "gravi contraccolpi". Gli stessi Stati del Golfo, dice ancora il funzionario, continuano a comunicare con gli Stati Uniti riguardo all'Iran.
Funzionario Iran: Trump ieri ci ha informato che non attaccherà
L'ambasciatore iraniano in Pakistan ha affermato in un'intervista su un sito pachistano che Donald Trump "ieri ha informato l'Iran di non avere alcuna intenzione di attaccare il Paese", chiedendo a Teheran "moderazione" nel contrastare le manifestazioni anti-regime. Lo riportano Ynet e al Jazeera.
Madrid: azione unilaterale esterna non apporterebbe stabilità
"In questo momento azioni unilaterali esterne non apporterebbero stabilità e pace in Iran, che è ciò di cui il Paese ha bisogno". Lo ha detto il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares, interpellato dai cronisti al Congresso dei deputati, su un possibile intervento militare degli Usa. "Dobbiamo evitare situazioni di caos", "tutti vogliamo che l'Iran cammini verso la libertà e la democrazia", ma vogliamo che lo faccia "in pace", ha aggiunto il ministro.
Media: coppia e figlio 19enne uccisi in proteste
Secondo quanto appreso da Iran International, tre membri della stessa famiglia sono stati uccisi dopo che la loro auto è stata presa di mira dalle forze di sicurezza iraniane nella città di Karaj, a ovest di Teheran, durante le proteste del 9 gennaio. Le vittime sono state identificate come Bijan Mostafavi, un insegnante in pensione, sua moglie Zahra Bani Amerian, un'impiegata previdenziale in pensione, e il loro figlio diciannovenne, Danial Mostafavi, uno studente universitario. Lo ha affermato una fonte vicina alla famiglia. I tre si trovavano all'interno del proprio veicolo privato quando è stato colpito da una violenta sparatoria durante gli scontri nella zona. Anche il figlio maggiore della coppia, Davoud Mostafavi, era in macchina in quel momento, ma al momento non ci sono informazioni confermate sulle sue condizioni.
Trump: "Manifestanti Iran non saranno condannati a morte, buona notizia"
Donald Trump ha citato su Truth un articolo di FoxNews secondo cui "i manifestanti iraniani non saranno più condannati a morte dopo gli avvertimenti del presidente Trump. Lo stesso vale per altri". Nello stesso post il presidente Usa ha commentato: "Questa è una buona notizia. Speriamo che continui così!"
Studentessa PoliMi: "Chiesto riscatto fino a 10mila euro per i corpi"
"In Iran stanno uccidendo tutti, soprattutto i ragazzi, e non restituiscono i corpi, in alcuni casi è stato chiesto un riscatto fino a 10mila euro per riavere indietro i cadaveri". È la testimonianza a LaPresse di Bita, 21 anni, in Itala da due anni, dove studia Ingegneria informatica al Politecnico di Milano."Molti miei amici sono morti nelle proteste per le strade della mia città che è Rasht, altri hanno perso la vista perché sono stati picchiati durante le manifestazioni", aggiunge, la Guida suprema iraniana e le forze di sicurezza "bloccano qualsiasi tentativo di protesta, anche solo di scendere in strada".
Nessun segnale di nuovi disordini a Teheran
Testimoni a Teheran riferiscono che non ci sono nuovi segni di disordini e che gli spari sono cessati. I media statali iraniani annunciano ondate di arresti, prendendo di mira quelli che definiscono “terroristi”. I video delle manifestazioni hanno smesso di arrivare dall'Iran, il che probabilmente indica un rallentamento del loro ritmo a causa della massiccia presenza delle forze di sicurezza nelle principali città. Nel frattempo, però, in tutto il mondo si sono tenute proteste contro l'Iran, mentre l'attenzione globale si è concentrata sulla repressione.
Turchia: contrari a intervento militare nel Paese
“Siamo contrari a un intervento militare in Iran”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ai giornalisti a Istanbul. “L'Iran deve affrontare i propri problemi interni. Deve risolvere i propri problemi con la regione e in termini globali attraverso la diplomazia, in modo da poter affrontare alcuni problemi strutturali che causano difficoltà economiche”, ha aggiunto. Ankara e Teheran godono di relazioni cordiali nonostante abbiano spesso interessi divergenti nella regione.
Pahlavi: "Dopo fine regime stop programma nucleare"
Dopo la caduta della Repubblica islamica "il programma nucleare militare dell'Iran avrà fine, il sostegno ai gruppi terroristici cesserà immediatamente" e "un Iran libero collaborerà con i partner regionali e globali per contrastare il terrorismo, la criminalità organizzata, il traffico di droga e l'islamismo estremista". Lo ha affermato il principe ereditario iraniano in esilio Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo scià iraniano Mohammad Reza Pahlavi. "L'Iran agirà come amico e forza stabilizzatrice nella regione. E sarà un partner responsabile nella sicurezza globale", ha proseguito, aggiungendo che "in materia di diplomazia le relazioni con gli Stati Uniti saranno normalizzate e la nostra amicizia con l'America e il suo popolo sarà ripristinata". "Lo Stato di Israele sarà immediatamente riconosciuto. Perseguiremo l'espansione degli Accordi di Abramo negli Accordi di Ciro, che riuniranno un Iran libero, Israele e il mondo arabo", ha detto ancora. Nella visione enunciata da Reza Pahlavi, "si aprirà un nuovo capitolo, basato sul riconoscimento reciproco, la sovranità e l'interesse nazionale".
Il figlio dell'ultimo scià ha anche fatto riferimento al settore energetico. "L'Iran possiede alcune delle più grandi riserve di petrolio e gas al mondo. Un Iran libero diventerà un fornitore affidabile di energia per il mondo libero. Il processo decisionale sarà trasparente. Le azioni dell'Iran saranno responsabili. I prezzi saranno prevedibili". Reza Pahlavi ha poi fatto riferimento al campo economico: " l'Iran è uno degli ultimi grandi mercati inesplorati al mondo. La nostra popolazione è istruita, moderna, con una diaspora che la collega ai quattro angoli del mondo. Un Iran democratico aprirà la sua economia al commercio, agli investimenti e all'innovazione. E l'Iran cercherà di investire nel mondo". Poi ha concluso: "Questa non è una visione astratta. È una visione pratica. Basata sull'interesse nazionale, la stabilità e la cooperazione. Per raggiungere questo obiettivo, ora è il momento di stare dalla parte del popolo iraniano. La caduta della Repubblica Islamica e l'istituzione di un governo laico e democratico in Iran non solo restituirà dignità al mio popolo, ma porterà benefici alla regione e al mondo. Un Iran libero sarà una forza per la pace. Per la prosperità. E per la collaborazione".
G7 e Ue condannano "brutale repressione", pronti a nuove sanzioni
I ministri degli Esteri del G7 di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti d'America, e l'Alta Rappresentante dell'Unione Europea, si dicono "profondamente preoccupati per gli sviluppi relativi alle proteste in corso in Iran" e "pronti a imporre ulteriori misure restrittive se l'Iran continuerà a reprimere le proteste e il dissenso, violando gli obblighi internazionali in materia di diritti umani"."Ci opponiamo fermamente all'intensificazione della brutale repressione da parte delle autorità iraniane nei confronti del popolo iraniano, che ha coraggiosamente espresso le sue legittime aspirazioni a una vita migliore, alla dignità e alla libertà, dalla fine di dicembre 2025", scrivono in una dichiarazione congiunta."Siamo profondamente allarmati dall'elevato numero di morti e feriti segnalati - sottolineano -. Condanniamo l'uso deliberato della violenza e l'uccisione di manifestanti, le detenzioni arbitrarie e le tattiche intimidatorie da parte delle forze di sicurezza contro i manifestanti. Esortiamo le autorità iraniane a esercitare la massima moderazione, ad astenersi dalla violenza e a difendere i diritti umani e le libertà fondamentali dei cittadini iraniani, inclusi il diritto alla libertà di espressione, di ricercare, ricevere e diffondere informazioni, e la libertà di associazione e di riunione pacifica, senza timore di rappresaglie".
Crosetto: "Intervento Usa? La situazione cambia di ora in ora"
"Ieri avrei detto sì, oggi direi forse no. La situazione cambia di ora in ora". Così il ministro della Difesa Guido Crosetto rispondendo a chi gli chiede se a suo avviso gli Usa interverranno in Iran. Crosetto ha parlato a margine della seduta d'Aula.
Media: "Trump vorrebbe azione militare rapida e decisiva"
Il presidente Usa, Donald Trump, ha detto alla sua squadra di sicurezza nazionale che vorrebbe che qualsiasi azione militare in Iran infliggesse un colpo rapido e decisivo al regime e non scatenasse una guerra prolungata che si trascinasse per settimane o mesi. È quanto riporta in esclusiva Nbc News, citando diverse fonti. "Se fa qualcosa, vuole che sia definitivo", ha detto una delle persone a conoscenza delle discussioni. Altre fonti, citate dalla stessa emittente, sottolineano però che finora i consiglieri di Trump non sono stati in grado di garantirgli che il regime crollerebbe rapidamente dopo un attacco militare statunitense. Sempre secondo Nbc, "c'è la preoccupazione che gli Stati Uniti potrebbero non avere tutte le risorse necessarie nella regione per proteggersi da quella che i funzionari dell'amministrazione prevedono essere una risposta aggressiva da parte dell'Iran". Stando alle fonti, queste dinamiche potrebbero portare Trump ad approvare un'offensiva militare statunitense più limitata in Iran, almeno inizialmente, riservandosi la possibilità di intensificarla, se decidesse di intraprendere un'azione militare. Tutte le persone consultate da Nbc sottolineano tuttavia che si tratta di una situazione in rapida evoluzione e che fino al pomeriggio locale di mercoledì non era stata presa alcuna decisione.
Tv di Stato iraniana: arrestati 300 rivoltosi in 72 ore
"I funzionari della sicurezza in Iran hanno annunciato di aver arrestato quasi 300 terroristi o rivoltosi nelle ultime 72 ore". Lo riporta la televisione di Stato iraniana Irib, nel contesto delle proteste anti governative iniziate il 28 dicembre. Secondo l'emittente, è stata arrestata anche "una squadra terroristica sostenuta dalla monarchia (ovvero dal figlio dell'ultimo scià di Persia, Reza Pahlavi che ha appoggiato la protesta dagli Usa) che stava pianificando di sabotare la metropolitana di Mashhad", la seconda città più grande dell'Iran, dove sono state registrate dimostrazioni molto partecipate durante le scorse settimane.
Netblocks, in Iran blackout di internet da oltre 156 ore
L'interruzione all'accesso a internet a livello nazionale in Iran è in corso da oltre 156 ore, nel contesto delle proteste anti governative iniziate il 28 dicembre. Lo riporta l'osservatorio della rete Netblocks, che ha monitorato la restrizione imposta a internet da quando è entrata in vigore l'8 gennaio. Ieri l'agenzia di stampa Fars, affiliata allo Stato iraniano, aveva affermato che l'accesso alla rete potrebbe restare bloccato ancora per una o due settimane.
Media: l'Iran sostiene che Erfan Soltani non è stato condannato a morte
La magistratura iraniana ha affermato che Erfan Soltani, il 26enne iraniano arrestato durante un'ondata di proteste e che secondo le ong e Washington rischiava di essere giustiziato, è stato arrestato durante le proteste ma non condannato a morte. Lo scrive Sky News che cita media statali. La magistratura afferma che Soltani, attualmente detenuto nel penitenziario centrale di Karaj, è accusato di "collusione contro la sicurezza interna del Paese e attività di propaganda contro il regime". Ma afferma che la pena di morte non si applica a tali accuse se confermate da un tribunale.
Amnesty: è massacro senza precedenti, intervenga comunità internazionale
Amnesty International in una nota denuncia che "sulla base di video verificati e di informazioni attendibili provenienti da testimoni oculari, sono in corso in Iran uccisioni illegali di massa di dimensioni senza precedenti, mentre prosegue la chiusura di internet imposta dalle autorità l’8 gennaio allo scopo di nascondere i propri crimini". L’organizzazione per i diritti umani sottolinea inoltre di aver sollecitato gli stati membri delle Nazioni Unite "a riconoscere che la perdurante impunità di sistema per i crimini commessi dalle forze di sicurezza iraniane nelle attuali e nelle precedenti proteste ha rafforzato le condotte criminali delle autorità iraniane". Dal 28 dicembre, scrive Amnesty, "la crescente repressione mortale delle proteste per lo più pacifiche ha causato perdite di vite umane senza precedenti: le stesse autorità hanno ammesso un totale di 2000 morti". Secondo le prove raccolte da Amnesty International, "le forze di sicurezza posizionate in strada e sui tetti di abitazioni private, di moschee e di stazioni di polizia hanno ripetutamente aperto il fuoco con fucili e pistole armate di pallini di metallo, colpendo manifestanti inermi spesso alla testa o al torace. Le strutture sanitarie sono stracolme di persone ferite mentre famiglie disperate cercano i loro cari tra i sacchi per cadaveri che riempiono gli obitori o vedono corpi impilati uno sopra all’altro sui rimorchi dei camion, nei congelatori o nei magazzini". Amnesty International ha analizzato decine di video e di fotografie riferiti alla repressione delle proteste a partire dall’8 gennaio e realizzati in dieci città delle province di Alborz, Gilan, Kermanshah, Razavi Khorasan, Sistan e Balucistan e Teheran. L’organizzazione per i diritti umani afferma anche di aver consultato un medico forense indipendente mostrandogli video e fotografie di persone uccise o ferite.
"Gli stati membri delle Nazioni Unite devono agire subito e in modo coordinato per impedire un ulteriore spargimento di sangue, anche attraverso la convocazione di riunioni e sessioni straordinarie del Consiglio dei diritti umani e del Consiglio di sicurezza. Per dare il segnale che l’era dell’impunità deve finire e per scongiurare altri massacri, gli stati membri devono prendere in considerazione l’istituzione di meccanismi di giustizia internazionale per avviare rapidamente indagini e processi nei confronti dei responsabili di crimini di diritto internazionale e di gravi violazioni dei diritti umani", sottolinea Amnesty International, secondo cui "è necessario che il Consiglio di sicurezza deferisca la situazione dell’Iran alla Corte penale internazionale".“Questa spirale di bagni di sangue e impunità deve finire. La dimensione e la gravità dell’attuale repressione e delle uccisioni sono senza precedenti persino se comparata alle gravi violazioni dei diritti umani e ai crimini di diritto internazionale commessi dalle autorità iraniane nelle varie precedenti proteste”, ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International. “Mentre ampi settori della società iraniana riempivano le strade sfidando i proiettili, la Guida suprema iraniana e le forze di sicurezza hanno lanciato la loro peggiore campagna repressiva. Hanno intenzionalmente ucciso in massa persone che stavano chiedendo cambiamenti fondamentali e la transizione dal sistema della Repubblica islamica a una forma di governo che rispettasse i diritti umani e la dignità. La comunità internazionale deve assumere urgenti iniziative diplomatiche per proteggere i manifestanti da ulteriori massacri e porre fine all’impunità che sta guidando la politica di stato dei massacri”, ha aggiunto Callamard.
Oggi pomeriggio riunione del Consiglio di Sicurezza Onu
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà nel pomeriggio di giovedì per "un briefing sulla situazione in Iran". Lo ha annunciato un portavoce della presidenza somala. La riunione si terrà su richiesta degli Stati Uniti, ha aggiunto il portavoce.
Il Tesoro Usa: fuga di capitali dall'Iran
Il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha dichiarato che Washington sta monitorando quella che ha descritto come un'ondata di fuga di capitali da parte dell'élite al potere in Iran, mentre crescono i timori per il possibile crollo della Repubblica Islamica, tra disordini e minacce di un attacco statunitense. "Come Tesoro che applica le sanzioni, possiamo vedere che ora stiamo assistendo alla 'fuga dei topi dalla nave' perché vediamo milioni, decine di milioni di dollari trasferiti fuori dal Paese, sottratti di nascosto dalla leadership iraniana", ha dichiarato Bessent in un'intervista a Newsmax.
Usa chiedono riunione di emergenza del Consiglio Sicurezza Onu
Gli Stati Uniti hanno richiesto una riunione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul tema dell'Iran per oggi pomeriggio. Lo ha affermato un diplomatico del Consiglio, parlando in forma anonima poiché la riunione non è ancora stata ufficialmente calendarizzata.
Riaperto spazio aereo iraniano dopo quasi 5 ore
L'Iran ha riaperto il proprio spazio aereo ai voli commerciali, dopo una chiusura durata oltre quattro ore nella notte tra mercoledi e giovedì, durante i quali i vettori internazionali hanno dovuto deviare le proprie rotte a nord e a sud del Paese. Intanto, le compagnie aeree iraniane hanno già ripreso a volare sullo spazio aereo di Teheran.
Trump: "Pahlavi? non so se la sua leadership sarebbe accettata in Iran"
In una intervista alla Reuters, pubblicata sul sito dell'agenzia, Donald Trump ha detto che l'ex principe ereditario iraniano in esilio Reza Pahlavi "sembra molto simpatico, ma non so come si comporterebbe nel suo stesso Paese. E non siamo ancora a quel punto… Ma è molto presto, troppo presto per dirlo. Non so come vada d'accordo con il suo Paese". "Non so se il suo Paese accetterebbe la sua leadership, e certamente se lo accettassero sarebbe perfetto per me", ha aggiunto, notando di non aver mai parlato con Pahlavi.
Araghchi: "Oggi o domani non ci saranno impiccagioni"
"Oggi o domani non ci saranno impiccagioni". Lo ha detto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi intervenendo a 'Special Report' su Fox News.