Leggi il settimanale

Un regolamento di conti, gli 007 ucraini e la fuga in Italia: tutte le piste dell'attentato a Monaco

L'inchiesta sull'attentato a Vadim Ermolaev si allarga oltre il Principato e intreccia geopolitica, reti criminali e guerra ombra

Un regolamento di conti, gli 007 ucraini e la fuga in Italia: tutte le piste dell'attentato a Monaco
00:00 00:00

L'attentato che ha sconvolto il Principato di Monaco continua ad assumere i contorni di un caso internazionale. A pochi giorni dall'esplosione che ha gravemente ferito l'oligarca ucraino Vadim Ermolaev, la moglie e il figlio tredicenne, gli investigatori di Monaco e della Francia stanno seguendo diverse piste, nessuna delle quali è stata al momento confermata. Tra queste emerge anche la possibilità che l'autore materiale dell'attacco possa essere transitato dall'Italia durante la fuga, mentre sullo sfondo restano due scenari molto diversi: un regolamento di conti legato alla criminalità economica oppure un'operazione riconducibile ai servizi di sicurezza ucraini.

Le autorità monegasche hanno chiarito fin dall'inizio che non si tratta di terrorismo, ma di un tentato omicidio mirato. L'ordigno, nascosto all'interno di una borsa contenente bulloni e sfere metalliche, era stato collocato nell'atrio del condominio della famiglia poco prima del loro rientro. Le immagini delle telecamere mostrano un uomo allontanarsi rapidamente dopo aver lasciato lo zaino. Da quel momento è scattata una caccia internazionale.

La fuga del sospettato e l'ipotesi del passaggio in Italia

Secondo le ricostruzioni emerse nelle ultime ore, gli investigatori ritengono che il sospettato abbia abbandonato rapidamente Monaco subito dopo l'esplosione. La prima fuga sarebbe avvenuta verso la vicina Francia, ma gli accertamenti si stanno estendendo anche all'Italia, considerata una possibile direttrice utilizzata per sottrarsi alle ricerche.

Le verifiche coinvolgono le autorità francesi, monegasche e italiane nell'ambito della cooperazione giudiziaria internazionale. Al momento non sono stati diffusi elementi che confermino con certezza il percorso seguito dal ricercato, ma l'ipotesi italiana rappresenta uno dei filoni investigativi attualmente al vaglio.

L'attacco ha inoltre colpito uno dei luoghi tradizionalmente considerati tra i più sicuri d'Europa. Il ministro di Stato del Principato, Christophe Mirmand, ha parlato di un episodio senza precedenti nella storia recente di Monaco, mentre il principe Alberto II ha condannato quello che ha definito un "atto odioso".

Due piste contrapposte: call center criminali o servizi segreti ucraini

L'inchiesta ruota oggi attorno a due ipotesi principali. La prima porta verso la criminalità organizzata. Diverse ricostruzioni riferiscono che Ermolaev sarebbe collegato, direttamente o indirettamente, a un articolato sistema di società finite sotto la lente degli investigatori per presunti rapporti con reti di call center fraudolenti sviluppatesi nell'area di Dnipro. In questo scenario, l'attentato potrebbe rappresentare un regolamento di conti interno ad ambienti criminali caratterizzati da ingenti flussi finanziari internazionali.

La seconda pista è decisamente più delicata sul piano geopolitico. Alcuni investigatori stanno valutando anche l'eventualità di un'operazione riconducibile all'intelligence ucraina. Ermolaev era infatti stato sanzionato nel 2023 dalle autorità di Kiev per presunte attività economiche nei territori occupati dalla Russia, accuse che riguardavano soprattutto interessi commerciali in Crimea dopo l'annessione russa. Nessuna autorità ha però attribuito formalmente l'attacco ai servizi ucraini e questa resta, allo stato attuale, soltanto una delle ipotesi investigative.

Perché era un obiettivo sensibile

Ermolaev è uno degli imprenditori più conosciuti della Dnipro post-sovietica. Fondatore del gruppo Alef, ha costruito la propria fortuna tra immobiliare, commercio, agricoltura e produzione vinicola, diventando una figura influente dell'economia ucraina. Dopo l'invasione russa del 2022 si è stabilito stabilmente nel Principato di Monaco, dove vivevano anche altri facoltosi uomini d'affari ucraini.

La sua posizione, tuttavia, era diventata controversa. Kiev gli aveva revocato la cittadinanza ucraina e imposto sanzioni, contestandogli presunti rapporti economici con la Crimea occupata. Ermolaev ha sempre respinto ogni accusa, ma la sua figura è rimasta al centro di numerose polemiche politiche ed economiche.

Per gli investigatori il movente resta quindi il nodo decisivo. Le indagini proseguono su più fronti e, al momento, nessuna delle piste – né quella della criminalità organizzata né quella di un'operazione riconducibile ai servizi ucraini – può essere considerata prevalente o dimostrata.

L'unico dato certo è che l'attentato rappresenta uno degli episodi di violenza più gravi mai registrati nel Principato di Monaco e che la sua soluzione richiederà una stretta cooperazione investigativa tra più Paesi europei.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica