Un massacro senza precedenti. Così Amnesty International ha definito la repressione delle manifestazioni da parte del governo dell'ayatollah Ali Khamenei che, si teme, abbia causato più di 12mila vittime. Ieri, le voci di un attacco imminente da parte degli Stati Uniti, ma il presiedente Trump ha frenato, affermando che le uccisioni dei manifestanti si erano fermate.
Intanto, si teme per la sorte di Efran Sultani, 26enne diventato simbolo della protesta, che secondo diversi media avrebbe dovuto essere giustiziato oggi. Secondo le autorità di Teheran, è stato solamente incarcerato e non condannato a morte.Crosetto: "Intervento Usa? La situazione cambia di ora in ora"
"Ieri avrei detto sì, oggi direi forse no. La situazione cambia di ora in ora". Così il ministro della Difesa Guido Crosetto rispondendo a chi gli chiede se a suo avviso gli Usa interverranno in Iran. Crosetto ha parlato a margine della seduta d'Aula.
Media: "Trump vorrebbe azione militare rapida e decisiva"
Il presidente Usa, Donald Trump, ha detto alla sua squadra di sicurezza nazionale che vorrebbe che qualsiasi azione militare in Iran infliggesse un colpo rapido e decisivo al regime e non scatenasse una guerra prolungata che si trascinasse per settimane o mesi. È quanto riporta in esclusiva Nbc News, citando diverse fonti. "Se fa qualcosa, vuole che sia definitivo", ha detto una delle persone a conoscenza delle discussioni. Altre fonti, citate dalla stessa emittente, sottolineano però che finora i consiglieri di Trump non sono stati in grado di garantirgli che il regime crollerebbe rapidamente dopo un attacco militare statunitense. Sempre secondo Nbc, "c'è la preoccupazione che gli Stati Uniti potrebbero non avere tutte le risorse necessarie nella regione per proteggersi da quella che i funzionari dell'amministrazione prevedono essere una risposta aggressiva da parte dell'Iran". Stando alle fonti, queste dinamiche potrebbero portare Trump ad approvare un'offensiva militare statunitense più limitata in Iran, almeno inizialmente, riservandosi la possibilità di intensificarla, se decidesse di intraprendere un'azione militare. Tutte le persone consultate da Nbc sottolineano tuttavia che si tratta di una situazione in rapida evoluzione e che fino al pomeriggio locale di mercoledì non era stata presa alcuna decisione.
Tv di Stato iraniana: arrestati 300 rivoltosi in 72 ore
"I funzionari della sicurezza in Iran hanno annunciato di aver arrestato quasi 300 terroristi o rivoltosi nelle ultime 72 ore". Lo riporta la televisione di Stato iraniana Irib, nel contesto delle proteste anti governative iniziate il 28 dicembre. Secondo l'emittente, è stata arrestata anche "una squadra terroristica sostenuta dalla monarchia (ovvero dal figlio dell'ultimo scià di Persia, Reza Pahlavi che ha appoggiato la protesta dagli Usa) che stava pianificando di sabotare la metropolitana di Mashhad", la seconda città più grande dell'Iran, dove sono state registrate dimostrazioni molto partecipate durante le scorse settimane.
Netblocks, in Iran blackout di internet da oltre 156 ore
L'interruzione all'accesso a internet a livello nazionale in Iran è in corso da oltre 156 ore, nel contesto delle proteste anti governative iniziate il 28 dicembre. Lo riporta l'osservatorio della rete Netblocks, che ha monitorato la restrizione imposta a internet da quando è entrata in vigore l'8 gennaio. Ieri l'agenzia di stampa Fars, affiliata allo Stato iraniano, aveva affermato che l'accesso alla rete potrebbe restare bloccato ancora per una o due settimane.
Media: l'Iran sostiene che Erfan Soltani non è stato condannato a morte
La magistratura iraniana ha affermato che Erfan Soltani, il 26enne iraniano arrestato durante un'ondata di proteste e che secondo le ong e Washington rischiava di essere giustiziato, è stato arrestato durante le proteste ma non condannato a morte. Lo scrive Sky News che cita media statali. La magistratura afferma che Soltani, attualmente detenuto nel penitenziario centrale di Karaj, è accusato di "collusione contro la sicurezza interna del Paese e attività di propaganda contro il regime". Ma afferma che la pena di morte non si applica a tali accuse se confermate da un tribunale.
Amnesty: è massacro senza precedenti, intervenga comunità internazionale
Amnesty International in una nota denuncia che "sulla base di video verificati e di informazioni attendibili provenienti da testimoni oculari, sono in corso in Iran uccisioni illegali di massa di dimensioni senza precedenti, mentre prosegue la chiusura di internet imposta dalle autorità l’8 gennaio allo scopo di nascondere i propri crimini". L’organizzazione per i diritti umani sottolinea inoltre di aver sollecitato gli stati membri delle Nazioni Unite "a riconoscere che la perdurante impunità di sistema per i crimini commessi dalle forze di sicurezza iraniane nelle attuali e nelle precedenti proteste ha rafforzato le condotte criminali delle autorità iraniane". Dal 28 dicembre, scrive Amnesty, "la crescente repressione mortale delle proteste per lo più pacifiche ha causato perdite di vite umane senza precedenti: le stesse autorità hanno ammesso un totale di 2000 morti". Secondo le prove raccolte da Amnesty International, "le forze di sicurezza posizionate in strada e sui tetti di abitazioni private, di moschee e di stazioni di polizia hanno ripetutamente aperto il fuoco con fucili e pistole armate di pallini di metallo, colpendo manifestanti inermi spesso alla testa o al torace. Le strutture sanitarie sono stracolme di persone ferite mentre famiglie disperate cercano i loro cari tra i sacchi per cadaveri che riempiono gli obitori o vedono corpi impilati uno sopra all’altro sui rimorchi dei camion, nei congelatori o nei magazzini". Amnesty International ha analizzato decine di video e di fotografie riferiti alla repressione delle proteste a partire dall’8 gennaio e realizzati in dieci città delle province di Alborz, Gilan, Kermanshah, Razavi Khorasan, Sistan e Balucistan e Teheran. L’organizzazione per i diritti umani afferma anche di aver consultato un medico forense indipendente mostrandogli video e fotografie di persone uccise o ferite.
"Gli stati membri delle Nazioni Unite devono agire subito e in modo coordinato per impedire un ulteriore spargimento di sangue, anche attraverso la convocazione di riunioni e sessioni straordinarie del Consiglio dei diritti umani e del Consiglio di sicurezza. Per dare il segnale che l’era dell’impunità deve finire e per scongiurare altri massacri, gli stati membri devono prendere in considerazione l’istituzione di meccanismi di giustizia internazionale per avviare rapidamente indagini e processi nei confronti dei responsabili di crimini di diritto internazionale e di gravi violazioni dei diritti umani", sottolinea Amnesty International, secondo cui "è necessario che il Consiglio di sicurezza deferisca la situazione dell’Iran alla Corte penale internazionale".“Questa spirale di bagni di sangue e impunità deve finire. La dimensione e la gravità dell’attuale repressione e delle uccisioni sono senza precedenti persino se comparata alle gravi violazioni dei diritti umani e ai crimini di diritto internazionale commessi dalle autorità iraniane nelle varie precedenti proteste”, ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International. “Mentre ampi settori della società iraniana riempivano le strade sfidando i proiettili, la Guida suprema iraniana e le forze di sicurezza hanno lanciato la loro peggiore campagna repressiva. Hanno intenzionalmente ucciso in massa persone che stavano chiedendo cambiamenti fondamentali e la transizione dal sistema della Repubblica islamica a una forma di governo che rispettasse i diritti umani e la dignità. La comunità internazionale deve assumere urgenti iniziative diplomatiche per proteggere i manifestanti da ulteriori massacri e porre fine all’impunità che sta guidando la politica di stato dei massacri”, ha aggiunto Callamard.
Oggi pomeriggio riunione del Consiglio di Sicurezza Onu
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà nel pomeriggio di giovedì per "un briefing sulla situazione in Iran". Lo ha annunciato un portavoce della presidenza somala. La riunione si terrà su richiesta degli Stati Uniti, ha aggiunto il portavoce.
Il Tesoro Usa: fuga di capitali dall'Iran
Il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha dichiarato che Washington sta monitorando quella che ha descritto come un'ondata di fuga di capitali da parte dell'élite al potere in Iran, mentre crescono i timori per il possibile crollo della Repubblica Islamica, tra disordini e minacce di un attacco statunitense. "Come Tesoro che applica le sanzioni, possiamo vedere che ora stiamo assistendo alla 'fuga dei topi dalla nave' perché vediamo milioni, decine di milioni di dollari trasferiti fuori dal Paese, sottratti di nascosto dalla leadership iraniana", ha dichiarato Bessent in un'intervista a Newsmax.
Usa chiedono riunione di emergenza del Consiglio Sicurezza Onu
Gli Stati Uniti hanno richiesto una riunione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul tema dell'Iran per oggi pomeriggio. Lo ha affermato un diplomatico del Consiglio, parlando in forma anonima poiché la riunione non è ancora stata ufficialmente calendarizzata.
Riaperto spazio aereo iraniano dopo quasi 5 ore
L'Iran ha riaperto il proprio spazio aereo ai voli commerciali, dopo una chiusura durata oltre quattro ore nella notte tra mercoledi e giovedì, durante i quali i vettori internazionali hanno dovuto deviare le proprie rotte a nord e a sud del Paese. Intanto, le compagnie aeree iraniane hanno già ripreso a volare sullo spazio aereo di Teheran.
Trump: "Pahlavi? non so se la sua leadership sarebbe accettata in Iran"
In una intervista alla Reuters, pubblicata sul sito dell'agenzia, Donald Trump ha detto che l'ex principe ereditario iraniano in esilio Reza Pahlavi "sembra molto simpatico, ma non so come si comporterebbe nel suo stesso Paese. E non siamo ancora a quel punto… Ma è molto presto, troppo presto per dirlo. Non so come vada d'accordo con il suo Paese". "Non so se il suo Paese accetterebbe la sua leadership, e certamente se lo accettassero sarebbe perfetto per me", ha aggiunto, notando di non aver mai parlato con Pahlavi.
Araghchi: "Oggi o domani non ci saranno impiccagioni"
"Oggi o domani non ci saranno impiccagioni". Lo ha detto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi intervenendo a 'Special Report' su Fox News.