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Cronaca locale

A Novate va a fuoco la piattaforma ecologica

Molta carta e plastica distrutte nella struttura A2A

Fumo La colonna nera visibile a chilometri: il custode finisce a Niguarda

Ieri all’alba, mentre Novate Milanese dormiva ancora il sonno grigio delle periferie milanesi, un incendio è divampato nella piattaforma ecologica di via Fratelli Beltrami. Non un incendio qualunque: un rogo di rifiuti selezionati, di carta accuratamente raccolta, di plastica separata con zelo civico, di ingombranti destinati a una seconda vita che non avrebbero mai avuto. L’impianto, gestito da A2A, ha cominciato a bruciare intorno alle cinque, e dal suo ventre si è alzata una colonna di fumo nero così densa da essere visibile a chilometri di distanza, come una dichiarazione di fallimento scritta nel cielo.

Il custode, un uomo di 55 anni, ha dato l’allarme. Ha inalato fumo, si è ustionato leggermente, ed è stato portato al Niguarda in codice giallo. I trentacinque vigili del fuoco, giunti con dodici mezzi, hanno lavorato per circoscrivere le fiamme che avevano già divorato poco più della metà dell’isola ecologica. Arpa ha misurato l’aria: niente di critico. Gli inquinanti tipici della combustione, dispersi con cortesia atmosferica. Si può quasi respirare. Quasi.

I Comuni hanno inviato messaggi rassicuranti e precisi: tenete chiuse le finestre, limitate le uscite, non usate l’aria condizionata che aspira l’esterno. Un protocollo di sopravvivenza domestica per un disastro minore. La società ha dichiarato che non erano coinvolti rifiuti pericolosi. Solo i rifiuti buoni, quelli della differenziata, quelli che dovevano salvare il pianeta e invece hanno bruciato come qualsiasi altra cosa.

Non si sa ancora la causa. Forse è partita dal capannone dei pneumatici e della plastica. Forse da un corto circuito banale, da un attrito, da una scintilla nata dalla noia stessa della materia accumulata. In queste piattaforme dove si ammucchia la virtù ambientale delle città, gli incendi non sono incidenti: sono epifanie. La carta che doveva diventare nuova carta diventa fumo. La plastica che doveva rinascere si dissolve in odore acre. E gli uomini, intorno, chiudono le finestre e aspettano che il vento faccia il suo lavoro.

C’è qualcosa di profondamente contemporaneo in questo spettacolo. Un’industria del riciclo che produce, di tanto in tanto, il proprio contrario. Un custode solitario che diventa, per qualche ora, l’unico testimone. Una colonna di fumo nero che attraversa i confini comunali come un pensiero indesiderato. E poi il silenzio dei tecnici, le misurazioni, le comunicazioni ufficiali, la certezza che domani tutto tornerà normale, o quasi.

Solo i resti carbonizzati ricorderanno, per qualche giorno, che anche la virtù può bruciare.

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