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Cronaca locale

“Coinvolgiamo le famiglie con i recital della domenica”

La musica crea una comunità. L’emozione di chi suona e di chi ascolta si incontra nello stesso luogo e momento: un’esperienza che nessuna registrazione può sostituire

La 44ª stagione della Società dei Concerti, appena inaugurata con la pianista tredicenne Martina Meola, rinnova la formula tradizionale, affiancando al consueto appuntamento del mercoledì alle 20.45 nuove proposte. Se il pubblico cambia, anche la musica deve trovare nuovi modi per incontrarlo. Ne abbiamo parlato con Enrica Ciccarelli Mormone, presidente e direttrice artistica.

Come si costruisce una stagione concertistica?

«Bisogna andare incontro alle esigenze del pubblico. Per questo il 18 ottobre inauguriamo anche la serie della domenica mattina, pensando alle famiglie e a chi durante la settimana non riesce a ritagliarsi una serata».

Che cosa chiede agli artisti?

«Studio e rispetto per il compositore restano fondamentali, ma bisogna saper comunicare, usare i social e costruire progetti. Bisogna ridurre la distanza con il pubblico: chiedo loro di sbizzarrirsi con i bis, ma di non superare i 70 minuti di programma».

Perché andare a un concerto?

«La musica crea una comunità. L’emozione di chi suona e di chi ascolta si incontra nello stesso luogo e momento: un’esperienza che nessuna registrazione può sostituire. La musica educa all’ascolto e alla concentrazione, qualità di cui abbiamo grande bisogno.

Pochi bambini vengono introdotti a uno strumento musicale.

«Per questo non ci limitiamo ai concerti in Sala Verdi. Andiamo nei quartieri e nei luoghi meno convenzionali. In un borgo di duecento abitanti in Alta Valtellina, dal 2019 tre bambini hanno iniziato a studiare musica grazie ai nostri concerti. Un risultato enorme, considerando che gli under 15 sono appena una ventina».

Non è stata scelta azzardata affid\are l’inaugurazione di stagione a una tredicenne?

«Martina ha dimostrato di essere un talento straordinario e ha bisogno di condividere ciò che sente. Un talento è come un bocciolo: va accompagnato nella crescita. Poi saranno il tempo, lo studio e le opportunità a dire fin dove potrà arrivare».