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Cronaca internazionale

“Una bomba ecologica”: incendi e smog velenoso, la piaga che travolge il Sud Est Asiatico

Gli incendi in Indonesia stanno alimentando una nube tossica che soffoca la regione. Centinaia di migliaia di persone colpite, scuole chiuse e tensioni tra governi. Ecco che cosa succede

Asia inquinamento

Incendi che divorano le foreste, torbiere in fiamme e una nube di fumo tossico che sta travolgendo gran parte del Sud Est Asiatico. La regione è alle prese con una grave emergenza ambientale. Metropoli e grandi città sono avvolte da una pesante coltre di smog velenoso che mette a rischio la salute di milioni e milioni di persone. Al centro dell’emergenza c’è l’Indonesia, dove un mix tra siccità, malagestione e crisi ambientale ha trasformato vaste aree del territorio nazionale in una fonte continua di inquinamento.

Cosa succede in Indonesia

L’epicentro dell’emergenza (non l’unica in Asia) coincide, come detto, con l’Indonesia. Secondo quanto riportato dall’Associated Press, oltre 333.000 persone hanno sofferto di patologie respiratorie acute nelle sette province indonesiane interessate dalla foschia dallo scorso agosto. Tutta colpa degli incendi che hanno bruciato circa 1,9 milioni di ettari dall’inizio dell’anno, sulla base dei dati della piattaforma satellitare Nusantara Atlas.

Non si tratta soltanto di una superficie enorme. Il fumo ha infatti raggiunto anche altri Paesi della regione. A Palangkaraya, nel Kalimantan centrale, migliaia di studenti sono scesi in piazza per chiedere al governo del presidente Prabowo Subianto misure più incisive e l’eventuale dichiarazione dello stato di emergenza nazionale.

La crisi ambientale del Sud Est Asiatico

Il problema nasce soprattutto dagli incendi che colpiscono foreste e torbiere, spesso appiccati per liberare rapidamente terreni destinati alle attività agricole e alle piantagioni. La pratica del “taglia e brucia”, vietata in Indonesia, resta difficile da contrastare quando interessa aree estese e concessioni gestite da operatori economici. A rendere la situazione più grave è il fenomeno climatico El Nino, che quest’anno ha contribuito a intensificare il caldo e la siccità, favorendo la propagazione delle fiamme.

Come ha sottolineato la Bbc in un lungo reportage, il fuoco nelle torbiere è particolarmente difficile da spegnere e può continuare a covare sotto la superficie per settimane o mesi, consumando materiale organico e richiedendo grandi quantità d’acqua per raggiungere gli strati più profondi. In altre parole, anche quando le fiamme sembrano domate, il terreno può continuare a produrre fumo.

Allarme rosso

Le particelle sottili presenti nella foschia possono penetrare in profondità nei polmoni, provocare infiammazioni e aggravare le malattie respiratorie, con rischi maggiori per bambini, anziani e donne in gravidanza. Alcuni esempi? A Singapore e Kuala Lumpur, in Malesia, i livelli d’inquinamento sono peggiorati sensibilmente, mentre in alcune zone di Timor Est (e pure in Malesia) le autorità hanno disposto la chiusura delle scuole.

La crisi ha inoltre fatto impennare la domanda di purificatori d’aria e apparecchiature per l’ossigenoterapia. Emblematici i dati del centro meteorologico specializzato dell’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico (ASEAN), secondo il quale è stato attivato il livello di allerta più alto per il rischio di una grave foschia transfrontaliera. La nube tossica si è insomma trasformata in un’emergenza regionale.

Accuse e responsabilità

Sul fronte politico, nel frattempo, cresce la pressione su Jakarta affinché individui i responsabili e rafforzi i controlli. Le autorità indonesiane hanno sospeso le licenze operative di 26 società collegate agli incendi e avviato ulteriori indagini. Singapore, dal canto suo, ha annunciato iniziative nei confronti di sette imprese indonesiane sospettate di contribuire al fenomeno.

Le accuse e le responsabilità delle singole aziende restano ancora da accertare, ma la crisi riapre una questione che si ripresenta da anni. L’ASEAN ha già promosso iniziative di cooperazione contro la foschia transfrontaliera, senza tuttavia riuscire a eliminare il problema.

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