Il cognome pesa più delle dosi. Mansouri. A Rogoredo basta dirlo e il bosco trattiene il fiato. Nella rete del servizio ad alto impatto tra Mecenate e San Donato Milanese è finito un uomo di 46 anni, classe 1980, marocchino, arrestato per spaccio. È un parente di Abderrahim Mansouri, “Zack”, il ventottenne ucciso il 26 gennaio nel boschetto della droga con un colpo alla testa. A sparare era stato Carmelo Cinturrino, allora assistente capo del commissariato Mecenate. Lo stesso commissariato. Lo stesso bosco. Otto mesi dopo.
Cinturrino oggi poliziotto non è più. Destituito, accusato di omicidio premeditato, con la richiesta di giudizio immediato in Corte d’Assise e una pistola a salve messa accanto a un uomo che ancora rantolava. I Mansouri, secondo gli investigatori, erano la famiglia che teneva la piazza dell’eroina. La piazza, a quanto pare, non ha mai chiuso per lutto.
A guidare l’operazione c’era Carmine Mele, dirigente del commissariato Mecenate. Ha fatto la cosa più semplice e più difficile: tornare lì. Con 249 operatori. Trentasette dei suoi, più gli uomini dei commissariati Lambrate, Greco e Villa, Squadra Mobile, Immigrazione, Anticrimine, Polmetro, cinofili, Scientifica, Polfer, quattro equipaggi del Reparto prevenzione crimine, tre squadre del Reparto Mobile. E poi Guardia di Finanza, Polizia Locale di Milano e di San Donato, Ferrovie Security, Atm, Amsa. Per lavorare in sicurezza sono stati fermati perfino i treni: linea Bologna storica e Milano-Genova sospese dalle 14.30 alle 15.09. Trentanove minuti di silenzio sui binari.
I numeri. 958 persone controllate: 541 italiani, 417 stranieri. Tre arresti. Oltre al Mansouri, un altro marocchino per spaccio in viale Omero, a Lambrate, e una donna marocchina rintracciata in via Orwell, su cui pendeva un ordine di carcerazione. Tredici indagati: chi girava con un coltello, chi con carte di credito non sue, chi ha dato false generalità, chi guidava ubriaco, chi ha ignorato le misure di prevenzione o il divieto di tornare in zona. Quattro segnalati come consumatori. Quattordici ordini di allontanamento, due Daspo urbani, otto persone accompagnate in Questura.
Nelle tasche e nei nascondigli: 31,78 grammi di cocaina, 17,12 di eroina, 1,89 di hashish, 787 euro in contanti. Sulle strade, 177 veicoli fermati, 20 multe, due patenti ritirate, un fermo amministrativo. Diciannove locali passati al setaccio, quindici sanzioni per 9.264 euro.
Poi c’è il resto. Quello che non finisce nei verbali ma racconta tutto. Con l’Amsa sono stati portati via circa 3.880 chili di rifiuti dal bosco, da via Uccelli di Nevi e da via Impastato, la strada dove Zack è morto. Materassi, sedie, coperte, mobili. Una città parallela smontata a mano e caricata sui camion. Sei bici del bike sharing, forzate, che i tossici usavano per muoversi tra una dose e l’altra, sono tornate alle società. Due auto abbandonate rimosse, altre due sequestrate perché senza assicurazione.
Quasi quattro tonnellate. Domani qualcuno ne porterà un’altra.
