Ci sono voluti 290 giorni, oltre nove mesi, perchè Domenico Zuccarella, 59 anni, ex imbianchino, potesse vedere soddisfatta «la richiesta di avere una degna morte volontaria». Scriveva così appena qualche mese fa, quando ormai da 17 anni la sclerosi multipla si era impadronita di ogni muscolo del corpo. Riusciva a stento a muovere solo la mano sinistra con dolori ovunque insopportabili. «Non c’è più niente che mi dia stimolo a continuare a vivere, sono ormai quasi del tutto privo di forza, stordito da farmaci che non servono oramai a curarmi, bensì a trattenermi in una condizione di continua, insopportabile e inaccettabile sofferenza». A novembre del 2025, aveva presentato la domanda di suicidio medicalmente assistito all’Asst Ovest Milanese. Per molti mesi non aveva ricevuto risposta. «Sono stanco, non ne posso più», aveva detto a giugno davanti al giudice. Martedì 25 agosto, Domenico, che viveva a Giussano, è morto dopo aver ottenuto l’assistenza che implorava. È il terzo caso di suicidio assistito in Lombardia, ma è il primo interamente gestito dal Servizio Sanitario che ha organizzato l’intera fase attuativa, compresi l’assistenza sanitaria del personale sanitario disponibile su base volontaria, il farmaco, la strumentazione necessaria, la modalità di autosomministrazione fino alla struttura.
Come spiga l’associazione Luca Coscioni che lo ha seguito (e che sta seguendo attualmente un altro caso), Domenico aveva presentato la propria richiesta l’8 novembre 2025. «Dalla richiesta all’effettiva attuazione sono trascorsi 290 giorni, oltre nove mesi, nonostante le linee guida regionali del 13 maggio 2026 prevedano un termine massimo di 145 giorni, pari a quattro mesi e tre settimane». Invece a Domenico ci sono voluti mesi di attesa, solleciti, diffide e un ricorso d’urgenza presentato a fine maggio al tribunale «chiedendo che la procedura fosse conclusa in tempi compatibili con la progressione della sua malattia, e che, in caso di verifica positiva, venisse concretamente organizzata anche la fase attuativa - spiega l’associazione - Dagli atti depositati dall’azienda sanitaria era emerso che la Commissione medica multidisciplinare aveva concluso e sottoscritto la propria relazione già il 18 maggio 2026, accertando a maggioranza la sussistenza dei quattro requisiti indicati dalla Corte costituzionale per l’accesso al suicidio medicalmente assistito e individuando le modalità con cui procedere, compresi farmaci, dosaggi e meccanismo di autosomministrazione». Domenico ha disposto anche la donazione del proprio corpo alla ricerca scientifica. «Domenico è morto con la speranza che ciò che aveva ottenuto potesse essere utile ad altre persone nella sua stessa situazione - hanno commentato Filomena Gallo e Marco Cappato, Segretaria nazionale e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni - Oggi in Lombardia esiste dunque un percorso concretamente tracciato: dalla richiesta di verifica alla tutela contro i ritardi, fino alla presa in carico della procedura, dell’assistenza e del luogo da parte del Servizio sanitario regionale. Non soltanto un’affermazione di principio, ma una strada percorsa fino in fondo nel servizio pubblico, che da oggi potrà essere più chiara per chi verrà dopo». Proprio nelle prossime settimane l’associazione depositerà una nuova richiesta di legge alla Regione, grazie alla raccolta di firme già oltre le cinquemila necessarie. «Regione Lombardia non aveva dato notizia di questo caso per una ragione molto semplice - ha commentato l’assessore regionale al Welfare Bertolaso - Rispettare la volontà espressamente manifestata dal paziente, prima della procedura, che la sua morte non venisse strumentalizzata e usata».
