Il governo ha prorogato fino al 31 marzo l’impiego dei 500 militari inviati la scorsa settimana a Milano dopo i disordini del 17 e 18 ottobre e per far fronte al clima di tensione. Una buona notizia, specialmente per i commercianti che ancora ieri hanno tenuto le vetrine «blindate» per paura di altri assalti a sorpresa e fanno la conta dei danni. Le immagini dei baby teppisti in tv hanno già fatto registrare un calo di prenotazioni da parte dei turisti. La presenza dei parà della Folgore era già fissata fino a fine anno e la proroga, come è emerso due giorni fa, è prevista in un articolo della manovra finanziaria con uno stanziamento di 6,1 milioni. Eppure i candidati in pole per le primarie Pd si ribellano. Il giornalista Mario Calabresi ieri sui social ha dichiarato senza mezzi termini che «non abbiamo bisogno di militarizzare Milano. Diciamo grazie all’Esercito ma abbiamo dimostrato di avere gli anticorpi di civiltà. Con quei soldi il governo dovrebbe mandare agenti di polizia stabili ed educatori per uscire da un’idea di emergenza e costruire sicurezza e futuro». Anche il capogruppo regionale del Pd Pierfrancesco Majorino, in pista per il dopo Sala, dichiara guerra non ai «maranza» ma ai parà: «A Milano non servono i militari, lo dico da giorni e lo ripeto. Servono i 500 poliziotti dello Stato, educatori e operatori sociali. Dal primo giorno di questa farsa è la mia
posizione e ne sono ancora più convinto. Insistere sulla strada della militarizzazione non serve a garantire più sicurezza». Decisamente opposta la linea di Matteo Perego di Cremnago, proposto da Forza Italia come candidato del centrodestra, e da sottosegretario alla Difesa ha avuto ovviamente un ruolo nell’invio del contingente insieme al ministro Guido Crosetto. Ricorda che «uno dei tanti candidati alle primarie del Pd», l’assessore dem del Municipio 1 Lorenzo Pacini, ha dichiarato in tv che «le vetrine rotte hanno dato lavoro ai vetrai. Lo dica ai milanesi e ai commercianti che hanno subito devastazioni due settimane fa. E la sinistra solidarizza con le piazze che» due giorni fa «hanno bloccato la tangenziale est impedendo a lavoratori e milanesi di entrare in città. Dall’altra parte ci siamo noi, il governo, che nella manovra mette soldi su giovani, ceto medio, anziani, e pensa che lo sviluppo passi dai 12 milioni di giovani che rappresentano la colonna portante per il Paese. Loro difendono i blocchi e noi la crescita di Milano». E puntualizza che la sinistra «sparisce» quando si presentano progetti di sviluppo come il nuovo stadio di San Siro, «per loro le ricette sono sempre i no».
Majorino e Calabresi incassano il plauso di Avs, «ci fa piacere che abbiano detto che Milano non ha bisogno dei militari. Purtroppo siamo stati l’unica forza politica a dirlo in consiglio - afferma la coportavoce Francesca Cucchiara -, sarebbe una gran bella cosa se lo riconoscesse anche il sindaco e il resto della maggioranza». Si prospetta una convivenza complicata tra Calabresi e Sala in vista della campagna elettorale, tanto più se il sindaco sarà candidato nella lista Pd per il Senato, forse in cima. Dovrà difendere i risultati del doppio mandato a Palazzo Marino, e se a qualche frecciata di Majorino è abituato da anni, forse contava su un maggior fair play da parte del giornalista. Invece, intervistato due sere fa a Linea d’Ombra su Telenova, ha ribadito che «dopo il Covid è mancata una capacità di ascolto del malessere della città», che «ci sono 6mila alloggi di Mm sfitti» quindi gestiti dal Comune «e non possiamo permetterci questo lusso» e a proposito delle piste ciclabili, Area B e C ha precisato che «un nuovo sindaco non deve ridiscutere tutto quello che è stato fatto prima ma ad esempio, se ci sono problemi si può aprire un tavolo con i commercianti e risolverli affinchè le misure per la mobilità e l’ambiente non vengano vissute come qualcosa di punitivo o ideologico». Boccia - questa volta in linea con Sala - la battaglia di Avs e un pezzo del Pd per interrompere il gemellaggio con Tel Aviv.
